lunedì, Aprile 6

Cina: si apre la nuova Via della Seta … ‘polare’ Una prospettiva allettante che diventa sempre più realtà.

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La Cina, rimanendo all’ interno della cornice del progetto infrastrutturale  ‘One Belt One Road’, è pronta ad inaugurare la Via della Seta Polare. A questo proposito, lo scorso venerdì, 26 gennaio, mentre Donald Trump illustrava a Davos, pochi giorni dopo aver annunciato dazi doganali sui prodotti cinesi e sud-coreani, la sua visione economico-politica del mondo, sottolineando la necessità di scambi equi, il governo di Pechino pubblicava un libro bianco delle politiche per l’ Artide.

L’ obiettivo è dunque quello di «comprendere, tutelare, sviluppare e partecipare congiuntamente alla governance dell’Artide, e avanzare la cooperazione relativa alle questioni artiche nel contesto della Belt and Road Initiative»  aumentando «la connettività e lo sviluppo» di una regione così isolata.

Contemporaneamente allo scioglimento dei ghiacciai dovuto al cambiamento climatico causato dall’ inquinamento, la rotta artica è divenuta sempre più navigabile senza l’ impiego di navi rompighiaccio. Sebbene, a differenza di Trump, la Cina abbia sempre ribadito l’ interesse a rimanere nell’ accordo di Parigi, lo scioglimento dei ghiacci le sta aprendo un nuovo varco di penetrazione.

E’ anche vero che la Cina che si è sempre considerata uno Stato “vicino all’Artico” – jin beiji guojia–  pur non avendo confini nell’ area (dista più di 1600 chilometri), siede, dal 2013, come osservatore nel Consiglio Artico composto da 13 Paesi, di cui 8 membri effettivi – Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti. Proprio da questo consesso potrebbero provenire le controversie più ardue da sciogliere e proprio per scongiurarle, la Cina, secondo “Bloomberg” lo scorso dicembre, inoltre, avrebbe firmato con la Finlandia un’ intesa per la creazione di una linea di telecomunicazioni ad alta velocità che connetta l’Europa all’Asia attraverso il Mar glaciale artico. Un progetto ambizioso quanto economicamente rilevante.

Nel documento, la Cina sostiene di poter avvalersi del diritto a percorrere le rotte artiche nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1994 che  garantisce la libertà di navigazione nelle acque internazionali.  Ma, da parte sua, Pechino non ha mai fatto ammenda di non aver rispettato le decisioni dell’ Aja in merito alle isole del Mar Cinese Meridionale, su cui sta effettuando installazioni militari.

D’ altra parte l’ interesse del Dragone la terra artica risale ai primi anni ‘ 80 mentre la creazione di una stazione di ricerca (Arctic Yellow River station)  al luglio 2004. Nove anni dopo, nel 2013, la prima la crociera transpolare del primo rompighiaccio cinese Xuelong (Drago della Neve). Lo scorso ottobre la stessa nave rompighiaccio oceanografica cinese ha concluso la sua ottava spedizione nell’Artide in cui era impegnata da più di 80 giorni. La nave ha navigato per la prima volta lo scorso 9 settembre lungo il Passaggio a nord-ovest, attraverso l’arcipelago artico canadese, all’interno del Mar Glaciale Artico. Tale ‘scorciatoia’ ha fatto guadagnare più di una settimana sulla tabella di marcia.

Guardando ai numeri, quando si parla di Artide si intende un territorio di circa otto milioni di chilometri quadrati; il Mar glaciale artico si estende su una superficie di oltre 12 milioni di chilometri quadrati.

Illustrato dal vice ministro Kong Xuanyou, il Libro Bianco esplica il punto di vista cinese nel merito artico, dando veste concreta a quel concetto di ‘potenza regionale polare’ cui Xi Jinping aveva fatto riferimento nel 2014 nel corso di una visita di Stato in Australia. «Oggi siamo già al punto di partenza di un’era storica nuova di zecca, di un grande sforzo per diventare un potere della regione polare» scriveva in quell’ occasione il funzionario Liu Cigui, direttore della Oceanic Administration, in China Ocean News.

Il progetto del valore di oltre mille miliardi della Nuova Via della Seta, annunciata per la prima volta dal Presidente Xi quasi 5 anni fa e che dovrebbe coinvolgere quasi 60 paesi, al momento presenta una rotta terrestre, che, attraversano l’ Asia centrale, collega Cina e Europa; due rotte marittime con la mediterranea che passa per il canale di Suez e la pacifica che passa nel canale di Panama.

La polare ridurrebbe drasticamente i tempi di collegamento tra Cina ed Europa del Nord: 20 giorni contro l’ attuale durata attuale di 48 della rotta classica.Il colosso dei trasporti marittimi China Cosco Holdings Company Limited avrebbe già pianificato di lanciare la prima tratta Asia-Europa attraverso la Rotta.

Nel Libro Bianco, Pechino si impegna a prender parte agli affari artici nel rispetto dei principi “del rispetto, della cooperazione, del mutuo profitto e della sostenibilità”, sulla base di una concezione di “governance cooperativa”. “La Cina perseguirà i propri interessi, ma terrà in debita considerazione gli interessi degli altri paesi e della comunità internazionale nel suo insieme”, recita ancora nel documento.  Inoltre si fa riferimento a progetti di sviluppo infrastrutturali ed esplorativi e le aziende vengono incentivate a fare investimenti per sviluppare nuove tecnologie.

Nell’ ambito delle risorse del sottosuolo, la Cina si è detta non interessata: non va dimenticato infatti che nell’ Artico si trovano il 13% delle risorse mondiali di petrolio non ancora scoperte e il 30% delle riserve di gas naturale. «Alcune persone possono avere dubbi sulla nostra partecipazione allo sviluppo dell’Artico, preoccupati che possiamo avere altre intenzioni, o che possiamo saccheggiare le risorse o danneggiare l’ambiente, credo che questo tipo di preoccupazioni siano assolutamente superflue», ha dichiarato il vice Ministro degli Esteri Kong Xuanyou.

Per questo lo scorso dicembre, il China Shipbuilding Research Center ha siglato un accordo con l’Università statale marittima tecnica di San Pietroburgo per lo sviluppo di nuove tecnologie per la ricerca oceanografica nell’Artide. E a Sabetta, l’ 8 dicembre scorso, Vladimir Putin ha inaugurato la prima nave cisterna per il trasporto di LNG. Nello stesso piccolo centro, si trova il centro nevralgico di Yamal LNG, azienda di proprietà del gigante russo Novatek per il 50,1% e il restante della Total (20%), della Chinese National Energy company Cnpc (20%) e del Fondo Via della Seta (9,9%): valore totale 27 miliardi i cui finanziamenti provengono anche dalla Cina, ma i cui frutti dovrebbero giungere già a partire dal prossimo anno se è vero che già entro il 2019 la produzione di LNG potrebbe sfiorare i 17 milioni.

Ma le relazioni sino-russe hanno un ruolo importante in tutto questo anche per il comune antagonismo agli USA di Trump che in questo periodo hanno inviato in orbita il primo di quattro satelliti polari che, stando alle dichiarazioni ufficiali, dovrebbero tenere sotto controllo l’Artico per aver il polso dello scioglimento dei ghiacci.E come si comporteranno gli Usa, già ai ferri corti con Mosca e in complessi rapporti con Pechino? Lo stesso Thad Allen, numero uno della Commissione sull’Artico, ha riferito che «agli americani servano almeno 6 rompighiaccio perché la Guardia Costiera possa tenere aperte le rotte, senza trovarsi a mani nude contro Mosca». «L’Artico è importante oggi, e sarà sempre più importante in futuro, in particolare con l’apertura di questi corsi d’acqua, quello che posso dire è che gli Stati Uniti sono indietro … Siamo dietro a tutte le altre nazioni artiche» aveva sostenuto, ad inizio dicembre, il Segretario di Stato Rex Tillerson che aveva poi aggiunto: «I russi hanno reso [l’Artico] una priorità strategica, e anche i cinesi stanno costruendo petroliere rompighiaccio». «Ora perché costruiscono i rompighiaccio? Non sono una nazione artica, perché vedono il valore di queste rotte», ha proseguito il capo della diplomazia USA, ribadendo che «il nostro impegno non solo attraverso il Consiglio artico, ma attraverso altri meccanismi è importante per lavorare con i paesi artici sulle norme internazionali, quali sono le regole del gioco».Ma anche dal punto di vista strategico, la ‘marcia’ russo cinese è sentita sempre più come minaccia da parte degli USA se è vero che il generale Mattis, ha avanzato richiesta al Senato fondi per l’Alaska, considerata frontiera navale strategica, ma al momento, non all’ altezza per contrastare il grande lavorio di Mosca e Pechino.

E l’ Europa del Sud? Aprire un varco a Nord potrebbe equivalere ad un indebolimento del settore meridionale, in particolare del Mediterraneo e dell’ Italia, nell’ ambizione a prender parte dei frutti dell’ enorme programma infrastrutturale cinese dell’ OBOR? Si tenga presente, da questo punto di vista, quanto dichiarato, al recente convegno The New Silk Road for Italy,  tenutosi nei giorni scorsi a Palazzo Ducale di Genova dal Comune e dal Rina con Baker McKenzie e la Federazione Nazionale Cavalieri Lavoro, da Zhang Gang, del China Council for the Promotion of International Trade il quale ha affermato che «gli interscambi cinesi con i 60 Paesi coinvolti dalla nuova Via della Seta nel 2017 hanno raggiunto i 780 miliardi di dollari, e in quegli stessi paesi la Cina ha già investito 50 miliardi in nuove opere, tramite cui verranno creati 180.000 posti di lavoro». 

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