martedì, Novembre 12

Come la UE si difende dalle armi non convenzionali ISIS

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Secondo gli esperti, l’ISIS ha un potenziale -sia in termini di disponibilità che di utilizzo- di materiali chimici, biologici, radiologici se non addirittura nucleari nel caso di nuovi attentati in Europa. Il Parlamento europeo è attenzionato sul tema, come la Commissione, e in questi giorni ha pubblicato un nuovo report, dal titolo ‘ISIL/Da ‘ esh and ‘ non – conventional ‘ weapons of terror‘, nel contesto del quale esplicita gli elementi di allarme che devono essere monitorati, e fa un quadro di come l’Unione sta cercando di affrontare il problema. Tale disponibilità di materiali CBRN sono stati esaminati,  ma quale la situazione nell’Unione Europea in termini di azioni poste in essere per la difesa del suo territorio?

È prima di tutto responsabilità degli Stati membri proteggere la popolazione civile da attacchi CBRN, precisa il report. Non esiste una legislazione europea specifica per il controllo di sostanze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari che potrebbero essere usate come ingrediente per la costruzione di armi di distruzione di massa. La legislazione dell’Unione Europea, invita gli Stati membri a far convergere le loro leggi sul controllo di queste sostanze affinché si limiti la possibilità di accesso alle persone non autorizzate. Allo stesso tempo, il regime di controllo delle esportazioni dell’Unione Europea, è attualmente oggetto di revisione e si attende dalla Commissione Europea una nuova proposta in materia.

Nel decennio dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la comunità internazionale ha rivolto particolare attenzione alla minaccia proveniente dagli attori non statali che stavano avendo sempre più accesso ai materiali CBRN. Lo spettro di ciò che restava degli impianti nucleari e delle vecchie fonti radioattive, così come le strutture che ospitavano i centri di ricerca sul nucleare, hanno condotto alla ratifica di numerosi accordi legali per contenere questa minaccia. Gli attentanti dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle di New York hanno aumentato la paura dell’uso di sostanze CBRN nel contesto di attacchi suicidi terroristici di vasta portata. A livello europeo la prima risposta a questa nuova minaccia è stata la European Security Strategy, adottata dal Consiglio europeo il 12-13 dicembre 2003.

Con l’obiettivo di contrastare l’accesso da parte di terroristi alle armi e agli esplosivi contenenti materiali CBRN l’Unione Europea ha realizzato la EU Strategy against Proliferation of Weapons of Mass Destruction (2003), la European Union Counter-Terrorism Strategy (2015) e la più recente European Agenda on Security (2015).

Dopo gli attentati di Parigi, la Commissione Europea, il 2 dicembre 2015 ha adottato l’Action Plan contro il traffico illecito e l’utilizzo di armi da fuoco ed esplosivi. Nello stesso giorno la Commissione ha adottato anche una proposta per una direttiva sul terrorismo che rafforza l’arsenale dell’Unione Europea per la prevenzione di altri attacchi terroristici. Ancora più recentemente, in seguito agli attacchi di Bruxelles del 22 marzo 2016, la Commissione ha pubblicato un altro comunicato che accelera l’implementazione delle misure previste dalla European Agenda on Security.

La risposta a lungo termine dell’Unione Europea alla minaccia CBRN è costituita da tre elementi: legale, politico e operativo. Gli Stati membri dell’Unione Europea sono firmatari del Trattato internazionale sulla non proliferazione delle armi nucleari, chimiche e biologiche. Sempre a livello politico, l’Unione Europea partecipa a numerose iniziative tra cui, l’adozione della Risoluzione 1540 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Global Initiative to Combat Nuclear Terrorism, il G7 Non-Proliferation Directors’ Group and Global Partnership, e il Nuclear Security Summit.

A livello operativo, nel 2010, l’Unione Europea ha lanciato il Chemical Biological Radiological and Nuclear Risk Mitigation Centres of Excellence Initiative (EU CBRN CoE). Gli otto centri sono sparsi in giro per il mondo, tre sono situati ai confini meridionali dell’Europa (Marocco, Algeria e Giordania), uno in Africa (Kenya) e uno nel Golfo Persico (Emirati Arabi Uniti). Nel novembre 2010 il Consiglio ha varato un piano per rafforzare la sicurezza sulle armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari all’interno dell’Unione Europea (EU CBRN Action Paln). L’Action Plan prevede per gli Stati membri i seguenti compiti: Stabilire tre liste di otto materiali CBRN ad alto rischio; Identificare buone norme in materia di sicurezza e formazione; Sviluppare linee guida europee per individuare i requisiti minimi di sicurezza; Sviluppare nuove strategie per l’identificazione dei materiali CBRN; Migliorare i piani di risposta all’emergenza.

Nel 2004 la Commissione ha pubblicato un comunicato sulla Security Research. Inizialmente, nel periodo 2004-2006 sono stati stanziati per la ricerca 65 milioni di euro. Successivamente, per il periodo 2007-2013, l’Unione Europea ha messo a disposizione 1350 milioni di euro per ricerca sulla sicurezza, come previsto dal Seventh EU Framework Program (FP7). Le principali attività del programma riguardano il ripristino della sicurezza nei momenti di crisi. L’attuale EU Framework Program per il periodo 2014-2020, Horizon 2020, ha aumentato il budget a 1695 milioni di euro. I fondi saranno destinati anche alla lotta al terrorismo attraverso nuovi strumenti e strategie.

Allo stesso tempo, attraverso il programma di prevenzione e lotta alla criminalità (ISEC) del 2007-2013, la DG Home Affairs della Commissione ha finanziato 27 progetti nell’area CBRN per una cifra pari a 14 milioni di euro e ha stabilito altri 22 progetti nell’ambito della sicurezza sugli esplosivi per 8,7 milioni di euro.

La Commissione ha istituito un centro di coordinamento della risposta all’emergenza (ERCC), insieme al dipartimento di aiuto umanitario e protezione civile (ECHO), per sostenere una risposta coordinata e veloce alle situazioni di emergenza all’interno dell’Unione Europea. Tuttavia, una reale cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea per far fronte alla minaccia CBRN è ostacolata dalla riluttanza degli stessi Stati membri a condividere le informazioni, per esempio non utilizzando gli strumenti ufficiali forniti dalla Commissione.

Il 14 novembre, il giorno dopo l’ultimo attentato terroristico a Parigi, il Governo francese ha autorizzato l’uso di atropina solfato che può essere utilizzato come antidoto in caso di attacchi chimici. Il 19 novembre 2015, in un discorso  al Parlamento francese, il Primo Ministro Manuel Valls ha messo in guardia sulla possibilità che l’ISIS utilizzi armi chimiche e biologiche in futuro. La sicurezza intorno alle forniture di acqua nella capitale francese è stata aumentata in conseguenza dell’allarme sulle armi non convenzionali. Eau de Paris, la compagnia pubblica che distribuisce acqua nella capitale, ha limitato l’accesso a sei siti strategici a poche persone dello staff dopo che le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza. In Belgio, l’inchiesta sugli attacchi del 22 marzo a Bruxelles ha portato a pensare che l’ISIS potesse infiltrarsi o sabotare le centrali nucleari del Paese.

Il rientro in Europa di numerosi foreign fighters dalla Siria costituisce oggi il principale timore degli Stati membri dell’Unione Europea. Le loro conoscenze e i loro progetti legati alle armi CBRN costituiscono ulteriori elementi di preoccupazione. L’esempio del Governo francese potrebbe indurre altri Stati membri dell’Unione Europea soprattutto quelli più sensibili in ambito di minaccia terroristica a seguito degli attentati di Parigi e Bruxelles, ad affrontare apertamente il rischio di attacchi terroristici che prevedono l’utilizzo di armi non convenzionali, auspica il report del Parlamento UE.

 

[la prima parte è stata pubblicata il 6 maggio 2016]

Traduzione di Giulia Alfieri

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