giovedì, Dicembre 12

Comunicazione e liberazione

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’Libertà è partecipazione’, continua a cantare Giorgio Gaber. Parallelamente ed inscindibilmente, libertà è anche comunicazione. E proviamo allora a cominciare ad intrecciare storia e realtà odierna, visto che una stretta ‘di fatto’ sulla libertà di comunicare è in atto, specie per quanto riguarda il comparto della stampa. E, più in generale, per tutto il settore, ‘strozzato’ dal calo degli introiti pubblicitari, che crescono praticamente solo per il web, anche se non proporzionalmente a quanto diminuiscono altrove.

Forse tutto è cominciato molto prima che cominciasse.

Partinico, Valle del Belice, Sicilia, 1970. Due anni dopo il terremoto, una ricostruzione che non parte, e quando parte è controllata dalla criminalità. Danilo Dolci, insegnante, inizia le trasmissioni di Radio Sicilia Libera dal suo Centro studi e iniziative. Denuncia i comportamenti dello Stato nella ricostruzione e le collusioni con la mafia, i microfoni sono aperti. E’il primo vero e proprio esperimento di ‘Radio pirata’ sul territorio italiano. Il 25 marzo 1970 alle 19:30, dal suo Centro al centro della terremotata Valle del Belice, il pedagogo e scrittore inizia le trasmissioni. Scopo: fare controinformazione e lottare contro la politica corrotta. Assieme a due operatori si barrica a Palazzo Scalia portando con sé cento litri di benzina e facendo partire una diretta ininterrotta di ventisei ore, affiancando agli appelli per le condizioni della popolazione colpita dal sisma le voci della gente comune, i poveri cristi che davano dai microfoni testimonianza diretta della propria condizione. Durò poco più di una giornata, appunto: alle 22 del 26 marzo Carabinieri ed agenti di Pubblica Sicurezza entrarono nella sede della radio, sequestrando gli apparecchi trasmittenti e ponendo fine alla sua effimera e significativa esperienza. Le autorità in poco più di ventiquattrore erano riuscite a farla tacere, ma non a farlo tacere.

Praticamente in contemporanea a dare una spinta decisiva alla creazione dell’emittenza privata italiana arrivano Renzo Arbore, ‘napoletano-americano’ di Foggia, e Gianni Boncompagni, aretino cosmopolita reduce da un lungo soggiorno in Svezia dove l’avevano portato lo squacquerone e la passerina. Alto Gradimento, il loro programma radiofonico nato nel 1970, naturalmente RAI ché altro non c’era, incarnava, seppure in maniera light, la creatività sessantottina, facendole pure da traino. E tanto ha fatto scuola, proliferato e fatto proliferarare.

“L’origine del mio Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia” spiegava Leonardo Sciascia “è nel Candide di Voltaire. Ogni opera di valore ne genera altre”. Così la generosa, fantastica, feconda vita delle radio libere italiane, sbocciate come cento fiori dopo le sentenze della Corte Costituzionale del 1974 e 1976 che avevano aperto l’etere, ha le proprie radici, ed il proprio sviluppo, in tanti pionieri, tentativi, storie… Quelle che abbiamo analizzato. Ed altre che vedremo riguardare anche televisione, stampa e la ‘nuova frontiera’ elettronica.

Come, ancora, il caso di Giuseppe Peppino Impastato. A ventotto anni, nel 1976, a Cinisi, provincia di Palermo, fonda Radio Aut. E’ la sua vita, gli costerà la vita. Esempio chiaro di cosa erano quegli anni, a volte ben poco formidabili. Impastato viene ucciso il 9 maggio 1978, proprio il giorno in cui le Brigate Rosse fanno ritrovare il corpo di Aldo Moro. Ha trent’anni appena compiuti (Impastato, non Moro). Grazie anche alla ‘distrazione’ offerta dal tragico epilogo del rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana, l’altrettanto tragica fine di Impastato viene ‘coperta’ dalla ricostruzione dei Carabinieri secondo cui era morto mentre stava effettuando un attentato dinamitardo ad un treno. E presa per buona da quasi tutta l’informazione. Ma i suoi compagni, politici e non, scelgono di ‘non mollare’, scoprendo ed affermando infine la verità dei fatti.

C’è stato il tempo della ‘Questione morale’, di cui il glorioso Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer si fece carico. Così come quello di Antonio Gramsci (un po’ meno, nei fatti al di là delle proclamazioni di principio, quello di Palmiro Togliatti prima e di Luigi Longo poi). E molti altri, di diversa ed a volte opposta collocazione sociale e politica, ma accomunati da una autentica passione per la libertà.

E possiamo iniziare questo nostro viaggio dicendo che a maggior ragione oggi la questione di ’Comunicazione e liberazione’ è la nuova ‘Questione morale’.

 

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