lunedì, Dicembre 16

Cina: quel brutto affare dei 3 vescovi, Zhuang, Huang, Zhan Crisi diplomatica in vista tra Taiwan e Stato Vaticano a causa dell’improvviso riavvicinamento tra la Cina e la Santa Sede. Motivo del contendere: le nomine ecclesiastiche

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Si profila l’ombra di una crisi diplomatica tra Stato Vaticano e Taiwan. Le ultime ore si son fatte particolarmente complesse, e soprattutto a Taiwan ci si interroga sugli effetti che il più recente riavvicinamento tra le due diplomazie di Stato Vaticano e Cina possano avere sulle relazioni tra Stato Vaticano e Taiwan. Non si tratta di cose di poco conto, soprattutto alla luce del fatto che lo Stato Vaticano è uno dei 20 Stati che finora hanno riconosciuto TaiwanOggetto del contendere è la richiesta ufficiale della Santa Sede presentata a due Vescovi riconosciuti dallo Stato Vaticano di farsi da parte per far spazio a due Vescovi eletti da Pechino.

Solitamente lo Stato Vaticano non riconosce alcun ruolo della Chiesa cristiana appoggiata dalla Cina, e Pechino, a sua volta, ritiene la Chiesa cristiana cattolica Apostolica di Roma sia un corpo estraneo a casa propria. E conseguentemente tutta la gerarchia dello Stato Vaticano operativa sul territorio cinese è vista come una setta illegale, oltre che una minoranza non accettata dalla maggioranza del popolo cinese (nelle settimane scorse alcuni ‘incidenti avevano riacceso l’attenzione sul tema e gli ambienti più vicini al Vaticano avevano minimizzato), dove pure sono numerose le altre confessioni religiose minoritarie autorizzate a professare sull’intero territorio nazionale.

Lo Stato Vaticano ha richiesto le dimissioni di Monsignor Zhuang Jianjiang di Shantou (Guangdong) già due volte in tre mesi. E’ stato ordinato in segreto nel 2006, con l’approvazione del Vaticano ma il Governo cinese lo riconosce solo nel grado di sacerdote, e nel contempo Pechino sostiene un vescovo scomunicato, Monsignor Giuseppe Huang Bingzhang, il quale è da lungo tempo membro dell’Assemblea Nazionale del Popolo, cioè il Parlamento cinese.

Secondo quanto riferiscono fonti stampa non ufficiali vicine al Vaticano, con una lettera datata 26 Ottobre scorso, la Santa Sede domandava al Vescovo 88enne di dare le dimissioni e lasciare la sua cattedra al Vescovo scomunicato che la Santa Sede è in procinto di riconoscere. Dal Guandong, però, hanno confermato che Monsignor Zhuang ha nettamente rifiutato di obbedire e che si sarebbe assunto le conseguenze etiche e religiose della sua scelta, intesa come un sacrificio in difesa della Croce.

Sempre le stesse fonti non ufficiali rivelerebbero che vi sia stato un altroincidente‘, lo scorso 18-22 dicembre, quando Monsignor Zhuang – nonostante la sua veneranda età – è stato prelevato dalla sua Diocesi nel Sud della Cina e portato nella freddissima Pechino per incontrare alcuni alti rappresentanti governativi, oltre che una delegazione dello Stato Vaticano. Si è venuti a conoscenza anche del fatto che Monsignor Zhuang era stato sottoposto a monitoraggio stretto già dall’11 dicembre scorso. E pur sapendo che si tratta di persona anziana e di salute malferma, in una Pechino gelida per il consueto rigore invernale locale, le Autorità cinesi hanno rifiutato la domanda del prelato di non portarlo a Pechino. Gli era stata garantita la presenza di un medico, ma le fonti non ufficiali parlano di un viaggio verso la gelida Pechino alla presenza di sette rappresentanti governativi ma nessun medico al seguito. E nessun sacerdote.
Ma non è tutto.

Mentre Monsignor Zhuang veniva interrogato a Pechino, la Delegazione dello Stato Vaticano s’è spostata a Sud, più precisamente nella provincia del Fujian, per incontrarsi con Monsignor Vincenzo Zhan Silu, uno dei sette Vescovi cinesi in attesa di essere riconosciuti dallo Stato Vaticano. Secondo rumors locali, sembrerebbe che al Vescovo ordinario attuale di Mindong, Monsignor Giuseppe Guo Xijin della Chiesa cristianasotterranea‘, cioé non riconosciuta da Pechino, sia  stato chiesto di ridursi al ruolo di Vescovo Ausiliare di Monsignor Zhan. Per altri rumors, si ritiene possa diventare suo Vescovo Coadiutore. Monsignor Guo ha subito circa un mese di detenzione prima della Settimana Santa del 2017. Per alcune fonti non ufficiali, durante quella prigionia, alcuni rappresentanti del Governo hanno presentato a Monsignor Guo un documento da firmare dove avrebbe dovuto accettarevolontariamentedi essere retrocesso a Vescovo Coadiutore. Tale firma era la condizione per ottenere per lui il riconoscimento del Governo di Pechino.

Ora i legislatori e gli esperti di Diritto di Taiwan, al di là delle divisioni ideologiche di appartenenza, stanno seriamente interrogandosi ed hanno ufficialmente chiesto al Governo Centrale di intervenire con misure appropriate su questo clima di avvicinamento inaspettato nella sua attuale dimensione macroscopica tra Vaticano e Cina. L’Istituto Pontificio per le Missioni Estere ha ben salutato questo clima di distensione ma a Taipei hanno pareri alquanto differenti. Ed anche molto preoccupati su questa materia.

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