sabato, Dicembre 14

Commissione UE: dalla Francia una dittatura dello spazio? La nomina del Commissario Sylvie Goulard a responsabile della nuova direzione generale dell’Industria, della Difesa e dello Spazio fa temere che Parigi eserciterà un potere sempre più dispotico sulle sorti della politica spaziale europea

0

Mentre sugli spalti del Parlamento italiano i membri delle due Camere si sbracciano per conquistarsi i posti a sedere, peggio di uno stadio di infimo ordine, nelle cancellerie del Vecchio Continente si sta affinando il direttorio che comporrà la Commissione Europea.
Così la sua Presidente Ursula von der Leyen, ieri, ha presentato la squadra, definita ‘equilibrata geograficamente e dal punto di vista del genere’, con 13 donne e 14 uomini. Detta così fa pensare che in questi templi istituzionali è molto più importante l’appartenenza a una regione, a un genere o a un’età, piuttosto che la qualità delle persone che serviranno al controllo della gigantesca burocrazia dell’Unione. Ma se queste sono le regole, vanno rispettati i risultati. Per altro, per la prima volta a un italiano va la delega degli Affari Economici. L’ex premier Paolo Gentiloni subentra a Pierre Moscovici per la revisione del Patto di stabilità.
Chi scrive si astiene da ogni ulteriore considerazione, soffermandosi solo su un settore seguito con scrupolo dalle righe di ‘L’Indro’.

Ed ecco quindi che nella lista presentata dalla Presidente che, ricordiamo, ha ricoperto il ruolo di Ministro nei governi presieduti da Angela Merkel, spunta il nome di Sylvie Goulard quale Commissaria per il Mercato interno e responsabile della nuova direzione generale dell’Industria, della Difesa e dello Spazio.

Madame Goulard è una falange della politica francese, eurodeputata per il Movimento Democratico dal 2009 al 2017, consigliera politica di Romano Prodi ai tempi della presidenza italiana, si è poi affiliata al movimento En Marche e ha ricoperto il ruolo di Ministro della Difesa nel Primo Governo di Edouard Philippe, dimettendosi un mese più tardi la sua nomina, in seguito all’inchiesta sul presunto abuso di pagamenti agli assistenti del Parlamento europeo. Dal 17 gennaio 2018 è vice governatore della Banca di Francia.

Dunque, per cinque anni la responsabilità per il settore spaziale europeo sarà saldamente ancorata al potere della Francia. Del resto in Francia ha sede il quartier generale dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’impresa che detiene più del 60% del mercato mondiale di posizionamento dei satelliti in orbita geostazionaria con oltre 190 lanci commerciali eseguiti fin’ora. E poi le principali imprese della manifattura spaziale europea si dividono fattivamente l’intero territorio pur con partecipazioni e joint venture in varie regioni continentali. Tra cui l’Italia.

Così, un Commissario con il potere di tutelare tutti questi interessi che vantano cifre a nove zeri, era probabilmente l’anello mancante ad una strategia che sta sempre più concentrando su un unico asse franco-tedesco il destino di tutta Europa.

Dobbiamo essere realisti. Questa nomina di Sylvie Goulard ci fa temere che Parigi eserciterà un potere sempre più dispotico sulle sorti della politica spaziale europea, costituendo un monopolio di affari che non spingerà ad una reale innovazione dei propri prodotti, quanto consoliderà un rafforzamento delle postazioni a danno di una comunità che al momento viene chiamata solo per pagarne il conto.

Non c’è acredine verso la Francia. Noi, però, riteniamo che alcune scelte elaborate tra la capitale francese e Berlino stiano portando l’Europa della tecnologia a un ruolo di assoluta subalternità rispetto alle principali potenze mondiali.
Fatto esemplare ci sembra proprio l’immobilità nell’offerta dei lanciatori, in un momento in cui dall’altra parte dell’oceano le soluzioni degli elementi recuperabili hanno modificato sostanzialmente l’intero pacchetto dei prezzi. E quindi della competizione.

Difficile immaginare cosa possa accadere di qui a fine mandato della Commissione che sta per iniziare il suo cammino, e che, secondo le parole di ieri di Ursula von der Leyen, punta a impegnarsi a fondo « per la nostra sovranità tecnologica».
Ci sono sfide importanti (e anche appuntamenti importantiche non rappresentano semplicemente i primi passi che si stanno compiendo nell’esplorazione di satelliti e pianeti a noi vicini. C’è un importante universo perdoniamoci il gioco di parole- che ruota attorno al sistema spaziale oggi tenuto in piedi da sempre più gracili bilanci statali.
Innanzitutto parliamo delle orbite basse, la vera meta per chi opera nelle più specifiche discipline connesse al settore e in diverso modo le orbite geostazionarie. Ma il vero business è molto oltre:
presto gli investitori internazionali spingeranno per lo sfruttamento di tutte quelle risorse che verosimilmente si potranno recuperare su asteroidi e corpi celesti. Un patrimonio ancora da esplorare, ma che promette risultati allettanti. Sono progetti importanti che prevedono una tecnologia ancora da completare, ma con obiettivi inequivocabilmente preda di coloro che non si fermeranno a una semplice barriera politica o territoriale.

L’Europa, con risorse ancora piuttosto limitate, per giungere a risultati significativi dovrebbe aver ben chiara questa visione, facendo convergere l’impegno di tutte le Nazioni in grandi obiettivi, senza privilegiarne alcuni con una logica sovranista ormai desueta.

Dunque, consideriamo indispensabile una sorveglianza rigorosa sulla Commissione, da parte di ogni singolo Stato membro, perché in ogni scelta, in ogni preferenza, prevalga sempre lo spirito comunitario e mai quello del singolo quartiere.

In questo esercizio l’Italia potrebbe giocare un ruolo significativo. L’Esecutivo dispone di un comitato interministeriale in grado di esercitare sia pur trasversalmente una sorveglianza istituzionale assai energica, nella coniugazione dei prodotti interni e nelle collaborazioni internazionali.
Toccherà esercitare questa funzione con attenzione, coinvolgendo il Consiglio dei Ministri con una maggiore attenzione di quella fino ad ora esercitata per le attività spaziali in Italia.
Si tratta di uno sforzo intenso. Ma che darà molta dignità alle sue industrie e ai suoi lavoratori.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore