mercoledì, Agosto 12

Claudio Marazzini: l’italiano è meraviglioso, salviamolo! Ferma presa di posizione del Presidente della Crusca contro i tentativi di aggirare le sentenze e negare la sua funzione didattica

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‘L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua’,   è il titolo dell’ultimo lavoro  del prof. Claudio Marazzini in uscita il  prossimo 30 aprile per la Rizzoli. Un titolo che è la riaffermazione di quanto già indicano i dati sulla diffusione e il richiamo che esercita la nostra lingua, la quarta al mondo fra le più studiate per  i suoi contenuti culturali, artistici, poetici, letterari, per la sua ricchezza. Ma indica al tempo stesso quanto sia necessaria una più marcata presa di coscienza dei pericoli che ancora incombono sulla nostra amata lingua.

Nonostante il grande richiamo che esercita su docenti e studenti ed anche su color che amano e frequentano il nostro paese e il suo immenso patrimonio culturale – musicale, artistico, letterario, cinematografico, paesaggistico, cibo e moda –  l’italiano è sotto attacco ormai da tempo. Ma gli attracchi partono soprattutto dal fronte interno. Una cosa è il dibattito, il confronto che finora si è sviluppato sui media, nei convegni, sulle riviste specializzate, e che ha toccato, con posizioni differenziate, quelli che sembravano gli aspetti più rischiosi: la presenza massiccia  invasiva sul web dell’inglese, la pratica sempre più diffusa ed invasiva di questa lingua, del suo uso eccessivo anche laddove non sarebbe necessario, vuoi per eccesso di esterofilia o per moda, di anglicismi e barbarismi ma anche i troppi errori di sintassi e il progressivo impoverimento nel parlar comune dell’italiano, privato della propria ricchezza espressiva, tutto ciò ha costituito ed è fonte   ancora di una qualche preoccupazione. Ma il punto di maggior pericolo oggi è un altro: e viene dall’interno stesso di settori del mondo accademico italiano.  “L’italiano è meraviglioso” vuole essere dunque una risposta quasi provocatoria a quei settori della cultura scientifica che da tempo si battono per sfrattare la lingua italiana dai corsi universitari.

«Il mio giudizio sullo stato della nostra lingua non è ottimistico né pacifico». Queste le parole del prof. Marazzini, attuale Presidente dell’Accademia della Crusca, la più autorevole istituzione sorta a Firenze nella seconda metà del ‘500 e che più opera, in Italia e nel mondo, per lo studio, la diffusione  la tutela e l’insegnamento dell’italiano. Ordinario di Storia della lingua italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, autore di numerosi libri e manuali dedicati alla storia della lingua italiana, Marazzini è uno dei più autorevoli cultori e divulgatori della nostra amata lingua, costruitasi nel corso di oltre un millennio, prima ancora che nascesse una coscienza nazionale.  L’occasione dell’incontro con il prof.Marazzini ci è data da una giornata dedicata a La nostra Lingua, promossa da Antonia Ida Fontana, Presidente del Comitato Fiorentino per il lancio del programma della Sezione Fiorentina della Dante Alighieri, l’istituzione che opera in Italia  ove è presente con 100 sedi e nel mondo ( 400 sedi) per promuovere lo studio   della nostra lingua e della cultura italiana, nelle sue varie espressioni. Significativo anche il luogo prescelto: la Chiesetta di San Jacopo in Campo Corbolini, nel centro di Firenze, sorta ai primi del Duecento per volontà della popolazione della zona e divenuta poi sede dei Cavalieri Templari. E proprio Dante, il padre della Lingua italiana, ebbe a frequentare questa chiesa, salvata e gestita dall’Istituto d’Arte e Cultura Lorenzo de’ Medici, di cui è Presidente un fine intellettuale come Fabrizio Guarducci. E’ chiaro che in una cornice così suggestiva e carica di antiche testimonianze, le parole del prof. Marazzini assumano una particolare solennità. Qui le parole sono davvero pietre. Sentiamole:

«Mai come nel periodo della mia Presidenza  ( è al secondo mandato, ndr) la Crusca  ha dovuto fronteggiare attacchi che hanno chiamato in causa la Magistratura, prima la Corte Costituzionale, più recentemente il Consiglio di Stato. Negli anni passati qualche querelle vi era stata ma su aspetti marginali, che non miravano a negare i  diritti linguistici dell’italiano, il diritto alla propria funzione didattica, alla propria esistenza. Vi erano stati dibattiti fra grammatici e letterati sul tipo di italiano, sul latino, ma tutto si risolveva in una franca discussione accademica, non c’era mai stato il passaggio attraverso la Magistratura. Durante il periodo fascista vi era il divieto  di affiggere insegne in lingua straniera o l’uso di termini stranieri che venivano italianizzati».

Già, erano gli anni quelli in cui Courmayer diventava Cormaiore, cocktail arlecchino, consommè consumato, ridicole italianiazzazioni come se la nostra lingua   non avesse accolto prima e dopo quel periodo utili e simpatiche contaminazioni….

«Quella che stiamo vivendo è un’altra storia, una storia incredibile. Una  preoccupante novità. Mai ara accaduto». Per meglio inquadrare la situazione attuale, è necessario soffermarsi sull’antefatto: il Politecnico di Milano  facendo propria una delibera del senato Accademico aveva deciso di attuare l’insegnamento solo in lingua inglese all’interno dei Corsi di laurea magistrale e  di Dottorati, il che aveva provocato vivaci reazioni sia nell’ambito accademico che extra, in prima linea la Crusca con il volume ‘Fuori l’italiano dall’università? Inglese, internazionalizzazione e politica linguista’ ( ed.Acc.Crusca/Laterza). Anche un gruppo di docenti  dello stesso Politecnico si rivolgevano al Tar della Lombardia, ottenendo una dichiarazione di nullità della delibera. La cosa però non finiva qui, il Rettorato del Politecnico  e il Miur (Ministero Istituzione e Ricerca) si appellavano al Consiglio di Stato chiedendo l’annullamento della decisione del Tar. Ora, finalmente, anche il Consiglio di Stato si è espresso: no  ai corsi esclusivamente in inglese al Politecnico di Milano. Una decisione  (presa dopo un lungo iter che aveva coinvolto anche la Corte Costituzionale) che conferma il precedente provvedimento del Tar.  
«Finalmente, una volta tanto, è arrivata la pronuncia definitiva che dà ragione totalmente e integralmente alla lingua italiana. Una bellissima vittoria», commentava la sentenza lo stesso Presidente dell’Accademia della Crusca prof. Marazzini.  

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