sabato, Gennaio 25

Commemorazione del Genocidio in Rwanda, lottiamo contro il negazionismo

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Il 7 aprile, il Rwanda sarà immerso nella commemorazione del genocidio dei Tutsi. Da ventitre anni, tale data segna l’inizio di un lungo periodo di riflessione, di lutto e di riflessione.

Nel 1994, quasi un milione di uomini, donne e bambini sono stati massacrati, un settimo della popolazione. Nel Paese delle mille colline, non c’è una particella, non un villaggio, non una famiglia che non è stata toccata.

Per fortuna il gusto di vivere insieme è ritornato grazie alle sedute collettive dei Gacaca, all’istituzione della Commissione Nazionale di Lotta contro il Genocidio e alla Commissione per l’Unità e la Riconciliazione. Tutte le istituzioni, dal governo all’Umudugudu (municipio) sono state investite nel rendere effettiva il mai più.

Il presidente Paul Kagame è stato ricevuto da Papa Francesco e ha implorato «il perdono per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all’odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica».

Questo gesto ha aperto una nuova era nei rapporti tra il Rwanda e la chiesa Cattolica, è stato un balsamo al cuore di tanti cristiani rwandesi che hanno visti i loro cari massacrati nelle chiese dove avevano cercato rifugio.

I rwandesi stanno investendo nel consolidare il progresso raggiunto e il 4 agosto le elezioni presidenziali confermeranno l’attuale leadership che non solo ha fermato il genocidio ma ha lanciato il Paese verso uno sviluppo salutato da tutte le parti.

Quando guardo il Paese dove sono nata, il Burundi dove i Tutsi sono massacrati nel totale silenzio della comunità internazionale, allora mi viene da gridare al mondo intero che la convenzione internazionale di lotta contro il genocidio non da archiviare anzi dobbiamo aggrapparvi per rendere il nostro mondo libero di massacri di innocenti.

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