giovedì, Dicembre 12

Commercio UK-USA: Trump bluffa, Londra rischia bancarotta Londra deve sperare che l’accordo commerciale proposto da Trump sia una vera opzione

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God Save The Queen’ si sente inneggiare per le strade londinesi, mentre a Buckingham Palace la Regina Elisabetta II propone un brindisi nel banchetto d’onore organizzato per il Presidente Donald Trump. Toni diversi, invece, sul ponte di fronte all’Ambasciata USA, dove Amnesty International attacca striscioni con messaggi chiari: ‘Resist Trump, resist racism, resist sexism, resist hate, resist cruelty’. Nel frattempo, Trump lancia un altro messaggio chiaro per un piano ‘Save The Brexit’ tutto all’americana  -o meglio ‘alla Trump’.

L’attuale inquilino della Casa Bianca non è certo idealista come Barack Obama o europeista come Bill Clinton. Donald Trump è realista, estremamente pragmatico e si è dimostrato antieuropeista, tanto da aver fatto preoccupare tutti i Governi europei già il giorno dopo la sua elezione. La Cancelliera Angela Merkel aveva subito parlato di accelerare il processo di integrazione europea, il Presidente Emmanuel Macron non ha mai riservato parole dolci per Trump.

Insomma, il Presidente statunitense delegittima l’Unione Europea e non si interessa, di certo, di renderla più coesa o più forte nel panorama internazionale. A riprova di questo, appunto, l’ultima promessa in grande stile di Trump: «Un grande accordo commerciale sarà possibile non appena il Regno Unito si sarà liberato dalle catene. Abbiamo già iniziato a parlarne!», scrive su Twitter.

Le ‘catene’ di cui Trump parla sono l’Unione Europea e i negoziati per la Brexit, mentre il «grande accordo commerciale» è la grande promessa fatta a Londra per un futuro lontano dall’UE. Ma sarà mai possibile affidarsi a Trump? Un accordo commerciale con gli Stati Uniti potrà mai compensare le perdite dopo una Brexit senza accordo con l’UE?

Secondo ‘Financial Times’, no, e poi no. Infatti, «gli Stati Uniti commerciano già in maniera massiccia con il Regno Unito, pur rimanendo una quota molto minore rispetto quella con l’Unione Europea». La stessa testata riporta che «nel 2017, gli Stati Uniti rappresentavano il 18 per cento delle esportazioni e l’11 per cento delle importazioni del Regno Unito», mentre l’Unione Europea, nello stesso anno, «rappresentava, rispettivamente, il 45 per cento e il 53 per cento». Parliamo di un divario molto consistente, un ‘gap’ che pare incolmabile, almeno che gli Stati Uniti non abbiamo un vero asso nella manica.

In generale, le relazioni commerciali si definiscono attorno tre elementi fondamentali: lagrandezzadel partner commerciale, la distanza e il grado diprofonditàdell’accordo commerciale. Secondo il Financial Times, l’Unione Europea e gli Stati Uniti sono simili come ‘grandezza’ – ovvero, simile in termini di PIL e di volume commerciale.

Il Direttore del UK Trade Policy Observatory dell’Università di Sussex, Alan Winters, avverte, ai microfoni del Financial Times, che «anche se il Regno Unito e gli Stati Uniti dovessero avvicinarsi nelle regolazioni commerciali, il fattore ‘distanza’ ridurrebbe comunque il nostro commercio». Infatti, il Regno Unito commercia in grande misura con l’UE per una palese vicinanza geografica, oltre che ad accordi comunitari che hanno, per lungo tempo, garantito l’assenza di dazi e tariffe.

A tal proposito, uno studio di ‘Cato Institute’ ha descritto quello che potrebbe essere un ‘ideale accordo di libero scambio tra UK e USA’, un accordo che potrebbe salvare il Regno Unito da una mancanza repentina delle merci europee  -in caso di una ‘no deal Brexit’. Secondo il Cato Institute, il Regno Unito e gli Stati Uniti dovrebbero accordarsi per eliminare i dazi su tutti i beni, le barriere non tariffarie e le restrizioni in materia di competizione per gli appalti pubblici.

Londra e Washington dovrebbero, inoltre, decidere insieme di azzerare le restrizioni sugli investimenti diretti esteri nell’economia e sui flussi di dati transfrontalieri. Un accordo, che in questi termini, assomiglierebbe tanto a quello che il Regno Unito ha sempre avuto con l’Unione Europea. E allora perché uscire dall’Unione? E perché non voler rimanere in una ‘custom union’ con l’Europa? Semplice, il popolo inglese ha deciso di uscire, il Governo inglese ha deciso che ‘Brexit means Brexit’, quindi, niente passi indietro per Londra – ‘there’s no going back’.

Dunque, al Regno Unito rimane una carta per uscire indenne da questa impasse? Forse sì, da ottimisti; forse proprio quella che offre Trump. Ma davvero il Presidente Trump è pronto a questo accordo? Soprattutto dopo mesi di guerra commerciale con la Cina e dopo due anni di politiche protezionistiche ‘made in USA’. Davvero è possibile un accordo come quello descritto dal Cato Institute?

Secondo ‘Financial Times’, quasi certamente no: «Per rendere possibile un significativo accordo commerciale tra Regno Unito e Stati Uniti si deve premettere una ‘hard Brexit’». Quindi, prima che mettersi seriamente al tavolo con Trump, il nuovo Primo Ministro dovrà ingurgitare il boccone amaro di una Brexit senza accordo. Rimane nelle mani di Westminster calcolare il ‘trade-off’ fra trattenere rapporti commerciali con l’Europa e affidarsi alla benevolenza insolita del Presidente Trump – serve un’analisi costi-benefici, in poche parole.

Ma, in ogni caso, il FT avverte che «anche se una ‘hard Brexit’ dovesse aprire a Londra nuove opzioni, il Regno Unito appare più propenso a tirarsi indietro davanti al costo di un accordo commerciale con Washington». Le questioni che rendono tanto distanti le parti riguardano alimentari e medicine. «L’opinione pubblica è altamente contraria ad allinearsi agli standards americani in materia di cibo e benessere degli animali, oltre che a richiedere al NHS (National Health Service) la riduzione dei controlli sui prezzi dei medicinali».

Questioni facilmente raggirabili da due partner commerciali che vogliono arrivare ad un accordo commerciale vantaggioso per entrambi, ma gli Stati Uniti hanno già fatto sapere che non molleranno su nessuna delle due questioni. Si preannunciano tweet molto fiduciosi di Trump, ma il Regno Unito pre-Brexit stenta ad esserlo ed è difficile lo potrà essere nel post-Brexit.

Fatto sta che Londra sta giocando d’azzardo: rilancia l’Europa per avere gli Stati Uniti, mentre il Presidente statunitense bluffa. E anche se Trump non stesse bluffando, tutti hanno da perdere un qualcosa: chi più, chi meno – e chi tutto.

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