giovedì, Novembre 14

Come mai il kitsch domina il mondo? Una copia insapore di uno stile artistico esistente o la visualizzazione di qualcosa di cattivo gusto

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Thorsten Botz-Bornstein, professore di filosofia presso l’università del Bahrain, ha scritto un articolo intitolato ‘How kitsch consumed the world‘, nel quale spiega come il kitsch ‘domina’ il mondo.

Secondo i professori di sociologia, Ruth Holliday e Tracey Potts, «siamo sul punto di annegare nel kitsch. Un sondaggio, svolto nella metropolitana inglese, ci fornisce un’ampia testimonianza di quanto lo stile kitsch stia, sempre più, facendo parte della nostra vita quotidiana».

Gli esperti hanno definito il kitsch come una copia insapore di uno stile artistico esistente o come la visualizzazione di qualcosa di cattivo gusto.

Ad esempio, gli gnomi da giardino sono kitsch, proprio come i dipinti che si trovano a buon mercato e che, spesso, vengono acquistati dai turisti. Alcune persone si circondano di oggetti kitsch, ma lo fanno con ironia. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il kitsch ha connotazioni negative.

Nella politica, la maggior parte dei dittatori hanno tentato di rafforzare il loro potere con l’aiuto di una propaganda kitsch. L’ex leader libico Muammar Gheddafi è stato chiamato ‘il dittatore kitsch’ e Saddam Hussein, invece, ha progettato i suoi monumenti seguendo lo stile megalomane stalinista.

Il kitsch è ormai diffuso in tutto il mondo e si differenzia dalle altre forme d’arte per la volgarità esibita e per l’ostentazione smodata dei dettagli. Il terrorismo, negli ultimi due decenni, preferisce il kitsch. La campagna propagandistica di Al-Qaeda utilizza presentazioni romantiche di albe, utopie pre-moderne, così come presentazioni gotiche di teschi e ossa.

Il sociologo Rüdiger Lohlker che ha analizzato l’estetica jihadista, ha scritto che Al-Qaeda mostra «una predilezione per gli elementi gotici e per il kitsch». Ciò si può notare dai video pubblicati sui vari canali social dello Stato islamico dove il kitsch è l’espressione ‘artistica’ di cui si servono per comunicare con i loro adepti.

Ma perché il kitsch è così diffuso? Il kitsch, inteso come espressione artistica, c’è stato sin dai tempi dell’imperatore romano Caligola. Durante il periodo dell’illuminismo è tornato in auge, poi ha subito un arresto temporaneo, e adesso sembra nuovamente ritornato di moda.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha uno stile kitsch. Il suo attico di Manhattan è ricoperto d’oro ed è arredato con mobili in puro stile Luigi XIV.

Secondo l’analisi del professore Botz-Bornstein, questa attrazione per il kitsch ha a che fare la ‘deculturazione’: processo di perdita della propria cultura e dei propri valori da parte di un gruppo sociale.

Il termine emerse, in ambito sociologico, durante i dibattiti in cui si discuteva sugli effetti del colonialismo e sulla successiva perdita della cultura, come viene spiegato ad esempio nel primo lavoro di Pierre BourdieuSociologie de l’Algérie ‘.

Nel mondo di oggi, il kitsch ridefinisce la nostra percezione della verità che è una verità priva di cultura o di contesto. La produzione di verità immediate è più evidente nella sfera delle religioni fondamentaliste. Lo studioso dell’Islam, Olivier Roy, ha dimostrato che il fondamentalismo religioso sorge quando la religione è separata dalla cultura di appartenenza.

La radicalizzazione si verifica, invece, quando le religioni cercano di definirsi culturalmente neutrali e pure. Quando ciò avviene, le religioni sono già scollegate dai valori culturali concreti e le loro verità diventano assolute.

Gli studi hanno dimostrato che il kitsch è caratterizzato da un impulso narcisistico, ed è per questo motivo, che prospera, particolarmente bene, in ambienti neo-liberali determinati dalle dinamiche della società dell’informazione.

I social media sono narcisistici perché consentono agli individui di elogiare se stessi, senza confrontarsi con gli altri, e il sé diventa l’unico riferimento a cui possono aggrapparsi per essere considerati ‘qualcuno’.

Alla fine, ciò porta alla perdita totale della verità e alla ricerca di un’identità quasi scomparsa.

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