martedì, Ottobre 20

Ciò che non convince di Matteo Renzi Caso Consip a parte, il peccato originale di Matteo Renzi riguarda il tempo in cui venne candidato alla presidenza della Provincia di Firenze

0

Non saprei se le colpe dei padri ingombranti debbano ricadere sui figli, quello che mi pare di sapere è che le linee prevalenti dello stile di vita si formano nei primi anni, quelli che trascorriamo immersi nell’ambiente familiare, uno dei grandi contributori nel processo di formazione della personalità. Per carità nessun determinismo ma, come dicono i vecchi, il frutto tende a cadere vicino alla pianta.

In questi giorni abbiamo saputo delle presunte manipolazioni che puntavano a screditare Matteo Renzi, usando la leva del genitore. Tuttavia la chiusura nei confronti di Matteo Renzi, che diventa sempre più cospicua, vedi sondaggi, è indipendente dal caso Consip, e riguarda proprio la personalità dell’individuo, nonché il suo comportamento in talune circostanze, compresa la vergognosa marcia indietro sullo Ius soli (è su queste cose che si deve rischiare la sfiducia).

Può darsi che ripetere certe cose sia noioso, ma quando la posta in gioco è così alta è meglio abbondare, soprattutto se si vive in un Paese dove funziona solo la memoria a brevissimo termine e la gente si lascia sedurre dallo storytelling, arte nella quale il segretario Pd è persino più abile dello stesso grande maestro del genere, l’attuale proprietario di Forza Italia.

Matteo Renzi si è macchiato di uno sgradevole atto di furbizia, probabilmente in combinato disposto col padre. Operazione spregiudicata, grave, costata centinaia di migliaia di euro ai contribuenti italiani. Difficile da perdonare ad un politico che si è fatto strada sbandierando l’intenzione di fare piazza pulita della vecchia politica e dei suoi metodi, incoraggiato dalla sua ipertrofica, e francamente ingiustificata, presunzione (il soggetto non mi sembra Alcide De Gasperi e nemmeno Palmiro Togliatti), nonché dall’entusiasmo di alcuni suoi sponsor, primo tra tutti Oscar Farinetti, anch’egli sostenuto da un livello di autostima non comune. Il fatto è che essere imprenditori non sempre inclina a fare cose intelligenti in politica, i casi di Donald Trump o di Silvio Berlusconi parlano chiaro.

Il peccato originale di Matteo Renzi riguarda il tempo in cui venne candidato, con prospettive di vittoria sicura, alla presidenza della Provincia di Firenze. Fino a pochi giorni prima era collaboratore coordinato e continuativo dell’azienda paterna, con uno stipendio da fame. Proprio a ridosso della candidatura, venne assunto come dirigente della medesima azienda, con uno stipendio assai più alto. Una carriera di notevole successo, la stessa sognata da ogni giovane italiano, ma questa somigliava, a leggere i giornali di ogni colore, ad un espediente furbissimo. Quando si assume un incarico politico e ci si mette in aspettativa, i contributi previdenziali deve caricarseli l’Ente presso il quale si svolge la funzione, dunque i cittadini. Se il tuo stipendio è molto alto, lo saranno anche i contributi.

Un incastro temporale perfetto, simile a quelli che rendono celebri i film di Christopher Nolan. Precisiamo che Matteo Renzi e suo padre non sono perseguibili, ma vorrei ricordare che altrove politici di livello più alto dell’ex Premier si sono dimessi per avere scopiazzato una tesi di laurea. Gettare un occhio in Germania per conferma. Ci sono comportamenti inopportuni, incompatibili con la saggezza e il buon governo, impregnati di furbizia, che parlano, descrivono, raccontano, e dal momento che la nostra personalità è auto-coerente, tenderanno a ripetersi. Del resto la partenza è stata in linea con le premesse, come testimoniano le modalità della cacciata di Enrico Letta, seguita da una serie di azioni umanamente maldestre, causa remota delle gravi difficoltà in cui versano il Pd -tornato nei sondaggi ai livelli della segreteria Bersani- e l’intera sinistra, già di suo abitata da personaggi felliniani, chiacchieroni e inconcludenti.

In un terreno minato, la sinistra, da sempre sottoposto a violente spinte centrifughe, Matteo Renzi si è messo a fare il piromane, rovinando tutto quello che si poteva rovinare e rendendo difficile ogni prospettiva di ricomposizione.

Sempre in linea coi tratti del suo personaggio, oggi ci racconta di avere pensato di dimettersi dopo la rovinosa sconfitta al referendum (una patetica bugia di marca berlusconiana, a ognuno i suoi maestri) ma che ci avrebbe rinunciato dopo le 23 mila email ricevute. ‘Ma ci faccia il piacere!’ direbbe Totò. Puerile e sempre più simile al maestro di Arcore, il quale è convinto che siamo una manica di stupidi.

Quest’estate la signora Agnese, durante una delle tante presentazioni del libro del marito, aveva detto, rispondendo ad una domanda sul merito, che è vero quanto si racconta a proposito del brutto carattere del marito. Tuttavia mi permetto di correggere la signora, il problema del marito non è il brutto carattere, così come quello di Palermo non è il traffico, le cose sono più serie.

Quello che i progressisti più responsabili, ma anche i cittadini di buona volontà di altri schieramenti, si possono augurare oggi e che prevalga la saggezza e nella sinistra si torni a parlarsi e, soprattutto, che il segretario del Pd rinunci a candidarsi a favore di una figura più adulta e meno funambolica.
Se così non sarà, non basterà l’esibizione di poche migliaia di mail per scongiurare conseguenze pesanti sul Paese, viste le alternative al Pd.

Siamo in una situazione delicatissima, le parole scellerate e fasciste pronunciate domenica a Pontida da Matteo Salvini, dovrebbero fare riflettere la parte più adolescente della sinistra, a cominciare dai suoi leader.

L’Italia si è sempre risollevata, ma quando è accaduto ai vertici del Governo e dello Stato c’erano persone di altra pasta. Matteo Renzi si è guadagnato una possibilità con lo slogan della rottamazione, vendendoci un’aspirapolvere rotta. Se adesso ne vuole una seconda deve maturare e poi tenere bene a mente che delle battute cretine e dei tweet compulsivi non interessa a nessuno, perché c’è in gioco l’avvenire dei nostri figli. Quest’uomo, sopravvalutato e presuntuoso, deve ricordare che furbizia e intelligenza non sono la stessa cosa, e che la prima è insufficiente per guidare un grande Paese. Azzoppato, ma sempre grande.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore