giovedì, Dicembre 12

Colombia: Cocaina, l’origine di tutti i mali Il Governo non riesce a trovare un approccio alternativo alla distruzione delle colture

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Coltivazione di coca: è forse questa la questione più problematica per la Colombia e per i suoi negoziati di pace. La Colombia è il principale Paese esportare e produttore di cocaina nel mondo, basta pensare che secondo alcuni dati pubblicati dal Governo statunitense, in Colombia nel 2016 erano presenti circa 188 mila ettari dedicati alla coltivazione della pianta.

Nonostante il Paese abbia iniziato un percorso di negoziazione pacifica da ben tre anni, la coltivazione di coca sembra essere un problema persistente. Infatti, secondo alcuni dati riportati in un informe del JIF, Junta Internacional de Fiscalizacion de Estupefacientes, nel biennio compreso tra il 2014 e il 2016, la coltivazione di coca in Colombia sarebbe aumentata del 39% (69,000 ettari nel 2014, 96,000 ettari nel 2016).

Partendo da questo dato, si può quindi dedurre che la coltivazione di coca è una produzione troppo importante per la sopravvivenza della maggior parte dei contadini colombiani, che neanche gli ultimi sviluppi politici nel Paese sono riusciti ad arrestare. Anche se i coltivatori colombiani generalmente non traggono notevoli benefici o vantaggi economici dalla coltivazione e dal mercato di coca, questo tipo di produzione ha però rappresentato per moltissimo tempo l’unico mezzo di sostentamento che ha garantito loro uno stile di vita dignitoso, permettendogli così di sopravvivere.

Infatti, la coltivazione della coca nelle regioni periferiche del Paese ha rappresentato per centinaia di famiglie per diverse generazioni l’unica fonte di mantenimento economico. La coltivazione di coca ha delle radici molto profonde nel Paese, che la rendono un aspetto tradizionale. La ‘storica’ consuetudine colombiana relativa alla coltivazione di coca rappresenta un aspetto fondamentale per comprendere il motivo per cui questo mercato e la rispettiva produzione siano così difficili da arginare.

Quindi, una delle motivazioni alla base di questa sua forte presenza nel Paese risiede principalmente nelle tradizioni colombiane. Infatti, la coltivazione di coca ha una lunghissima storia nel Paese, che rede difficile l’abbandono di tali colture da parte dei contadini colombiani. In secondo luogo, la difficoltà nell’arginare tale produzione è dovuta anche alla mancanza di una produzione alternativa da proporre ai contadini.

Una delle proposte più controversie discussa nei negoziati di pace nel Paese con le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) concerne l’idea di una coltivazione sostituiva e uno sviluppo alternativo in queste regioni. Lo stesso UNODC, United Nation Office of Drugs and Crime, organismo delle Nazioni Unite, da circa due anni ha attuato numerose iniziative per garantire uno sviluppo alternativo in Colombia. L’organismo avrebbe fornito assistenza tecnica a oltre 100.000 famiglie cui reddito era strettamente dipendente da coltivazioni illecite.

Il problema però risiede nella scarsa accessibilità per queste famiglie ai mercati legali internazionali. I produttori locali più poveri, infatti, non sono in grado di vendere i loro prodotto a un prezzo che effettivamente ricopra i costi di produzione, ovvero terra, lavoro e capitale. Il problema risiede, infatti, nella questione delle sovvenzioni economiche garantite dall’OCSE per i mercati agricoli. Queste ultime sono utilizzate da diversi Governi per sovvenzionare gli agricoltori e agli agroalimentari, in modo da pote integrare i redditi dei coltivatori, gestendone la fornitura di prodotti agricoli e influenzando il costo e la fornitura di materie prime.

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