sabato, Ottobre 19

Colombia: come uscire dall’economia della droga? Il nuovo programma in Colombia per la distruzione delle colture illecite e i rapporti con gli Stati Uniti

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La Colombia, si sa, continua a convivere con la piaga del narcotraffico e a faticare nel trovare una soluzione efficace e duratura. Il 12 Ottobre scorso, la novità. Il Governo entrante ha avviato un programma pilota di fumigazione aerea delle colture di coca Antioquia. Si tratta di metodo di disinfestazione con il quale si riempie un’intera zona con gas biocidi, definiti appunto fumiganti,  al fine di distruggere parassiti o intere coltivazioni.

Quale delle due sia, qui è chiaro. Il tutto con l’aiuto della tecnologia dei droni. Il progetto è rimasto attivo per 45 giorni ed ora è tempo di bilanci. La ripresa del metodo della fumigazione aerea –già noto da queste parti– è un duro colpo per l’ex presidente, Juan Manuel Santos che, per lungo tempo, aveva chiesto investimenti nelle aree spesso trascurate dove la coltivazione della coca è più diffusa.

Il programma è partito insieme al processo di pace con i guerriglieri delle FARC ed ora il Governo e l’UNODC (l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine) hanno intrapreso una massiccia strategia anti-narcotici con il fine di tentare di convincere la comunità a rimuovere volontariamente le coltivazioni di coca.

Secondo il SIMCI, il Sistema integrato di monitoraggio delle colture illecite utilizzato dalle autorità colombiane e dall’UNODC, la coltivazione della coca in Colombia ha raggiunto i 188.000 ettari nel corso del 2017. Ed i dati sembrano destinati a crescere ancora; gli enti di controllo statunitensi, da sempre interessati e chiaramente coinvolti nel problema- hanno affermato che la cifra potrebbe arrivare a toccare fino a 209.000 ettari. Se si arrivasse a superare i 200.000 come predetto, sarebbe la prima volta nella storia della coltivazione e dello smercio di cocaina nel mondo.

Ma, aspettative a parte, il consumo globale di droghe in generale, e della cocaina nello specifico, ha già raggiunto primati, ahimè, inaspettati. Lo scrive proprio l’Ufficio su citato delle Nazioni Unite in un report pubblicato circa due mesi fa: la Colombia ha terra di produzione di cocaina come mai nella sua storia. La terra di cui si parla avrebbe raggiunto i 422.550 ettari, un’area più ampia di tutta Los Angeles.

Un aumento del 17% rispetto all’anno precedente e parte di un trend più lungo. Il Dipartimento di Nariño e il comune di Tumaco sono le aree più colpite del Paese. L’80% della coca viene coltivata nelle stesse aree degli ultimi 10 anni; il 33% dell’area coltivata si trova a più di 10 chilometri di distanza dalle aree popolate e il 34% è nelle foreste; il 16% delle aree di coltivazione della coca si trova a meno di 10 chilometri da un confine, i più rilevanti, Venezuela ed Ecuador.

Ad oggi, le colture producono il 33% in più di foglie rispetto a quanto non facessero nel 2012; i prezzi delle foglie fresche, della pasta e del cloridrato sono diminuiti rispettivamente del 28, 14 e 11%. Si stima che la produzione potenziale di cocaina abbia un valore di 2,7 miliardi di dollari nel mercato locale. Ogni anno dal 2013, la terra utilizzata per produrre foglie di coca è aumentata, in media, di circa il 45%: insomma, più produttività, meno costi, più guadagni. Un mix micidiale.

E a proposito di Stati Uniti, nel 2017, l’Amministrazione Trump aveva già minacciato di decorticare la Colombia, scrivendo il suo nome in una black list che tiene conto di tutti i paesi che, a suo dire, non hanno preso adeguatamente di mira il commercio mondiale di droga. Non è finita qui, ovviamente, perché i paesi che sono iscritti nella lista devono far fronte ad una serie di sanzioni statunitensi, inclusa la sospensione di tutta l’assistenza estera americana non direttamente correlata ai programmi anti-narcotraffico. Inclusa, quindi, anche l’assistenza relativa all’accordo di pace.

Il presidente attuale Ivan Duque ha deciso di agire e di affrontare il problema con «aria, mare e terra». E con l’aiuto dei vecchi Stati Uniti.

La retorica anti-droga continua l’approccio di Plan Colombia, la strategia contro i narcotici -rivelatasi fallimentare- che ha delineato le relazioni USA e Colombia tra il 1999 e il 2015. Sotto il Plan, gli americani contribuirono al finanziamento di denunciate violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate colombiane incanalando denaro agli squadroni della morte, i paramilitari responsabili delle atrocità. Parte del programma, attuato in tutta la campagna colombiana come mezzo per distruggere le piante di coca, prevedeva la fumigazione aerea o la spruzzatura del glifosato, un prodotto dichiarato «probabilmente cancerogeno» dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2015.

Gli Stati Uniti hanno stanziato 10 miliardi di dollari in simili azioni in la Colombia, ma senza riuscire a intaccare il narcotraffico. Ed anche se ormai numerose statistiche hanno ripetutamente dimostrato che i programmi di eradicazione dal lato dell’offerta -come la fumigazione aerea, appunto- non funzionano, qualcuno sembra non voler trovare altre vie.

Eccoci di ritorno ai droni.

Il nuovo programma pilota, ha destato non poche polemiche. Luis Pérez Gutiérrez, governatore di Antioquia, in una lettera indirizzata ad Iván Duque, propose l’uso di «elicotteri di precisione» in grado di fumigare fino a 200 ettari al giorno. Eh si, perché, nel periodo in cui i droni hanno compiuto il proprio dovere lo hanno fatto per appena tre o quattro ettari al giorno, una lentezza dovuta anche al trasporto manuale da zona a zona.

Con metodi moderni si cerca di rivoluzionare la fumigazione delle coltivazioni illecite e risparmiare la polizia, militari e civili responsabili di incidenti di eradicazione manuale con mine. Per ogni dispositivo aereo vengono pagati 1,2 milioni di pesos al giorno, «La prima conclusione che abbiamo in questi primi giorni di lavoro con i (due) droni è che spruzzano efficacemente, non danneggiano l’ambiente, non vanno via della zona (dove dovrebbero farlo) ma non hanno la velocità che stiamo cercando», ha detto Luis Pérez Gutiérrez. Il punto problematico sarebbe la lentezza.

La sua idea è quella di spruzzare utilizzando gli elicotteri: «Abbiamo ricevuto una dimostrazione di  cosa fanno gli elicotteri che possono essere sottoposti a fumigazione 120 ettari a 200 al giorno». Ha aggiunto: «Sono molto più grandi, possono trasportare fino a 80 chili di fumigazione e i costi sono gestibili».

Secondo Luis Pérez, ora è necessario, quindi, che il Governo nazionale punti sull’uso di elicotteri. In questo modo si intende anche combattere il reimpianto di coca, poiché secondo le stime di Perez, ogni 100 ettari sradicati ne vengono seminati 70. Finora, nel 2018, sono stati sradicati 11.755 ettari di coca in Antioquia; 8.767 sono stati raggiunti manualmente e 2.988 per irrorazione terrestre.

Il governatore ha anche aggiunto che, se l’agricoltore venisse affetto da glifosato utilizzato nello spray, dovrebbe essergli riconosciuta una sorta di compensazione, anche tramite assicurazione. Sarebbe il caso di agire anche su questo.

Per quanto Gutierrez abbia le sue ragioni, il punto però, è: la strategia funziona davvero? Si continua a temere che il capitale derivato dall’economia della droga possa minare gli sforzi per la costruzione della pace, indebolire la cultura della legalità, rafforzare i gruppi armati e delegittimare le istituzioni democratiche attraverso la corruzione e i flussi finanziari illeciti.

Ma siamo sicuri che basti spruzzare una sostanza per far capire alla comunità che esiste il modo di connettersi all’economia legale del Paese?

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