lunedì, Settembre 28

Cipro, politica e scandali

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Nicosia – La crisi economica che Cipro sta attraversando insieme all’occupazione turca nel Nord del Paese non rappresentano gli unici problemi nello scenario politico cipriota. La crisi economica e, in particolare, il tracollo della Laiki Bank hanno portato alla luce l’esistenza di relazioni non ortodosse tra il sistema economico e i partiti politici. Più nel concreto, la stampa ha reso note delle accuse circa il trasferimento illecito di ingenti somme di denaro ai due principali partiti politici ciprioti, ΔΗΣΥ e ΑΚΕΛ, da parte della società Focus.
Il presunto scandalo ha portato scompiglio nella vita politica di Cipro. La stampa presenta diverse testimonianze circa la presunta corruzione del sistema politico. Abbiamo chiesto a Giorgos Kentas, Professore assistente di Politica Internazionale e Governance presso l’Università di Nicosia, di esprimere il proprio parere in merito allo scandalo e alle ripercussioni previste sul sistema politico cipriota. Qui di seguito il suo parere e le sue previsioni.
I partiti politici di Cipro sono accusati di aver accettato finanziamenti dalla società Focus. Le accuse sono rivolte principalmente ai due principali partiti ΔΗΣΙ (il partito al potere) e ΑΚΕΛ (il partito comunista di Cipro). Ritiene che esistano prove concrete di tali accuse?
Esistono alcune prove. Il Presidente Anastasiades ha ammesso che il suo partito, DISI (un partito di destra, il più grande a Cipro) ha ricevuto 50.000 euro da Focus nel 2008, durante una campagna presidenziale. Anastasiades era il leader del DISI all’epoca, ma è stato Kasoulides, attuale Ministro degli Affari Esteri, a correre per la Presidenza. Kyprianou, il segretario generale di AKEL (il Partito Comunista cipriota, secondo al potere), non ha potuto confutare le notizie dei media secondo cui il suo partito avrebbe ricevuto denaro nel 2008, durante una campagna elettorale. I media hanno riferito che FOCUS, una società presumibilmente controllata da Vgenopoulos (un banchiere greco che in passato dirigeva la Banca popolare di Cipro, fallita nel 2013), avrebbe dato a AKEL e DISI un milione di euro ciascuno. Se questo fosse vero, i due più grandi partiti ciprioti sarebbero coinvolti in uno scandalo per corruzione, senza precedenti nella storia del paese.
È vero che lo scandalo è stato scoperto per via della crisi nel sistema bancario di Cirpo e più nello specifico a causa del tracollo della Laiki Bank?
È vero. Se non si fosse verificata la crisi bancaria, non saremmo venuti a conoscenza di molti scandali in materia di corruzione. La crisi ha innescato un processo che potrebbe svelare molti altri scandali (non ancora) noti. È importante notare che la crisi bancaria è il sintomo di una crisi istituzionale molto più profonda a Cipro. L’intero sistema politico cipriota è in rovina.
Quali ripercussioni avrà questo scandalo su quei due partiti e più in generale sul sistema politico cipriota?
È difficile predire quale sarà l’impatto. La reazione dei ciprioti alla crisi e agli scandali è piuttosto passiva. Uno shock esterno, come quello verificatosi a Cipro nel 2013, avrebbe dovuto condurre il Paese a una rivoluzione civile. Non è stato così. Invece, durante i sondaggi, quasi il 50% degli elettori ha dichiarato che si asterrà alle prossime elezioni. Paradossalmente, DISI e AKEL continuano a essere i più grandi partiti a Cipro. Per comprendere tale fenomeno, si dovrebbe guardare alla cultura politica di Cipro e ai forti legami tradizionali nel sistema politico. Indipendentemente da ciò, tuttavia, non escluderei un futuro cambiamento politico a Cipro. Più scandali verranno alla luce, più i ciprioti diverranno scettici in merito ai vecchi partiti politici e ai politici stessi.
Traduzione di Maria Ester D’Angelo Rastelli

 

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