sabato, Dicembre 14

Con Trump, l’America di Topolino e Paperino sotto impeachment E’ l’America profonda, nazionalista, razzista ad essere sotto inchiesta, mentre si riduce sempre di più l’affidabilità degli USA, e il mondo, in buona parte anche per colpa di Trump, è sull’orlo di una ennesima crisi economica

0

E dunque, pare che ‘finalmente’ stia partendo la procedura di impeachment negli USA contro Donald Trump. Dico ‘finalmente’, perché se ne parla dal primo giorno della presidenza di questo personaggio, oscuro e volgare, che, però -e va detto, detto e ripetuto, ripetuto e ribadito, altrimenti non si capisce di che si stia parlando- impersona come pochi laveraanima profonda degli americani. Non di quelli di Manhattan, o del Massachusetts Institute of Technology, o della Stanford University, o del Metropolitan, ecc., no, quella degli americani di ogni giorno, quegli americani (che secondo i nostri raffinati giornalisti che sanno tutto dell’America, vivono in campagna nel Midwest) che vivono di hamburger, di bevande gasate all’inverosimile, di case costruite in legno o di roulotte disperse nella campagna, ma con la cassetta della posta davanti. Insomma, quegli americani mirabilmente dipinti nelle storie di Topolino e Paperino.

Questa parte dell’America (che poi è gli Stati Uniti di America … appunto, loro si sentono e si autodefiniscono ‘americani’, l’America sono loro) è poco o punto aperta a ciò che accade fuori degli USA, poco o punto aperta agli stranieri, profondamente nazionalista e, purtroppo, profondamente razzista. Non nel senso bieco e rozzo dei nostri Matteo Salvini o Luigi Di Maio, ma di un razzismo più profondo, di un senso di superiorità più che di disprezzo per gli altri. Quegli americani descritti nei film di guerra, dove gli avversari sono i ‘musi gialli’ o i ‘musi rossi’ … esseri inferiori, insomma. L’America del West, della ‘conquista’ del West, tanto celebrata dalla storia e dalla politica americana (anche Kennedy parlava di ‘nuova frontiera’ per alludere ad una voglia di conquista, sia pure ideale) che, va pure detto, credo, ha occupato una terra non sua distruggendo la popolazione che la abitava, e al massimo ‘integrandone’ i pochi superstiti.

Trump ne è l’esemplare più chiaro, più inequivoco, perfino leale: lui dice quello che è. L’altro giorno alle Nazioni Unite ha sparato contro la globalizzazione (come se fosse un complotto, il che ne dimostra il livello culturale, nemmeno Di Maio direbbe una sciocchezza simile), a favore dell’orgoglio nazionale, del ‘sovranismo’, diremmo noi. Facile sovranismo quando lo si cerca e lo si pratica negli USA, territorio sterminato dalle risorse sterminate, ma suicida se applicato altrove.

Sia come sia, comunque, finalmente parte questa procedura, che con ogni probabilità non porterà a nulla, ma sarà solo uno strumento di propaganda elettorale per entrambe le parti. L’accusa è grave, anche se dalle parti nostre farebbe quasi ridere: avrebbe, se ho ben capito, cercato, anzi, suggerito di verificare se si potesse incastrare il figliolo del suo avversario alle presidenziali, grazie all’aiuto di uno Stato estero.

Fermatevi un momento, alzate la testa, chiudete gli occhi … riapriteli: vi sembra così strana o inusitata una cosa del genere? Suvvia, per noi sono bazzecole, il pane quotidiano, roba da ragazzi delle elementari. Come sonogiovaniquesti americani! quasi infantili. Ma bene organizzati. Trump, infatti, ha aspettato pazientemente che la Pelosi e i democratici sparassero le loro cartucce per poi annunciare, con l’aria sofferta di chi è impegnato in cose importantissime (per la precisione a sbeffeggiare la Thurnberg e gli ambientalisti di mezzo mondo!) che rende pubblica la telefonata incriminata.

Ora, visto il contenuto della telefonata, vi erano e vi sono tre possibilità: che la telefonata rivelasse che non c’è nulla di cui preoccuparsi -il che data l’ambiguità non mi pare verosimile- che rivelasse la turpe macchinazione trumpiana -cosa molto improbabile, perché ovviamente Trump, che sa benissimo di essere registrato, mica era né è matto, si è ‘limitato’ a “chiedere una cortesia nell’interesse dell’Ucraina!- che non rivelasse né l’una né l’altra cosa, e quindi che ne risulti, come infatti è, una conversazione da cui può dedursi tutto e il suo contrario.
Al massimo una cosa poco ‘elegante’ -e uno che si aspetta da Trump!- che Trump potrà (scommettiamo?) ‘girare’ nel senso che lui abbia solo voluto mettere sull’avviso un amico e alleato dai possibili imbrogli del giovanotto.
Tutti sanno benissimo e hanno capito come stanno le cose: ma tra il capire e il dimostrare giudizialmente ci corre! E alla fine, la cosa potrebbe diventare un boomerang per i democratici … del resto la signora Nancy Pelosi è nota per essere alquanto ‘caliente’, benché di origine italiana.

Il punto serio, però, è che tutto ciò crea una situazione di instabilità globale (sì a Trump non piace, ma globale è), che non giova a nessuno, compresi gli stessi USA. Perché, da un lato si spinge Trump ad essere ancora più estremista di quanto già non sia, dall’altro si riduce sempre di più l’affidabilità degli USA, in termini sia di politica internazionale che di politica economica internazionale. Tanto più in quanto così ondivaga, incerta -fossimo in Italia direi incompetente.
E il mondo, in buona parte anche per colpa di Trump, è sull’orlo di una ennesima crisi economica.

Fateci caso: le crisi ormai si susseguono a ritmi sempre più serrati, e sempre per gli atti inconsulti di qualche politicante o terrorista o avventuriero.

Verrebbe davvero voglia di chiedere a Trump e ai suoi emuli se non sarebbe ora di cominciare a pensare a un mondo seriamente globalizzato, cioè un mondo nel quale vi sia una possibilità di esercizio centralizzato se non delpotere’ -cosa allo stato impossibile- dellaguida’, ma negoziata, di un modo coordinato di decidere guardando in prospettiva.
È curioso che il sistema normativo internazionale sia sostanzialmente coordinato (seppure per via interpretativa), mentre quello politico no.
Le politiche para-sovraniste attualmente molto in voga, possono solo portare, come ben si vede, al disordine, innanzitutto economico. E in questo senso, il discorso di Trump alle Nazioni Unite è roba da fare accapponare la pelle: ‘ognuno per sé’ è l’anticamera di ‘io per tutti’. E non è poi così sicuro, come si dice, che gli USA siano la maggior potenza militare al mondo.

Mentre, comunque, tutto ciò accade, e i nostri ‘massimi politici’ sono in USA per lo più a sbranare immensi panini, uno si aspetterebbe che da loro giungessero parole di saggezza, di consapevolezza, di prudenza, stavo per dire di cultura. Macché.

Il ‘premier’ Giuseppe Conte se ne esce con una estemporanea e patetica invocazione a pagare le tasse, e con una proposta che se non fosse ridicola sarebbe da schiaffi: premiare chi paga con la carta di credito o bonifico ecc. Ma di che parla? Arriva l’idraulico a casa e lo pago con la carta di credito senza che lui abbia il ‘pos’ e quant’altro? Ma che dice? È solo una presa in giro e non parliamo del caffè e del cornetto.
Nel mio piccolo avevo l’altro giorno proposto proprio una cosa del genere, ma un po’ più seria, che obbligasse di fatto l’idraulico a procurarsi il pos, sia riducendone (magari a spese dello Stato) i costi (attualmente, mi dicono, quasi usurari), ma contemporaneamente riducendo la disponibilità di contante al minimo possibile, esempio 300 euro, effettuando dei correttivi al regime INPS, che permetta un contributo particolare finalizzato solo alla pensione (non alla riduzione del compenso orario!) per chi lavora nelle ore libere da un lavoro vero e documentato o per chi lavora essendo pensionato o stagionale. Corollario di ciò, questo sì, dovrebbe essere una sorta di premio, consistente nella possibilità di detrarre una parte delle spese documentate dalle tasse.

Quanto all’aspirante vicepremier frustrato, Di Maio, che sostiene di fare il Ministro degli Esteri, e infatti si trova a New York a dare interviste a raffica sulle cose … italiane, pare che sia in grandi ambasce perché isuoi’, quelli dei quali è il ‘capo politico’, pare comincino a non poterne più di lui e delle sue assurde banalità e gli votino contro, ma lui, ai giornalisti, dice che non è vero, non hanno votato contro di lui, e infatti se ne esce con una dichiarazione che manco Cavour: «Sono stato eletto capo politico con l′80% di preferenze, non con il 100% ed è giusto che ci sia chi non è d’accordo, ma far passare quelle 70 firme per 70 firme contro di me… » Pare, infatti, che fossero per «rafforzare il partito», come quella di Mario Giarrusso che dice, rivolto a Di Maio «lasci gli incarichi» e infatti Giggino aggiunge: «Ci sono persone che potrei definire amiche e con cui lavoro ogni giorno, che mi hanno chiamato e mi hanno detto che è un grande malinteso: ‘non è contro di te ma per rafforzare il gruppo parlamentare’» … direbbe De Filippo: ‘e se ne care o teatro’! appunto, nelle vesti di Sik Sik l’artefice magico, un mago da baraccone! Poi Giarrusso vedrà i sorci verdi, ma chi diamine è ‘sto Giarrusso?
Questi sì che sono problemi, altro che impeachment.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.