giovedì, Dicembre 12

Cina – Vaticano: diaspore, segreti e quell’oscura vicenda della girandola dei vescovi Una trama degna di Dan Brown, la vicenda delle nomine dei vescovi illegittimi e la rimozione di vescovi riconosciuti sta diventando un giallo internazionale

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Non vi è dubbio alcuno, a questo punto, che nella diplomazia vaticana e nel Vaticano stesso vi sia una spaccatura non tanto sulla questione delle nomine di vescovi illegittimi da parte delle Autorità cinesi, quanto sul farsi da parte di vescovi eletti e riconosciuti dal Vaticano per far posto a vescovi illegittimi e persino scomunicati. Un far spazio che non è il risultato di una libera scelta di fede e di obbligo all’obbedienza da parte dei prelati, ma che è chiaramente imposta loro dall’alto e per esigenze delle due parti in essere – la Repubblica Popolare Cinese e lo Stato Vaticano – per addivenire ad una forma di compromesso che (con profilo basso o alto che sia) possa non-scontentare del tutto le due entità diplomatiche coinvolte nella ricostruzione del dialogo.

La Cina, insomma, ora più che mai è la nuova frontiera del Cattolicesimo ma vanno addensandosi nubi scure sulla ripresa del dialogo. E sono nubi che si addensano nei cieli di Roma, nebbie che ottundono ed oscuriscono l’aere nelle stanze vaticane.

Quanto affermato dal Cardinal Joseph Zen, Vescovo Emerito di Hong Kong, attraverso il suo Blog (poi ampiamente riportato da ‘Asianews‘) getta una luce alquanto inquietante sullo stato delle cose: nonostante la consueta facciata paludatissima adottata sia da parte della diplomazia cinese, sia, altrettanto notoriamente, da parte della Santa Sede, profili bassissimi ai quali siamo da lungo tempo abituati, per le consuete cautele diplomatiche che storicamente preferiscono i tempi lunghi per la risoluzione delle controversie (o degli accordi). L’alto prelato, infatti, racconta come sia stato difficile anche per lui riuscire a raggiungere il Santo Padre per potersi finalmente assicurare che una missiva riservata giungesse nelle sue mani. Di fatto, ha dovuto praticamente spostarsi da se medesimo, in quanto non avrebbe avuto rassicurazione alcuna sul fatto che la sua comunicazione relativo al malcontento in terra cinese condensato nelle parole accorate del vescovo Monsignor Zhuang giungesse realmente nelle mani del Santo Padre.

Infatti, il Cardinal Joseph Zen aveva già cercato di far recapitare una copia di una sua missiva riservata inviata in originale al Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, con inclusa – appunto – una copia per il Santo Padre. Ma egli stesso non ha mai avuto risposta alcuna sul fatto se al Santo Padre sia giunta o meno quella sua missiva. Tanto da doversi spostare in prima persona da Hong Kong fino a Roma.

«Quando l’anziano e afflitto mons. Zhuang mi ha chiesto di portare al Santo Padre la sua risposta al messaggio da lui ricevuto dalla ‘delegazione vaticana’ a Pechino, non ho potuto dirgli di no. Ma cosa potevo fare per essere sicuro che la sua lettera raggiungesse il Santo Padre, quando non sono sicuro nemmeno se le mie lettere giungono a lui [?]».

Un fatto degno di una trama di un romanzo tra il giallo ed il diplomatico. «Per assicurarmi che la nostra voce arrivi al Santo Padre, ho preso subito la decisione di andare a Roma. Ho lasciato Hong Kong la notte del 9 gennaio, arrivando a Roma al mattino presto del 10 gennaio, giusto in tempo – beh, veramente leggermente in ritardo – per partecipare all’udienza generale del mercoledì. Alla fine dell’udienza, noi cardinali e i vescovi sono ammessi per il ‘baciamano’ e io ho avuto la possibilità di mettere nelle mani del Santo Padre la busta, dicendo che ero venuto a Roma al solo scopo di portare a lui la lettera di mons. Zhuang, sperando che egli trovasse il tempo di leggerla (nella busta vi era la lettera originale del vescovo in cinese, una mia traduzione in italiano e una mia lettera)».

Il Cardinale sostanzia con dovizia di dati quel che accadde. «Quella sera (10 gennaio), la conversazione è durata circa mezz’ora. Ero piuttosto disordinato nel mio parlare, ma penso di aver raggiunto lo scopo di rendere note al Santo Padre le preoccupazioni dei suoi figli fedeli in Cina. La domanda più importante che ho posto al Santo Padre (che era citata anche nella lettera) era se egli aveva avuto tempo di studiare il caso‘ (come aveva promesso a mons. Savio Hon). Nonostante il pericolo di essere accusato di rompere la confidenzialità, ho deciso di dirvi quanto sua Santità ha detto: ‘, ho detto loro [i suoi collaboratori nella Santa Sede]di non creare un altro caso Mindszenty‘! Ero là alla presenza del Santo Padre, in rappresentanza dei miei fratelli cinesi nella sofferenza. Le sue parole dovrebbero essere ben comprese come una consolazione e un incoraggiamento più per loro che per me. Questo riferimento storico al card. Josef Mindszenty, uno degli eroi della nostra fede, è molto significativo e appropriato da parte del Santo Padre. (Il card. Josef Mindszenty era arcivescovo di Budapest, cardinale primate di Ungheria sotto la persecuzione comunista. Egli ha molto sofferto per diversi anni in prigione. Durante la breve vita della rivoluzione del 1956 egli è stato liberato dagli insorti e, prima che l’Armata rossa distruggesse la rivoluzione, si rifugiò nell’ambasciata americana. Sotto la pressione del Governo, la Santa Sede gli ordinò di lasciare il Paese e nominò un suo successore a piacere del governo comunista)». Tutto questo denota quale sia il clima nei corridoi dello Stato Vaticano anche nel periodo di Papa Francesco, non solo in quello che si concluse con le dimissioni di Papa Ratzinger.

La spaccatura c’è, è evidente, non si tratta solo di peana che promana dal territorio cinese, non si tratta solo di tonache, ruoli, competenze, vacuo prestigio o prebende, si tratta piuttosto dei destini della Chiesa Cattolica in Cina a fronte del fatto che facilmente il compromesso può risolversi a favore della Cina più che a favore del Vaticano stesso. Il che è quello che teme sia la Curia di Roma, sia il novero dei cristiani che in Cina fino ad oggi ha dovuto subire vessazioni e condizioni durissime.

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