lunedì, Dicembre 16

Concerti a domicilio

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Vi piacerebbe che il vostro musicista preferito si esibisse per voi nel soggiorno di casa vostra? Se stiamo parlando di Madonna o di Sting, è probabile che questo rimanga un sogno. Se però i vostri gusti si orientano verso artisti di nicchia, l’idea di invitarli a casa non è così insolita come potrebbe sembrare a prima vista: quello dei cosiddetti house concerts è un fenomeno che sta prendendo rapidamente piede. I motivi sono diversi: da un lato, la profonda trasformazione avvenuta nel mondo musicale nel corso degli ultimi anni ha fatto sì che per i musicisti sia sempre più difficile trovare case discografiche disposte a promuoverli e locali disposti a farli esibire; dall’altro, l’avvento di Internet ha facilitato moltissimo il rapporto diretto tra gli artisti e il loro pubblico, consentendo l’organizzazione di eventi che una volta sarebbero stati economicamente sconvenienti o comunque troppo rischiosi. Per i musicisti (e non solo per loro: il fenomeno interessa anche le presentazioni di libri) un evento casalingo significa la possibilità di promuoversi incontrando persone sinceramente interessate, evitando il rischio di esibirsi in locali vuoti oppure di fronte a un pubblico distratto e poco in sintonia con la propria musica.

La nostra agenzia esiste da diversi anni, ed è nata proprio come risposta alla crescente difficoltà per gli artisti di ottenere un cachet per esibirsi nei locali italiani”, ci spiega Veronica Di Pietro di House Concert, una delle principali agenzie che si occupano di organizzare concerti casalinghi (ma ne esistono anche altre, come per esempio Secret Concerts). “Il meccanismo è semplice: veniamo contattati da artisti interessati a questa modalità di esibizione (oltre che di musicisti, ci occupiamo anche di reading letterari), e da persone che sono disposte a ospitare un concerto a casa propria. Una volta che ci siamo accordati per la data di un concerto, lo segnaliamo sulla nostra newsletter per farlo sapere al pubblico potenziale”.

Ovviamente il pubblico di queste esibizioni è limitato, cosa che contribuisce a rendere l’esperienza molto personale e in qualche modo unica. “La dimensione massima che abbiamo raggiunto è di 60 persone. Siamo arrivati anche a 100, però in occasione di feste private, che sono una parte limitata della nostra attività: ci concentriamo sugli eventi aperti al pubblico. Purtroppo non è facile trovare persone che dispongano di spazi sufficienti per organizzare un concerto in casa, soprattutto d’inverno, quando non è possibile suonare all’aperto”, ci spiega ancora Veronica, la cui agenzia ha organizzato eventi non solo con artisti esordienti e poco conosciuti, italiani e stranieri, ma anche con nomi noti come la cantante Cristina Donà e la chitarrista statunitense Kaki King. “Per i musicisti viene concordato un rimborso spese, che viene integrato con la vendita di CD e altro merchandising”.

Per l’agenzia, ci dicono, è previsto solo un piccolo rimborso. Non vogliamo farne un business. Tutte le persone che fanno parte di House Concert hanno un altro lavoro. È qualcosa che facciamo per amore della musica”.

Non tutti i concerti casalinghi passano attraverso le agenzie: è diventato comune per gli artisti anche organizzarli in proprio. Nei giorni scorsi, per esempio, abbiamo avuto l’opportunità di assistere, nella sala comune di un condominio milanese, a un concerto della cantautrice statunitense Eliza Rickman, praticamente sconosciuta nel nostro Paese, ma che ha aggiunto al suo tour europeo due house concert in Italia grazie alle richieste dei suoi pochi ma agguerriti fan italiani, pervenute via Facebook. “Mi piace partecipare a questo tipo di concerti, soprattutto se è la prima volta che visito una città”, ci ha spiegato. “Così sono sicura di incontrare persone che vogliono rendere l’evento piacevole per loro stesse e per me, a differenza, per esempio, di quanto avverrebbe in un bar che ospita un concerto unicamente per guadagnarci. Ed è anche più conveniente per me, dato che non devo dividere i proventi con nessuno”.

Eliza, che ha studiato pianoforte e orchestrazione, ha pubblicato un CD nel 2012, Oh, You Sinners, e ne sta registrando altri due (uno di musica propria e uno di cover), ma è da meno di cinque anni che ha cominciato l’attività concertistica, su esortazione di un altro artista indie, Jason Webley. “Il mio primo house concert è stato a Seattle, poi ho cominciato a ricevere sempre più offerte da parte del pubblico. Ci sono agenzie che sono in grado di organizzarti concerti in tutto il mondo, ma io di solito preferisco lasciar fare ai miei fan: quando decido di visitare un Paese lo scrivo su Facebook, e vedo se c’è qualcuno disposto a ospitarmi”.

Nel suo piccolo tour europeo Eliza si è fatta accompagnare da un altro artista, il cantante-cabarettista Stanley Roy, che apre le sue esibizioni, ma spesso viaggia da sola. I suoi concerti sono ovviamente acustici, e si accompagna con una strumentazione minimale: autoharp, metallofono, un pianoforte giocattolo, fischietti, campanelli, carillon. “Certo, mi piacerebbe farmi accompagnare da un’orchestra d’archi classica, ma costerebbe troppo”, scherza lei. Ma è in grado di sfruttare benissimo i suoi strumenti improvvisati, che in vari momenti diventano occasione per divertenti gag. “Mi piace farmi ispirare dal vaudeville e dagli spettacoli di varietà. Oggi capita spesso che una band si esibisca insieme a cinque altre nella stessa sera, solo suonando musica, ma io lo trovo noioso. È più interessante se tra una canzone e l’altra c’è un po’ di comicità, un po’ di teatro, che mantenga desta l’attenzione”.

Al concerto milanese (ne sarebbe seguito una a Genova il giorno dopo) erano presenti circa 25 persone. Non molte, ma sono un inizio: “Qui a Milano la gente è simpatica, e il cibo è ovviamente fantastico, ma per capire se tornerò in una città devo fare un concerto e sentire se c’è contatto col pubblico. Qui mi sono sentita amata”. Negli USA la pratica degli house concert è molto diffusa. “C’è per esempio un sito che permette di prenotarli, concertsinyourhome.com. A dire la verità, però, trovo la maggior parte dei musicisti di quel sito prevedibile e noiosa. Sono esattamente il tipo di musicista che ci si immagina pensando alla parola ‘cantautore’: un tizio con una chitarra, che suona delle canzoni che hanno l’aria di essere state composte a Nashville. Fortunatamente ci sono siti, specialmente in Europa, aperti ad artisti un po’ più particolari ”.

Resta da chiedersi se il totale cambiamento provocato da Internet nel mondo musicale sia stato per il meglio o per il peggio. Da questo punto di vista Eliza non sembra avere rimpianti: “Se la sai usare, Internet è straordinariamente utile. Quando ho cominciato, vivevo a Los Angeles, e la gente mi diceva di continuo: Eliza, ti serve una casa discografica, ti serve un manager, ti serve questo e quello. E io cercavo di procurarmeli, senza capire che il tipo di musica che faccio è un po’ troppo insolito per poter spingere una casa discografica di Los Angeles a mettermi sotto contratto. Nei primi tempi avevo assunto una persona perché si occupasse per me dai social media. Ma nel corso degli anni ho ricevuto tantissimi messaggi dai fan, e mi sono resa conto che il contatto diretto con loro è qualcosa cui non rinuncerei per niente al mondo. Oggi so che probabilmente non firmerò mai un contratto discografico, e che continuerò a promuovermi attraverso i social media, e va bene così”.

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