sabato, Giugno 6

Cina: testato con successo nuovo missile supersonico Con il DF-17, si inaugura una nuovo trend

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Diversi media internazionali hanno riportato, nell’ ultima settimana, la notizia, fornita da una fonte interna all’ intelligence americana, secondo cui la Cina, inserita, insieme alla Russia, tra le ‘minacce strategiche’ dalla nuova Strategia di Sicurezza Nazionale di Donald Trump, avrebbe testato un nuovo missile dotato di un sistema di armi ipersoniche. Il missile in questione, noto come DF-17, Dong Feng – 17, con una gittata tra le 1.100 e le 1.500 miglia ( alcuni sostengono anche più di 2.000), raggiungendo decine di chilometri di altezza, è pensato per ingannare le difese aeree esistenti atte all’ intercettazione, inaugurando, dunque, una new generation di armi ipersoniche in corso di sviluppo da parte delle principali potenze militari. Secondo i servizi segreti americani, il DF-17 ripropone molto del progetto sul DF-16B, missile balistico a corto raggio già schierato.

Ma cosa caratterizza questo tipo di veicoli? Gli Hypersonic Glide (HGV) si differenziano dalle testate dei missili balistici convenzionali perché mentre quest’ ultimi vengono potenziati nello spazio, rientrando nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità per colpire il bersaglio, i veicoli di planata ipersonici si fermano prima di entrare nello spazio, raggiungendo la Terra a velocità ipersoniche. Per velocità di questo tipo, si parla  di Mach 5+. Viaggiando al di sotto dello sguardo dei tradizionali radar di missili balistici, questo li rende più offensivi, anche se la loro efficacia potrebbe non essere sempre garantita nel momento del rientro nell’ atmosfera. Sono comunque in grado di trasportare carichi nucleari che convenzionali.

Secondo il National Air and Space Intelligence Center statunitense, «i veicoli di planata Hypersonic forniti dai booster di missili balistici rappresentano una minaccia emergente che porrà nuove sfide ai sistemi di difesa missilistica».

Il People’s Liberation Army Rocket Force (PLARF) , il braccio dell’esercito cinese che controlla i missili balistici nucleari e convenzionali di Pechino, avrebbe effettuato i test del DF-17 a novembre, dopo quasi due anni di tentativi (tra il 2014-2016).  Il primo test avrebbe avuto luogo il 1 novembre, a pochi giorni dalla conclusione del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese il secondo quindici giorni dopo.

Il missile sarebbe stato lanciato dal Jiuquan Space Launcher Center nella Mongolia Interna, sito dove, in precedenza, erano già avvenuti altri test e  avrebbe impattato su un sito nella provincia dello Xinjiang, al di fuori di Qiemo, a pochi metri di scarto dall’obiettivo previsto. 11 minuti è stata la durata del volo del vettore. Il successo dell’ ultimo comproverebbe l’ ipotesi di un’ entrata in servizio del vettore nel 2020 .

E’ anche vero che questi missili non terrorizzano una potenza militare come gli Stati Uniti, ma potrebbe, ad esempio, diminuire la competitività del sistema antimissilistico THAAD, installato, agli inizi dello scorso anno, in Corea del Sud, in risposta alle minacce nucleare del regime di Pyongyang. Installazione che, peraltro, aveva suscitato le proteste da parte di Pechino, ufficialmente perché, a detta cinese, capace di interferire nelle frequenze radio; in realtà, perché limita la leadership cinese regionale e rende sempre più pressante la presenza di Washington ai confini.

Ecco perché non passerà molto tempo prima che Lockheed Martin aggiorni il suo sistema di difesa anti-missile in modo tale da fronteggiare tale minaccia. Ma se la Cina ha concluso i suoi primi test, non è l’ unica potenza a lavorare su questo fronte: anche Russia e Stati Uniti vi starebbero ponendo mano, ma la proliferazione di questo tipo di armi fa aumentare il rischio di errori tecnici o umani e quindi di possibili conflitti.

«Sebbene i veicoli ipersonici di planata e i missili che volavano traiettorie non balistiche fossero stati proposti per la prima volta fin dalla Seconda Guerra Mondiale, i progressi tecnologici stanno solo ora rendendo praticabili questi sistemi” ha fatto notare il Vice Ammiraglio James Syring, direttore dell’Agenzia statunitense per la difesa missilistica, durante una testimonianza davanti al Comitato per i servizi armati della Camera degli Stati Uniti.

Del resto gli Stati Uniti hanno spesso centinaia di miliardi di dollari per perfezionare la tecnologia hit-to-kill e migliorare la connettività tra i sistemi disparati messi in campo per la protezione contro le minacce di respiro aereo e missili balistici, puntando molto sul sistema THAAD.

I veicoli testati dai cinesi sono considerati di base, ma il direttore dell’Amministrazione Obama della difesa missilistica (MDA), Vice Ammiraglio James Syring, era detto più preoccupato per i sistemi ipersonici della Russia. Per questo era stato avviato dal Pentagono il progetto ‘Thaad-ER’ per tentare di colmare la lacuna nel sistema di dfesa antimissilistico.

«Una delle cose che è in fase di osservazione da vicino è l’aggiornamento del sistema Thaad alla configurazione ER in modo che possiamo estendere la portata di trattare con un obiettivo proprio cosìQuesto tipo di obiettivo è progettato per trovare una linea tra sistemi come Patriot. . . e il sistema d’arma Aegis. Poiché Thaad opera sia nell’endosfera che nell’atmosfera, ha capacità di intercettazione nella regione in cui vola quella minaccia. La versione [ER] estenderebbe il nostro spazio di battaglia contro questo tipo di minaccia» aveva sostenuto Mike Trotsky di Lookhead Martin riguardo ai veicoli a slittamento boost ipersonico.

«Vediamo un crescente interesse in questa capacità. Stiamo lavorando per definire cosa, in particolare, questo sistema sarebbe simile. . . per dargli la capacità di trasferimento necessaria per affrontare alcune delle minacce emergenti che stiamo vedendo»  aveva Doug Graham, vice presidente dei programmi avanzati per Lockheed Martin Strategic & Missile Defense Systems.

Sebbene siano passati diversi anni e sia addirittura cambiata l’ Amministrazione, i risultati di queste ricerche non si sono ancora visti. Questo non vuol dire che presto non si vedranno.

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