mercoledì, Agosto 5

Cinema e Storia

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«Ecco adesso i riflettori, coi loro fasci di luce diventano proprio grandi o piccoli pennelli, coi quali si continua a ammorbidire o intensificare, a seconda del bisogno i colori della realtà e quelli della fantasia…..Ecco, mi dico questo è proprio il cinema». Federico Fellini.

Tra la girandola degli scambi di doni natalizi, mi è arrivato, e molto gradito, da parte di una carissima cugina, il libro di Tiziana Maria Di Blasio ‘Cinema e Storia’ dalla introduzione del quale, abbiamo ritenuto opportuno estrapolare la frase del regista romagnolo. La prefazione ad esso gode, della firma di un caposcuola della Storiografia internazionale come Jacques Le Goff, purtroppo recentemente scomparso. A partire da queste sintetiche coordinate, già si può pregustare il grande livello di tenuta culturale e concettuale di questo saggio. Affrontare argomenti sul Cinema e la sua Storia, e la Storia non possono priscindere, da sviluppare considerazionl su cosa c’era, o non c’era nella situazione precedente.

Dagli inizi dell’ottocento, era nata la fotografia. Nel corso degli anni si era via via andata arricchendo di nuovi perfezionamenti tecnologici. La storia della nascita della fotografia, è molto complessa, basti dire in questa sede, che fu alimentata dalle ricerche di una grande quantità di inventori e sperimentatori, testimoniato dalla rilevante quantità di brevetti conseguiti, per questa attività.
Come noto la fotografia, affronta e si confronta con il mondo reale, nella sua dimensione statica. La ‘realtà’ fino alla vera e propria irruzione nell’immaginario collettivo, di quel magico e all’epoca misterioso marchingegno che prenderà nome di cinema, era ricompresa tra gli aneliti evocativi, che riuscivano a suscitare con le loro opere i grandi pittori o scultori.
In queste attività erano state raggiunte nel corso dei secoli vette di bellezza e fascinazione insuperate. Ma con il graduale quanto inesorabile affermarsi della tecnica, con tutto il suo portato di dinamismo, niente poteva più rimanere fermo o statico. Tanto meno le Arti come ci insegnarono i Futuristi a partire dal primo Manifesto della nascita del Movimento. Pubblicato, non a caso da Filippo Tommaso Marinetti, sul quotidiano francese ‘Le Figaro‘, il 20 Febbraio del 1909.
Per convenzione universalmente accettata l’invenzione del cinema viene datata con la proiezione della sera del 28 dicembre 1895 nel Salon des Indiens del Grand Café al numero 14 di Boulevard des Capucines. Come acutamente ci fa osservare l’autrice Tiziana Maria Di Blasio, il cinema per funzionare dipende dalla luce, Parigi all’epoca era la Ville Lumiere per antonomasia, i fratelli che effettuarono la prima proiezione pubblica, per i pochi spettatori di quel 28 dicembre, pare fossero 32, si chiamavano guarda caso Lumiere.

Il libro ‘Cinema e Storia‘, è una miniera di informazioni, che non possono non suscitare riflessioni nel lettore. Il testo è articolato in due macro sezioni: Scrittura filmica. Il visbile della Storia e Storicità dello sguardo d’autore attraverso i generi. E’ fuor di dubbio che lasettima arte‘ dalla sua nascita, accompagna il dipanarsi delle vicende umane, con tutte le loro contraddizioni. In alcuni casi l’anticipa. Talvolta, inseguendo il mito del ‘cinema verità’, va sui territori del documentarismo, o della quotidianeità dal sapore inquinato della televisione. Il cinema è anche il deposito di emozioni, vissuto di ognuno di noi.

Personalmente confesso, di essere un cultore dalle estetiche dei fim in bianco e nero, a cominciare dal cinema Espressionista tedesco. Con il giganteggiare in quel genere durante quella sua fase creativa di Fritz Lang. Proseguendo con il Noir francese, corredato dalle prestazioni maiuscole di interpreti quali Lino Ventura. Per arrivare al nostro neorealismo. Ma ovviamente questi sono solo gusti personali.

Nel maneggiare un materiale incandescente come la ‘Storia’, quale che essa sia, entrano in campo fattori , che ci accompagnano per tutta l’esistenza. Il tempo e la memoria. E il Cinema, ce lo tiene in qualche modo sempre presente. La civiltà di Lumiere, quella delle immagini, ha superato quella di Gutenberg, quello della scrittura. Come dice l’autrice del saggio, la scrittura si è ritagliato lo spazio dell’informazione, l’immagine quello dell’evocazione.

Abitualmente si parla delle contingenze attuali come quelle dettate dalla ‘società dell’immagine’. La cosa che vorrei mettere in risalto, è che al di fuori di non consuete vette espressive, che ci intrigano con la loro ricca filigrana evocativa, il resto rimane su piani estetici emotivi, che scavalcano qualsiasi impulso di riflessione, approfondimento e razionalità, quale quella che esige l’Universo Gutenberg. L’autrice ben consapevole di questi due aspetti, ponendo l’attenzione nello specifico del rapporto intercorrente tra Cinema e Storia, riprendendo una frase di Marc Bloch, ci offre una ipotesi di sintesi tra questi due aspetti che potrebbe essere quella vincente cosiderando i due aspetti come interfernze e confluenze: «…un gioco di fari incrociati di fasci di luce che si combinano e si compenetrano»

 

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