giovedì, Dicembre 12

Cinema arabo: qualità e fondi cercasi field_506ffbaa4a8d4

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Amman – Il cinema nella sua purezza è quello che i registi veri prediligono. “No influenze politiche o religiose ma fare film con passione e per amore del cinema stesso”. È così che la pensa Naji Abu Nowar, un regista giordano, che si sta facendo conoscere sullo scenario internazionale grazie al suo primo lungometraggio ‘Theeb‘, che ha conseguito numerosi premi e anche la nomination agli Oscar. “Sono un regista, non amo le classificazioni e le etichette, e continua: sono un regista arabo solo perchè sono nato in un Paese arabo, ma sarei stato un regista comunque anche altrove”.

 

Sei uno dei pochi registi del mondo arabo ad aver avuto cosi tanti riconoscimenti in tutto il mondo. Come mai?
Il cinema del mondo arabo, generalizzando, può essere diviso in 3 categorie: la prima è costituita da film commerciali egiziani che costituiscono la maggior parte della produzione. Penso che questi film siano popolari e commerciali anche perchè il settore della distribuzione e della ‘exhibition’ sono completamente controllati dai produttori, che non danno la possibilità a film ‘migliori’ di entrare nel mercato. È dunque un monopolio dove i prodotti stranieri hanno molta difficoltà a raggiungere l’audience. Per questa ragione siamo stati in grado di mostrare ‘Theeb‘ solo in poche sale in Egitto. La seconda categoria è rappresentata dal cinema indipendente motivato dalla politica. Qui ci sono film che trattano di problematiche politiche vicine al cuore dei registi oppure ai finanziamenti e alle organizzazioni che supportano il film. A causa di ciò i film rischiano di ‘soffrire’ perchè sono prima lavori politici e poi opere d’arte. Quindi un soggetto o la storia potrebbero non essere autentiche. Questo crea una storia bi-dimensionale e un lavoro di artigianato povero, un film noioso che l’audience non vuol vedere. La terza è la categoria minore, dove colloco anche me stesso, che è quella del cinema degli amanti del cinema. Esistiamo per fare film perchè amiamo fare film e amiamo tutto il processo. Non cerchiamo di monopolizzare un’industria o mandare messaggi politici. Il nostro obiettivo è fare dei grandi film. Ci sono altri pochi registi come me, e penso che siano questi i film che arrivino ad una vasta audience nonostante il loro piccolo budget e le difficoltà della distribuzione. Questi sono le tipologie di film che vorrei vedere.

 

Il cinema arabo si sta facendo conoscere molto negli ultimi anni, perchè così tardi?
Ci fu un’epoca d’oro per il cinema egiziano, parlo di quella degli anni ’40 e ’50, epoca che fu davvero grandiosa e conosciuta in tutto il mondo. Da allora c’è stato un rapido declino, che ha attraversato tutto il mondo arabo, con l’eccezione di rari casi di classici qua e là. Oggi, credo che il cinema del mondo arabo sia nettamente in ascesa, fatto di una generazione nuova, di registi ‘incredibili’, pronti ad emergere, e non vedo l’ora di vedere film magnifici provenienti da tutto il Medio Oriente.

 

Cosa puoi dirci sul livello tecnico e professionale degli addetti ai lavori nel cinema arabo?
Negli ultimi dieci anni, in Giordania c’è un gruppo di professionisti che sta emergendo e che si sta facendo conoscere al mondo. Abbiamo eccellenti artisti che hanno qualità tecniche che possono assolutamente competere col resto del mondo. E questo accade nella maggior parte dei Paesi arabi che fanno film regolarmente, come Egitto, Libano, Marocco, Emirati Arabi, Palestina e altri.

Quali sono le scuole di cinema più famose nel mondo arabo? Tu per esempio dove hai studiato?
Non ho studiato cinema. Ho imparato a fare film facendoli, provando e sbagliando. Non conosco le scuole di cinema. Credo che ve ne siano a Il Cairo. Una molto buona in Giordania, chiamata RSICA, che ha formato molti della troupe che ha lavorato al mio film ‘Theeb‘, sfortunatamente ha chiuso.

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