domenica, Marzo 24

Cina – Vaticano: a che punto siamo? Prossimi alla conclusione, si alza qualche dubbio

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I rapporti fra Vaticano e Cina sembrano sempre più stretti. L’accordo fra i due pare essere giunto alle battute finali e portare, dunque, a una nuova era delle relazioni fra la Chiesa cattolica e la Repubblica Popolare. La storia dei cristiani cinesi, infatti, è stata (ed è tuttora, sotto vari aspetti) molto complicata, specialmente con l’avvento del Comunismo, che ha fatto proprie le istanze nazionalistiche anticristiane e ha iniziato un’era di persecuzioni che, per fortuna, è andato via via concludendosi fino alla situazione odierna. Tuttavia, se i cristiani cinesi oggi non sono più perseguitati, vige su di loro uno strettissimo controllo delle autorità politiche, che mette in difficoltà chiunque voglia affermare che in Cina sia garantita la libertà religiosa.

L’assenza di libertà religiosa è in realtà il punto più difficile dell’intera faccenda. I cattolici cinesi, infatti, non sono perseguitati, non sono cercati casa per casa, per essere arrestati e deportati e non vivono in una condizione di intolleranza sociale: c’è, anzi, una profonda accettazione, quando non di curiosità, da parte della popolazione, spesso presso alcune particolari fasce sociali: donne e uomini d’affari, studenti … Si parla, a tal proposito, di ‘febbre cristiana’ in Cina. Il controllo sulla vita delle comunità cattoliche è, invece, molto pressante. Ambienti vicini al mondo cristiano cinese ricordano come negli ultimi anni sia aumentata l’opposizione ai gruppi di cristiani. Inoltre, dal 1° febbraio è entrata in vigore una nuova legislazione, che riprende alcune norme del passato, irrigidendo il controllo del Governo.

Tutto dipende da come queste vengono applicate: se, come spesso capita, si ha un atteggiamento tollerante, non dovrebbe cambiare nulla, se, invece, vengono applicate in maniera rigida, allora si riduce ancora di più lo spazio della libertà religiosa. È tutto legato all’attività dei funzionari, della polizia, di chi comanda. In molte zone, i funzionari locali sono molto tranquilli, tolleranti e non fanno sentire il loro intervento, per cui la popolazione non ha alcun interesse a fare delle attività anticristiane. In altre, invece, il controllo è molto rigido, e diventa problematico per i fedeli poter manifestare liberamente la propria religiosità. Anzi: i funzionari governativi hanno gli strumenti per intervenire in maniera molto pesante, quando non violenta. Ci sono episodi anche tragici: c’è gente in carcere, che non si sa quando verrà processata o che non si sa dove sia. Non sono tanti (non più di una trentina fra i cattolici), però ci sono. Circa tre anni fa, ad esempio, e accaduto un episodio increscioso: un prete della chiesa sotterranea, fermato dalle autorità locali, è morto in circostanze mai chiarite. Secondo la chiesa, in Cina e in Hong Kong, ci sono evidenze sufficienti per credere che è morto nel corso di un interrogatorio.

La questione principale che si pone di risolvere questo accordo diplomatico è la compresenza, in terra cinese, di una chiesa, divisa in due comunità: quella ufficiale o aperta; quella sotterranea o clandestina, o meglio ancora ‘non registrata’. La prima, sotto il diretto controllo delle autorità cinesi, è in mano alla cosiddetta Associazione Patriottica, che si pone l’obiettivo di assicurarsi la massima aderenza della predicazione religiosa ai dettami imposti da Pechino. Questa non ha ufficialmente alcun legame con la Chiesa di Roma: non risponde al Magistero, non può seguire le indicazioni del papa e viene guidata da vescovi non nominati dal Vaticano, ma dalle autorità politiche locali. È, a tutti gli effetti, una Chiesa scismatica. La Chiesa non ufficiale, quella, per così dire, clandestina, invece, si riconosce per una maggior vicinanza a Roma, che, nel corso dei decenni, ha talvolta fatto sentire un suo sotterraneo sostegno. L’accordo Cina-Vaticano mira a eliminare questa differenza e a unificare così le due chiese. Nota dolente di questo accordo per la Chiesa cattolica è la rinuncia alla sua prerogativa di nomina dei vescovi, riconoscendo quelli già individuati dall’autorità politica cinese e forzando alle dimissioni quanti si sono espressi contro l’accordo, per essere sostituiti con altri, graditi a Pechino.

Ma che cosa si dice nel mondo cinese? Il vescovo emerito di Hong Kong, Joseph Zen, parla apertamente di errore di valutazione della Chiesa cattolica, che, così facendo, mette i lupi davanti al gregge. Il vescovo emerito ha più volte difeso, nel corso della sua vita, l’attività della Chiesa non ufficiale cinese, quella che opera al di fuori del controllo della Repubblica Popolare. La Cina, infatti, ha sempre operato per il controllo totale delle religioni e una decisione del genere da parte vaticana non farebbe altro che punire i fedeli e premiare i ‘traditori’, per usare le sue parole. D’altro canto, va fatta un’altra considerazione. Quali sarebbero le ragioni che spingono la Cina a voler concludere positivamente questa trattativa? Perché, se è vero che un accordo con la Chiesa cattolica e con il popolarissimo papa Francesco sarebbe un’ottima pubblicità positiva per la Repubblica Popolare, accreditandosi sul palcoscenico internazionale come una superpotenza dal volto rassicurante, e se è anche vero che una conclusione positiva sarebbe un importante successo politico anche nei confronti della nemica Taiwan, che vedrebbe indebolita la sua relazione con il Vaticano, fra i pochi a riconoscerne l’esistenza, è anche vero che potrebbero esserci altre conseguenze collaterali.

Un accordo con i cattolici potrebbe spingere anche i tibetani a richiedere attenzione, così come i musulmani delle regioni nord-occidentali dell’immenso territorio cinese, e, a seguire, di altre minoranze ben più rumorose dei cattolici. Ambienti vicini al mondo cinese, infatti, sostengono che le conversazioni fra Cina e Vaticano sono ad alti livelli, ma non sono coinvolti, al momento, i piani altissimi del Partito. Questa decisione, dai quadri medio-alti deve passare al Politburo e a Xi Jinping, che ha assunto un potere pressoché illimitato, specialmente dopo l’ultimo Congresso del Partito Comunista. In linea puramente teorica, non sarebbe scontato che il Presidente cinese firmi. E bisogna tenere presente che, così come nella Chiesa cattolica c’è chi è d’accordo e chi è contrario (e che potrebbe utilizzare questo fatto nella guerra contro  Papa Francesco), così è anche all’interno della Cina. Ci sono molti funzionari che, sia per motivi di prestigio personali, che per apertura mentale, vedono di buon occhio questo accordo, ma la decisione ultima spetta al Politburo, all’ala più estremista, non familiare con posizioni riformiste, che considera la religione come un peso. D’altronde, non sarebbe la prima volta che la trattativa diplomatica fra Cina e Vaticano viene data come prossima alla conclusione: è già accaduto nel 1999 e nel 2005.

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