lunedì, Giugno 1

‘Combatteranno sempre più nel nome dell’Islam’ Andranno colpire la nostra psiche, la nostra ignoranza e il nostro distrarsi al consumismo libertino occidentale che, inaspettatamente, può essere stravolto. La Diplomazia ormai è out

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Certo che può sembrare presunzione, ma non lo è. Veggenza, neanche. Ma vero è che da mesi, o meglio, da anni per chi segue ‘L’Indro’, avevamo illustrato quello che sarebbe successo e, l’abbiamo fatto articolo dopo articolo anche negli ultimi due mesi del 2019.

Il nostro obiettivo era non solo illustrare al meglio ai Lettori alcune dinamiche tecniche geopolitiche ed economiche che stavano coinvolgendo ed evolvendosi in una delicata escalation nel territorio del Medio Oriente, ma interesse era anche quello di portare media ed altri riferimenti istituzionali deputati all’argomento, su quello che da lì a poco si sarebbe verificato.

E Guerra sia, ma questa volta non è solo un allarme. L’air-strike americano in Iraq ha segnato l’inizio di un conflitto latente ormai da anni con la Repubblica Islamica Iraniana degli Ayatollah. L’uccisione del capo militare indiscusso dell’esercito iraniano Qasem Soleimani, uomo di grande tattica militare prestato a Paesi alleati di clero sciita per operazioni belliche a difesa di un Medio Oriente variegato e difficile.

Invocheranno l’ISLAMinvocheranno la Jihad, la Guerra Santa contro gli infedeli e quanti reputano contro di loro.

Le Cancellerie internazionali faticano ad interpretare le dinamiche, siamo confusi da Organi Istituzionali che rincorrono un Paese per meglio accaparrarsi una supremazia, ma che, alla fine, niente si conclude se non una leggera stretta di mano.

Di questo la fotografia più imbarazzante che l’Italia ha potuto mostrare è stata proprio quella di un Vertice a Roma tra il Premier Giuseppe Conte ed il generale libico Khalifa Haftar chesu una scioccante ed incredula assenza di un Ministro degli Affari Esteri Italiano Luigi di Maio, volato qualche ora prima in Turchia e poi in Egitto, si è consumato un incontro da thè che alla fine ha permesso al Presidente libico riconosciuto dalla Comunità Internazionale, Fayez Al-Sarrajdi virare logisticamente le proprie rotte e snobbare Roma ed il Governo Italiano.

Tutto questo mentre si cerca di arginare in Libia una presenza turca e russa che, sebbene di appoggio a due ‘correnti’ di guerra rivali, qualche giorno fa inauguravano in pompa magna il nuovo gasdotto TurkStream che rafforzerà i rapporti tra Russia e Turchia, con grandi sorrisi e future considerevoli entrate economiche per Vladimir Putin ed Recep Erdogan.
Quindi stiamo osservando due ‘Signori’ che in Libia padroneggiano per due fazioni rivali in guerra l’una con l’altra e, fuori dal Paese diventano amici fraterni c,hiedendo a voce alta una tregua armata di qualche giorno.

La Diplomazia è out in questo momento, non riesce più a tenere le redini di una situazione degenerata sotto gli occhi di tutti.
Ma la guerra va avantidall’Iran alla Libia in nome di un Dio.

Bisogna fare attenzione, non sto parlando di Coranoma di un significato di ‘infedeltà’ che viene interpretato da una componente, seppur religiosa e amministrata dalla Legge Islamica (Sharia), ma che considera nemico colui che minaccia e mina la propria libertà socialeeconomicapolitica ed industriale.

Qui non si parla più di Diplomazia, anche perché, se proprio vogliamo interpretare il comportamento dell’Amministrazione Trump, sia attraverso le dichiarazioni del Congresso di Washington che secondo dichiarazioni da parte di esponenti dell’Unione Europea, di diplomatico e democratico c’è stato ben pocoanzizero.

Qui parliamo di un atto a senso unico, dove gli interlocutori e i colpiti sono Paesi che nel mondo sono identificati come il massimo del pensiero estremista delle correnti religiose islamiche.

Il MEDIO ORIENTE risponde con la stessa medaglia, basta osservare la guerra civile libanese poi sfociata in un conflitto ancora vivo tra Hezbollah ed Israele. Se il Libano attacca, Israele risponde con la stessa azione di guerra, ed è lì che nella Valle di Beqà (Sud del Libano/confine Israeliano – punto di insediamento del Contingente Italiano UNIFIL) il cielo si illumina di luci provenienti da razzi terra/aria e granate che fanno la staffetta dal un Paese all’altro.

Chi non conosce o non conosceva il Medio Oriente, dal 2001, a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle, ha iniziato a prendere confidenza lessicale con termini come jihad, mujahidin, sciiti, sunniti, guerra santa, Islam, Corano, estremismo e tante altre parole che oggi, anche per una semplice barba lunga, in Italia specialmente sono diventate elemento di battuta individuale, senza conoscerne il più delle volte significato.

Ma il Medio Oriente è una terra difficile, è una terra dove è nata la nostra Storia, ma un insieme di Paesi che è rimasto, in parte, in un tempo tradizionale di usi e costumi lontano. Lontano da un Mondo occidentalizzato, una lingua di terra che ha convertito il proprio tenore di vita solo in alcuni Paesi (vedi parte degli Emirati Arabi Uniti) che oggi sembrano più vicino ad un Principato di Monaco che ad un Suk (mercato rionale tipicamente dei Paesi arabi) di Aleppo.

Non siamo pronti e preparati alla parola kamikaze’, dobbiamo essere sinceri, siamo pronti a condannare da lontano, ma il significato di una cintura esplosiva è distante da noi e ci terrorizza.

E’ distante da noi eallo stesso tempoè tra noi.

Ed è questo il significato di: ‘Combatteranno sempre più nel nome dell’Islam’, andranno a colpire la nostra psichela nostra ignoranza e il nostro distrarsi al consumismo libertino occidentale cheinaspettatamentepuò essere stravolto.

I nostri figli in Italia prendono lo stesso scuolabus, o le mamme la mattina accompagnano i loro figli nelle scuole. In Palestina ed in altre zone della Striscia di Gaza, come in Iran ed altre città del Medio Oriente, ancora oggi la stessa famiglia divide la prole in due o più mezzi di accompagnamento alle strutture. Se esplode una, non perdo l’altro figlio.

Argomenti cruenti e violenti al solo leggerli, ma questo fa parte di un mondo in cui viviamo, un mondo dove spesso viaggiamo, e non solo per lavoro, ma il più delle volte per svago e divertimento.

Siamo tutti orgogliosi di recarci, come in questi ultimi tempi, in Oman, a Dubai, sul Mar Rosso, in Israele, per non parlare del Maghreb, Paesi dove in questi giorni viene corsa la mia amata Parigi-Dakar e, tutti fieri di sfoggiare un tappetto persiano nei nostri salotti.

La Persia come tutti sapete è l’odierno IRAN, fermiamoci un attimo e riflettiamo!

Paesi che da decenni sono la nostra fonte di Energia e che con la loro antica e radicalizzata cultura e il loro modo di viverepermettono a noi tutti di definirci un Mondo Occidentale Globalizzato.

Nel mentre di continui bombardamenti, in una speranza di bene, i popoli arabi dicono: INSHALLAH!

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Sull'autore

Michele Marsiglia è presidente della FederPetroli Italia. Da più di 20 anni si occupa di progetti strategici nell’Oil & Gas internazionale. Oltre agli studi Economici Aziendali, durante la Crisi Asiatica del 1997 perfeziona la propria esperienza alla Borsa di New York (New York Stock Exchange) sulle analisi dei principali Mercati Finanziari internazionali con particolare riferimento agli strumenti derivati Futures, scambiati sulla piazza merci di Chicago. Inizia la sua carriera negli Approvvigionamenti Strategici in Outsourcing, approdando dopo alcuni anni all’Agip Petroli (oggi ENI Group) per poi gestire alcuni processi di sviluppo per importanti Raffinerie e Società Petrolifere. Da anni la sua figura è chiamata a rappresentare aziende dell’indotto industriale per Agreement strategici e di Relazioni. Fondamentale il suo coinvolgimento in Libia e in parte del Medio Oriente con particolare riferimento ai nuovi giacimenti di petrolio e gas Offshore e Onshore. Fu l’unico membro con FederPetroli Italia a relazionare in Audizione alla Camera dei Deputati con l’allora A.D. di ENI Paolo Scaroni sulla delicata situazione della nascente crisi libica nel 2011 e la verifica degli Asset Strategici nel paese nordafricano. Ha dato vita nel 2009 a “Operazione Trasparenza” iniziativa per spiegare nel nostro paese che cosa vuol dire Petrolio e Gas. E’ Consulente di Direzione ed Advisor Board per i Rapporti Istituzionali di importanti aziende petrolifere e del Non-Oil. Docente in diversi corsi di specializzazione (post diploma e post-laurea) con collaborazioni in diverse Università. Membro di Comitati Scientifici negli Organismi di studio geopolitico, da anni affronta le tematiche del Medio Oriente e del Continente Africano focalizzando l’interconnessione delle dinamiche economiche, politiche e del dialogo interreligioso nonché esperto delle nuove tecniche di ricerca petrolifera attraverso il Fracking, sviluppate principalmente negli U.S.A. È chiamato come relatore a conferenze e seminari in ambito internazionale, oltre ad essere presente con propri articoli e pareri tecnici sulla principale stampa nazionale e straniera. Complessivamente è autore di numerose pubblicazioni (papers, articoli), il suo nome appare spesso in articoli pubblicati sui principali media internazionali e nazionali, è spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Definito da tanti un’abile lobbista, in realtà ha sempre dichiarato: ‘’….prendo caffè in giro per il Mondo e stringo mani…...tutto qui’’.