sabato, Maggio 25

Cinque Stelle e Illuminismo, un rapporto tutto da scoprire Cosa lega l' M5S e la filosofia dei 'lumi'?

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In questi tempi di grandi e progressive vittorie del Movimento Cinque Stelle una questione non è mai stata considerata: perché la piattaforma informatica dei grillini, quella su cui almeno formalmente vengono ratificate tutte le decisioni, si chiama con il nome del filosofo svizzero Rousseau?

Dunque (l’apparente) centro decisionale, il trasduttore di “democrazia diretta” porta il nome di un filosofo illuminista, ma -come vedremo- di un illuminismo eretico e non ortodosso per cui fu contestato anche ai suoi tempi. Jean Jaques Rousseau (1712 -1778) nacque a Ginevra da una famiglia calvinista di origine francese e lui personalmente fu dapprima calvinista, poi cattolico, poi di nuovo calvinista ed infine, in omaggio all’epoca dei Lumi, deista. 

Oscillò geograficamente tra Torino e la Francia dove ebbe a che fare, naturalmente, con gli enciclopedisti Denis Diderot e Jean-Baptiste D’Alembert collocandosi quindi cronologicamente in quell’area pre rivoluzionaria filosofica, appunto l’Illuminismo, che ebbe come sostanziale esito storico la Rivoluzione Francese del 1789.

Il punto fondamentale della sua filosofia politica è sicuramente espresso ne Il Contratto Sociale (Du contrat social: ou principes du droit politique) del 1762. L’origine della morale sociale incentrata sulla figura per certi versi mitica e mitopoietica del “cittadino” ha origine in questo scritto.

Il contratto sociale è quello che lega una comunità: si rinuncia a parte della propria sovranità in cambio della protezione dello Stato, sostituendo alla forza la nozione di diritto, concetto in vero non nato con Rousseau ma già prima presente e solo ora però esplicitato e direi codificato formalmente appunto in un contratto.

Non ci addentreremo certo nella filosofia di Rousseau, ma ci limitiamo a quello che ci serve per capire il suo rapporto con il M5S.  Il punto cruciale è che Rousseau è un illuminista, e cioè razionale per certi versi -lo è sicuramente per il concetto di giustizia-, ma non lo è per tanti altri versi, come quello scientifico, manifestando chiari contenuti pre – romantici e quindi irrazionali.

Il lascito più diretto del filosofo ginevrino del Contratto (termine peraltro molto di moda in questi giorni) ai Cinque Stelle è poi quello di “democrazia diretta” che allora cominciava ad essere propagato dai primi giornali ed ora dal Web, senza dimenticare che Maximilien Robespierre, l’incorruttibile, era un giacobino seguace proprio di Rousseau che portò al regime del Terrore e finì ghigliottinato.

Qualche giorno fa Luigi Di Maio ha definito il premier designato Giuseppe Conte “amico del popolo” (L’Ami du Peuple), utilizzando il nome di un giornale edito da Jean-Paul Marat (1743 -1793), rivoluzionario e giornalista francese, amico di Rousseau e deputato alla Convenzione.

L’”amico del popolo” fu, tra l’altro, anche il suo soprannome. Fu ucciso da Charlotte Corday, un’altra rivoluzionaria che poi finì ghigliottinata pochi giorni dopo, con un pugnale mentre era immerso nella sua vasca da bagno di rame per lenire una forma di orticaria.

Ma torniamo all’attualità.  Questo riferimento dotto non può venire da Di Maio ed è quindi da scriversi con molta probabilità all’area di Casaleggio che è l’unica in grado di fornire sostentamento alla mitologia rivoluzionaria che i Cinque Stelle stanno tentando di costruirsi con le rievocazioni di famosi rivoluzionari francesiMa torniamo alla doppia natura di Rousseau, il filosofo guida del movimento.

Infatti è proprio nella sua doppia natura, illuminista e quindi razionale da un lato e pre – romantica e quindi irrazionale dall’altro che è, a mio avviso, da ricercarsi la natura contradditoria del Movimento che in tante occasioni si è dimostrata soprattutto con le dichiarazioni dei suoi parlamentari.

Ecco quindi che ad una interpretazione legalitaria di chiaro stampo illuminista fanno seguito episodi di credenze irrazionali e mitiche, tipiche dei romantici. Si pensi solo all’interesse degli iscritti e dei deputati per le scie chimiche, le sirene, intese come creature marine mitologiche, le teorie complottiste, l’avversione ai vaccini e al metodo scientifico in generale.

E non è certo un caso, alla luce di quanto accennato precedentemente, che i rapporti tra il filosofo illuminista per eccellenza, Voltaire (1694 -1778) e Rousseau furono pessimi. I due collaborarono entrambi, come detto all’Enciclopedia, ma ben presto Voltaire e D’Alembert entrarono in contrasto con Rousseau. Il filosofo del Candido definì il ginevrino, durante la disputa, un “blasfemo sedizioso”.

Voltaire rincarò la dose in un pamphlet, ‘I sentimenti dei cittadini’, di cui però non ammise mai di essere l’autore e attaccò Rousseau dopo che questi pubblicò ‘Discorso sull’origine della disuguaglianza’, in cui Voltaire lo accusava di primitivismo.

Da notare come il tema ecologico, tanto caro a Rousseau, sia alla base del Movimento, tanto che le Cinque Stelle, pochi lo sanno, stanno a significare la tutela dell’acqua pubblica, della mobilità sostenibile, dello sviluppo, della connettività e dell’ambiente, appunto cinque temi ecologisti. Il naturismo di Rousseau dunque si riflette pienamente nelle tematiche ambientali dei grillini. Dunque sembra evidente la connessione del M5S con l’illuminismo, sia pure di stampo eretico e in realtà pre -romantico.

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