domenica, Gennaio 20

Cipro, ancora niente riunificazione: perché?

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Purtroppo l’esito era atteso ed è arrivato: falliti i colloqui sulla riunificazione di Cipro in Svizzera. Ad annunciarlo il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. I presidenti delle due Cipro, il greco cipriota Nicos Anastasiades e il turco cipriota Mustafa Akinci, non sono riusciti a trovare un accordo, nonostante le pressioni dell’ONU.

Tante le voci e le supposizioni: il ‘Guardian‘ ad esempio parla di una Turchia poco propensa a concessioni, al contrario dei greco ciprioti, pronti a stabilire, tra le altre cose, una rotazione per la presidenza del Paese. Fonti non specificate parlano di tensione alle stelle nell’ultima notte, quella decisiva, con urla a condire il tutto. Ma Guterres non ha confermato, nè tantomeno svelato cosa sia andato storto e su quali punti i due Paesi non abbiano trovato un accordo.

L’indipendenza dalla Gran Bretagna dell’agosto 1960 non favorì i negoziati tra le due comunità, anzi. Tali e tante sono state le violenze tra greco e turco-ciprioti che nel 1964 le Nazioni unite dovettero inviare i caschi blu. Cipro è divisa ormai dal 1974, quando la Guardia nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia organizzarono un colpo di stato. Il presidente cipriota Makarios III fu deposto, il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica di Cipro. In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase l’isola, per difendere la comunità turca cipriota che la abitava. I soldati turchi presero il controllo del nord e Cipro fu divisa in due parti, così come la capitale Nicosia.

Poi nel 1983 la decisione della proclamazione della Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta solo dalla Turchia; la Repubblica Greca di Cipro, invece, è riconosciuta da tutti gli stati ad eccezione della Turchia e dal maggio 2004 fa parte dell’Unione Europea.

E proprio nel 2004, alla vigilia dell’ampliamento dell’Unione Europea a 10 nuovi stati, Cipro tenne un referendum sul cosiddetto ‘Piano Annan‘ promosso dall’Onu per una soluzione della crisi. Malgrado tutti i leader della Comunità Internazionale si fossero spesi a favore del Piano, il 76% dei greco-ciprioti rifiutò il compromesso, mentre dalla parte turca il 65% era favorevole. Nel giro di una settimana i greco-ciprioti diventarono cittadini dell’UE, mentre i turco-ciprioti ancor di più isolati.

I tentativi diplomatici vanno avanti comunque da decenni, ma senza passi in avanti significativi. Nella quasi totalità dei casi a far fallire i negoziati la sorte delle truppe turche ancora presenti a Cipro:  greco ciprioti chiedono che i soldati turchi (circa 35mila) si ritirino dall’isola, ma da Ankara sono sordi da questo lato. Un altro tema che divide è la futura divisione del territorio nelle zone federali dei greci ciprioti e dei turchi ciprioti: i primi vogliono la restituzione dell’intera città di Morphou, che oggi si trova nella parte turca di Cipro, mentre i secondi sarebbero disposti a cederne solo una parte. E a quanto pare proprio questi due punti sono stati decisivi, anche stavolta, per la riuscita dei colloqui di pace.

E pensare che l’esordio lasciava sperare: erano infatti state finalmente condivise le mappe di 28 campi minati piantati oltre quaranta anni fa dai greco-ciprioti, mentre i turco-ciprioti avevano cancellato le scartoffie amministrative per il passaggio della linea verde che ancora oggi divide la capitale Nicosia tra nord e sud.

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