martedì, Ottobre 27

Coalizione per il Sahel: il sottile boicottaggio ONU e Stati Uniti Il Palazzo di Vetro di New York e la Casa Bianca nutrono seri dubbi sull’operazione

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Nonostante questi palesi insuccessi l’obiettivo della Francia è stato raggiunto a costo di migliaia di vite maliane distrutte, l’aumento immigratorio verso l’Europa e il proliferare dell’estremismo islamico salafita. Il Mali ora è un Paese nel caos con guerra e instabilità permanente e quindi non rappresenta più un pericolo per la tenuta dell’Impero Francese in Africa come all’epoca del Presidente Amadou Toumani Touré. Il piano francese di destabilizzazione del Mali (identico a quello ideato per la Libia) è stato ampiamente spiegato dal intellettuale senegalese Boubacar Boris Diop in un intervento sul quotidiano senegalese Le Pays Ou Quotidien, riprodotto in lingua inglese dal quotidiano britannico The Guardian. La lucida analisi di Diop dimostra che l’instabilità politica e la guerra civile sono state create da Parigi per privare al Mali della sua indipendenza ed impedirgli di diventare un esempio per le altre colonie africane.

Nonostante le dichiarazioni ufficiali, il Segretario Generale António Guterres, non vedrebbe di buon occhio l’iniziativa militare Macron-Merkel che è stata ideata ponendo le forze di pace ONU in una situazione subordinata ed escludendo i Caschi Blu dal coordinamento delle operazioni che sarà gestito da esperti militari franco tedeschi nel quartiere generale dell’ esercito francese a Sévaré, nella regione centrale del Mali.

Fin dallo scorso febbraio la Casa Bianca ha evidenziato una forte diffidenza al piano militare franco tedesco nell’Africa Occidentale. Fino ad ora il Pentagono ha fornito alle truppe francesi un supporto logistico e di Intelligence mantenendo però la piena indipendenza nelle azioni militari segrete condotte dalle forze speciali statunitensi. La Coalizione per il Sahel rilega gli Stati Uniti in un ruolo di secondo piano da condividere con l’ONU.

Come reazione la Casa Bianca, dietro I sorrisi elargiti durante il summit di Celle Saint Cloud, sta bloccando la necessaria copertura politica delle operazioni militari che Germania e Francia hanno chiesto alle Nazioni Unite. Il Presidente Donald Trump non ha revocato la minaccia di imporre il veto americano presso il Consiglio di Sicurezza. Minaccia che affianca le evidenti frizioni tra Washington e Parigi culminate dal ritiro americano dagli accordi di Parigi sul clima. La Francia sembra far spallucce alla minaccia Americana affermando che la Casa Bianca corre il rischio di essere isolata.

L’opposizione americana è tesa a contrastare il nascente asse Parigi – Berlino. Le due potenze europee stanno tentando una politica di contenimento dell’egemonia americana sia in Europa che in Africa. Il Presidente Macron si è recentemente schierato a favore della iniziativa imperiale della Germania di istituire un esercito comune europeo mettendo subito in stato d’allerta gli Stati Uniti che osservano con preoccupazione le iniziative di espansionismo tedesco tese a ricreare il sogno della Grande Europa sotto egemonia Teutonica, riavvicinarsi alla Russia, indebolire gli alleati (ex nemici) americani e britannici.

L’esercito comune europeo nasconde la volontà della Germania di dotarsi di strumenti idonei per condurre una politica estera imperiale adeguata al suo peso economico. Di fatto Berlino ha già formato un mini esercito alternativo alla NATO integrando le proprie forze armate con quelle ceche, rumene e olandesi. Ha inoltre creato un potente blocco manifatturiero nell ‘ Europa centro orientale sotto il suo controllo che guarda ad una alleanza politico economica con la Russia. L’adesione della Merkel al piano di Macron nel Sahel è l’ennesimo attacco alla egemonia americana, questa volta portato avanti nel Continente africano.

Persino l’adesione dell’ Italia (considerata dalla diplomazie africane un alleato di quart’ordine) non sembra sincera. L’impegno offerto dal nostro governo riguarderebbe solo l’addestramento delle truppe africane coinvolte nelle operazioni militari. Secondo alcuni esperti africani dietro le operazioni di addestramento si nasconderebbe una intenzione dell’esercito italiano di assumere in segreto ruoli operativi associati a quelli condotti dalle forze speciali americane per contrastare l’egemonia franco tedesca nella regione. Una possibilità plausibile e collegata alla guerra segreta tra Italia e Francia per il controllo del petrolio e gas naturale della Libia.

La lotta contro il terrorismo come pretesto ufficiale della iniziativa Macron – Merkel risulta ironica in quanto sia la Francia che l’Arabia Saudita sono stati fino a pochi mesi fa (e forse lo sono ancora) i principali promotori e alleati dei gruppi terroristici che combattono in Siria, Libia e in varie regioni dell’Africa Occidentale dove sono utilizzati per destabilizzare la Nigeria e come minaccia per le colonie ribelli francesi: Ciad e Burkina Faso.  A questo proposito L’Indro sta lavorando su un nutrito dossier.

A nessuna di queste potenze mondiali interessa salvare le vite delle vittime di un terrorismo da loro creato ne quelle che trovano la morte nel deserto e nel Mediterraneo tentando di raggiungere l’Europa. Le vie migratorie dal Niger alla Libia sono presidiate dall’esercito francese che va passare 300.000 clandestini diretti verso le coste italiane in stretta complicità con i trafficanti, spesso collegati ai gruppi jaidisti salafiti finanziati dall’ Arabia Saudita. Concordo con l’analisi del giornalista italiano Giovanni Neve: In Africa la Francia sta giocando la sua partita contro l’Italia, dalla Libia ai flussi migratori incontrollabili ma creati ad hoc. Una partita che non prende di mira solo Roma ma anche Washington e Londra. Credo che da questo terribile gioco a Risiko chi trarrà maggiori vantaggi sarà la Germania che sembra determinata a far risorgere il sogno della Grande Europa.” Conclude sull’argomento il giornalista Patrick Kanyumba.

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