lunedì, Gennaio 27

Cina: l’industria bellica nell’era di Xi Jinping Gianandrea Gaiani illustra le prossime sfide del settore della difesa cinese

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La Cina vuole costruire un esercito potente e moderno. E’ quanto affermato dal Presidente Xi Jinping nel suo discorso di apertura del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese. Già nel gennaio 2016, come riporta un report della Segreteria della Difesa americana, il generale Li Zuocheng, primo comandante dell’ Esercito di Liberazione Popolare, aveva sottolineato l’importanza delle forze terrestri anche se in fase di riduzione nel numero degli effettivi. Circa 300 000 in meno, rimanendo, però, comunque, la “radice” dell’ Esercito cinese.

La ristrutturazione, nell’ ottica del Presidente, sarebbe funzionare ad una modernizzazione del sistema. Va ricordato che in termini di potenza navale, la Cina è rimane la prima a livello asiatico: più di 300 navi superficiali, sottomarini, navi anfibi. È anche sempre più tecnologicamente forza avanzata e flessibile. L’ obiettivo di Pechino è realizzare una flotta in grado non solo di proteggere le proprie acque territoriali, ma anche di proiettarsi in mare aperto. La questione del Mar Cinese Meridionale, la militarizzazione degli arcipelaghi,ad esempio delle isole Spratly, necessitano di una più credibile capacità navale. Nuove navi come ad esempio la portaerei Shandong, la prima realizzata interamente in Cina.

Dal punto di vista aeronautico, la Cina con più di 2.700 aerei totali non teme rivali. E’ però intenzionata ad ammodernare anche questo settore così da colmare il gap con l’ Occidente. Esempio di questo è il caccia Chengdu J-20, primo caccia di quinta generazione, entrato da poco in servizio.

Anche nella produzione missilistica, la Cina sta sviluppando un proprio know-how: sia per quel che riguarda la produzione di missili balistici, di crociera, di aria-aria destinanti la cui esportazione è nettamente migliorata. Notevole rimane però la dipendenza tecnologica dalla Russia in alcuni ambiti.

L’ ultimo anno, la Cina ha investito ben 138,6 miliardi di dollari, pari a 954 miliardi di Yuan, nel settore della difesa, circa il 7% in più rispetto all’ anno precedente, circa un terzo di quanto spendono gli Stati Uniti. Quali saranno le novità nell’ industria pesante cinese? Lo abbiamo chiesto a Gianandrea Gaiani, Direttore di Analisi Difesa.

Nel suo discorso inaugurale del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, il Presidente Xi Jinping ha affermato che la Cina è intenzionata a modernizzare «nostra Difesa nazionale e delle nostre Forze Armate». Quali saranno le prime mosse?

Devono innanzitutto completare il processo di modernizzazione e digitalizzazione delle forze armate. Se continueranno ad investire così tanti soldi forse riusciranno a concluderlo anche prima del 2035. E’ comunque un processo lungo e abbastanza complesso.

Per una vera svolta al settore della difesa, Pechino dovrebbe puntare allo sviluppo dal punto di vista tecnologico? La Cina ha delle carenze sotto questo aspetto?

La Cina non è carente dal punto di vista tecnologico. Lo dimostra il fatto che oggi hanno messo sul mercato droni da combattimento armati che fanno concorrenza agli americani anche perché la Cina li vende liberamente mentre gli Stati Uniti pongono tante limitazioni ad esempio alla vendita all’ estero di droni armati. Le tecnologie cinesi sono ad un buon punto. Ad essere carenti sono solamente alcune tecnologie che cercano di recuperare. Tra queste, la motoristica a spinta per gli aerei da combattimento per cui devono ancora comprare motori russi per avere delle prestazioni notevoli. Poi, magari, tenta anche di “copiare”. Anche sulla progettazione di aeroplani stanno lavorando. Hanno “copiato” molto in giro, sia qualcosa che hanno comprato sia qualcosa che hanno “rubato”.

Quindi hanno sicuramente alcune tecnologie in cui sono ancora indietro rispetto agli statunitensi e agli europei. Su molte altre tecnologie sono molto avanti: penso alle tecnologie cyber, su cui sono molto più avanti degli europei. Per cui lo sviluppo della difesa cinese è lo sviluppo di un colosso militare oltre che economico, demografico e umano. Ha dei settori di eccellenza e dei settori in cui deve crescere. Cosa che vale anche per altri Paesi. Quando parliamo di forze armate cinesi, il problema è che sono efficienti, sono moderni, ma per fare cosa? Bisogna sempre chiedersi per cosa. Se ci chiediamo se possono invadere gli Stati Uniti, non sono adeguate; ma per difendere la Cina sono senza dubbio idonee.  Occorre tener presente quale sia l’ obiettivo.

Quindi non è più così forte la dipendenza cinese da altre potenze, come la Russia, in termini di tecnologia militare?

In alcuni settori non è più così forte. Sulla motoristica aerea, sui sistemi di difesa anti-missile, sul settore aeronautico  in generale c’è ancora una forte dipendenza tecnologica e una grande arretratezza cinese. Nonostante abbiano già sviluppato due aerei stealth, la dipendenza dai russi è ancora grande perché sono settori nei quali i cinesi sono un po’ indietro forse non solo sul piano della progettazione, ma anche su quello dei materiali. Su questo i russi hanno ancora molto da insegnare. Il sistema di difesa anti-missile che i cinesi tentano di esportare è comunque un S-300 russo aggiornato, rimodernato. Diciamo che sono stati bravi finora a “copiare” e rimodernare, per molti versi, anche i prodotti russi alla maniera cinese. Adesso la sfida è cominciare a vendere sul mercato prodotti interamente “made in China” e di certo, al momento, alcune tecnologie sono ancora mutuate dalla Russia.

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