sabato, Ottobre 24

Cina: Xi Jinping, una leadership assoluta ed una Presidenza senza scadenza La proposta di rimuovere il limite temporale dei ‘due mandati’ alla Presidenza avanzata dal Comitato centrale del Partito comunista cinese

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Domenica scorsa è rimbalzata, sulle varie testate nazionali ed internazionali, la notizia per cui il Presidente della Repubblica popolare Xi Jinping, 64 anni, divenuto presidente nel 2013, potrebbe restare alla presidenza della Cina anche dopo il secondo quinquennio (2022), che dovrebbe partire a marzo con l’elezione da parte dell’Assemblea nazionale del popolo. La proposta di rimuovere il limite temporale dei ‘due mandati’ è stata avanzata dal Comitato centrale del Partito comunista cinese e dovrebbe essere approvata durante la seconda sessione plenaria del 19mo Comitato centrale del Partito comunista, che si riunirà il prossimo 5 marzo.

Risaliva a Deng Xiaoping la riforma del sistema politico cinese che aveva impresso un maggior bilanciamento dei poteri e aveva ridotto i rischi legati alle decisioni di una sola persona.  Tra le riforme veniva inserito il limite di due mandati consecutivi per il presidente. L’ obiettivo di Deng era separare il ruolo del partito da quello di governo.

In senso opposto pare andare la leadership di Xi. Già nel corso del 19mo Comitato centrale del Partito comunista, il Partito aveva emendato la propria Costituzione lo scorso ottobre per includervi il pensiero di Xi, e in particolare il “Pensiero sul Socialismo con caratteristiche cinesi per una Nuova era”, al centro del quale figurano “quattro insiemi” per il conseguimento dell’obiettivo di una società moderatamente prospera entro il 2020, tramite ‘cinque politiche di crescita in una’ tra cui la riforma economica, il rispetto della linea imposta dal Parito, compresa una rigida lotta alla corruzione e il contrasto alla povertà.

«Lingxiu» è l’ appellativo che si è guadagnato Xi Jinping, il più alto riconoscimento per un leader cinese visto che fu attribuito solo a Mao Zedong.  A poche ore dall’annuncio gli utenti di Weibo, social network più popolare in Cina, hanno trovato difficoltà a commentare la decisione e ad aggiornare i propri profili social e anche sui motori di ricerca e l’ uso del nome ‘Winnie The Pooh’, a cui molti cittadini della Repubblica Popolare sono soliti paragonare, sarcasticamente, il leader. Ironia che non sembra ben accolta.

«Il cambiamento non significa che il presidente cinese avrà un mandato a vita», ha affermato in un editoriale il Global Times, giornale pubblicato dal Quotidiano del Popolo. Certamente Xi Jinping è colui che ha lanciato l’ iniziativa ‘One Belt One Road’ delle Nuove Vie della Seta ed è lui che, probabilmente, dovrà guidare la Cina nella sua riscossa economica, politica e militare in vista del raggiungimento del ‘sogno cinese’. Dal punto di vista internazionale, sarà lui a dover gestire i sempre più complessi rapporti con gli Stati Uniti, anche, ma non solo, in relazione alla questione economia e alla Corea del Nord.

Cosa comporterà questa novità dal punto di vista interno ed esterno? Lo abbiamo chiesto a Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del Centro Studi per l’ Impresa  della Fondazione Italia-Cina (CeSIF) oltre che ricercatore dell’ Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

Il Partito comunista cinese ha proposto di eliminare l’attuale limite di due mandati per il presidente della Repubblica, aprendo di fatto la strada alla permanenza di Xi Jinping alla guida del paese oltre il 2023. Se l’emendamento della Costituzione verrà approvato durante la seconda sessione plenaria del 19mo Comitato centrale del Partito comunista, che si riunirà a partire dal 5 marzo, a circa tre mesi dalla decisione nella prima sessione di ottobre di far entrare il suo pensiero in Costituzione, l’autorità del presidente Xi verrà ulteriormente rafforzata?

La questione è diventata chiara lo scorso ottobre quando Xi Jinping, attraverso una serie di mosse, tra cui l’ inserimento del suo nome nella Costituzione del Partito e la non indicazione del suo successore, aveva fatto capire di avere l’intenzione di andare oltre i dieci anni convenzionali di leadership così come è avvenuto negli ultimi trent’anni. La figura del leader in Cina ricopre, solitamente, tre incarichi: il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, il Presidente della Commissione Militare Centrale e il Presidente della Repubblica. I primi due non avevano limiti temporali mentre il terzo aveva il limite di due mandati: quindi, una possibilità era quella per cui Xi Jinping, tra cinque anni, avrebbe potuto mantenere i primi due incarichi, ma non la Presidenza della Repubblica. In questo modo, diventa possibile il mantenimento di questi tre incarichi.

In questo senso, l’ eliminazione dei limiti temporali alla Presidenza della Repubblica è coerente con quanto si è potuto evincere dal XIX congresso del Partito Comunista Cinese.

Sì prosegue in questa linea. Una cosa che colpisce rispetto a quanto è avvenuto in questi ultimi giorni non è tanto la sostanza, ovvero che Xi Jinping manterrà il potere oltre ai dieci anni che ormai sembravano strutturali, ma il modo attraverso cui ha deciso di far passare questa modifica perché poteva tranquillamente farlo anche più a ridosso della scadenza. Inoltre, l’ occasione in cui è stato fatto è il ‘terzo plenum’, che sarebbe la terza riunione plenaria del Comitato Centrale che, generalmente, avviene in autunno. Anche nel 2013, varie riforme economiche erano state presentate in occasione del ‘terzo plenum’ che, di solito, è ad un anno dal Congresso. Di conseguenza, tutti si aspettavano che il ‘terzo plenum’ sarebbe stato convocato nel prossimo Ottobre: in questo caso, è stato anticipato a prima delle due sessioni che si terranno la prossima settimana. Il motivo di questo anticipo ancora non lo sappiamo: tutto ciò che gli analisti sapevano della politica cinese e di rituali che sembravano codificati, negli ultimi sei mesi, sono in qualche modo saltati.

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