lunedì, Maggio 20

Comunicare nell'impresa Intervista al prof. Francesco Pira

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Circa un secolo fa il premier inglese Winston Churchill pronunziò una frase a un comitato di affari, che nel tempo sarebbe diventata storia: «Molte persone vedono l’impresa come una tigre feroce da uccidere, altri come una mucca da mungere. Pochissimi, com’è in realtà: un robusto cavallo da tiro».

E di impresa si parla spesso: se le visioni dell’Ultimo Uomo dell’Impero si rivelano sbiadite rispetto alle tinte accese del business as usual, la prevalenza dei modelli economici e finanziari nel mondo del lavoro ha finito per delimitare la deriva del Secolo Breve e delle sue contraddizioni. Per cui, un approccio imprenditoriale efficace oggi può rappresentare la pressione al cambiamento, in un’economia che è sempre proiettata al consumo e molto meno alla tutela del risparmio.

Ma cosa chiedere all’impresa in un mondo che cambia e che ha cambiato il tempo? L’argomento, nella sua poliedricità, implicherebbe lunghe pagine di dibattito e le riflessioni di un gran numero di saggi, demandando poi il proponimento di relegare le conclusioni alle più fattive stagioni invernali.

Al contrario, di impresa e di alcune funzioni delle sue potenzialità – e primo il suo ruolo sociale – si è discusso assai vivacemente durante la presentazione di ‘Comunicazione pubblica e d’impresa‘, un libro realizzato a quattro mani da Francesco Pira e Andrea Altinier, entrambi docenti dell’Università Salesiana di Venezia (IUSVE) nella cui collana è uscito il testo, provengono da esperienze varie nel mondo della comunicazione e Pira in particolare esercita la propria docenza sia in Sicilia che in Veneto, agli antipodi di un’Italia così estesa e così minuta.

Ammettiamolo pure: aggredire un tema di amministrazione aziendale sotto il sole d’agosto sarebbe apparso snaturato a tutti i partecipanti, se la sapiente iniziativa di una comunicatrice siciliana – Milena Romeo – e uno scenario fuori dal tempo non avessero coniugato la serietà delle argomentazioni con la delicatezza delle immagini di un lembo neogreco del Bel Paese, al riparo dalle risacche turistiche e della ossessiva calura estiva di un’annata termicamente infernale. Il simposio è avvenuto a Castelmola: affacciata a mezzavia tra le città di Messina e Catania e ombreggiata dall’Etna con l’immancabile pennacchio che sventola invadente fin dal lontano Quaternario, dove però David Herbert Lawrence ambientò il celebre romanzo ‘L’amante di Lady Chatterley’, pubblicato nel 1928 ispirandosi alla condotta licenziosa della propria moglie, la baronessa tedesca Frieda von Richthofen.

Ma torniamo al tema. Se l’impresa, sotto il profilo giuridico, è un’attività economica organizzata alla produzione o allo scambio di beni e servizi, come la definisce l’art. 2082 del codice civile, l’esposizione sterile del suo stato secondo il diritto non può lasciare in ombra le iniziative che raffigurano una seria impostazione imprenditoriale, il travaglio, le speranze, il rischio che genera una semplice parola troppo spesso usata e mai sufficientemente rispettata.

È vero, l’impresa è l’attività istruita da uno scopo e dalle conseguenti modalità adottate per il suo raggiungimento attraverso l’impiego di fattori produttivi, capitale, mezzi di produzione, materie prime, professionalità e relativi investimenti. Ma il suo progetto è e deve essere il lavoro e la ricchezza che genera per tutti coloro che vi partecipano.

E così Francesco Pira, giocando in casa (il coautore del testo è docente di comunicazione e giornalismo all’università di Messina e vive abitualmente a Licata), dell’impresa ne ha dato un taglio più attuale riportando i temi a uno dei quattro basamenti teorizzati prima di tutti dal guru del marketing mondiale Philip Kotler. Nell’ambito imprenditoriale infatti, per un’azienda non basta progettare e produrre se poi non viene divulgata la sua missione.

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