lunedì, Settembre 28

Colombia, Santos dice stop alle trattative con l’Eln La formazione paramilitare che avrebbe ordinato l'attentato sferrato sabato contro una stazione di polizia causando la morte di almeno cinque agenti

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In Colombia il presidente Juan Manuel Santos ha sospeso la nuova tornata di dialogo con l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), la formazione paramilitare che avrebbe ordinato l’attentato sferrato sabato contro una stazione di polizia causando la morte di almeno cinque agenti.

«Ho preso la decisione di sospendere l’apertura del quinto round di colloqui che era previsto per i prossimi giorni, fino a quando non vedrò coerenza da parte dell’Eln tra le parole e le azioni», ha detto Santos al termine di un incontro con il capo negoziatore del governo, l’ex vicepresidente Gustavo Bell. Le azioni commesse dalla guerriglia, ha detto il presidente, obbligano ad assumere la dottrina Rabin, in base alla quale «si combatte il terrorismo con la massima fermezza», come se non ci fosse un negoziato di pace e «si negozia come se non ci fosse terrorismo».

Il processo di pace con l’Eln doveva stabilire un nuovo cessate il fuoco tra le parti. Ma questi, con le proprie azioni, non ha fatto altro che stoppare il tutto. L’Eln ha rivendicato la paternità dell’attentato compiuto sabato contro la stazione di polizia nel nord della Colombia che ha causato cinque morti e oltre 40 feriti. I paramilitari hanno fatto sapere, via web, che fino a quando non si troveranno le condizioni per un nuovo cessate il fuoco, «continueranno a verificarsi azioni militari» in tutto il territorio nazionale. Il governo, scrive l’Eln, «non ha prestato attenzione alla richiesta di superare le difficoltà che si stavano presentando».

Secondo la guerriglia, «non passa giorno che non ci sia un attentato contro la dignità e la vita degli abitanti da parte della forza pubblica», a dimostrazione che la funzione della polizia è quella «di difendere gli interessi dei ricchi e dei potenti». Il governo nazionale, prosegue la nota, si rifiuta invece di dare risposte alla necessità della popolazione, «inventa scuse per non garantire i suoi diritti e usa la forza pubblica per reprimere il popolo che si stanca di sopportare e lotta per la sua sopravvivenza».

Il dialogo tra le parti, era stato sospeso una prima volta il 10 gennaio, al termine di un’ondata di attentati seguiti alla fine di un prolungato cessate il fuoco. Il 22 gennaio le parti poi avevano deciso di tornare a riunirsi per trattare una nuova tregua utile alla ripresa dei negoziati. L’Eln non doveva effettuare altri attacchi o sequestri, da parte sua il governo si impegnava a non disporre operazioni militari e di polizia nelle zone tradizionalmente indicate come di influenza dell’Eln. Al tempo stesso avrebbe dovuto migliorare le condizioni in carcere dei membri della guerriglia in arresto, aumentare gli sforzi nella protezione e nella tutela dei diritti umani nelle zone teatro di scontro. Ora però la nuova escalation.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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