giovedì, Novembre 21

Cina: la nuova via della diplomazia

0

«Auspichiamo che la cooperazione della via della Seta rafforzi la crescita economica di tutti i Paesi partecipanti, migliori le loro infrastrutture, rinvigorisca il loro sviluppo industriale, approfondisca la cooperazione finanziaria e intensifichi gli scambi fra le persone (…) Abbiamo convenuto che l’interconnessione rimane una priorità della nostra cooperazione e ci impegneremo per collegare le comunicazioni via terra con i porti marittimi, creando reti di infrastrutture lungo strade via terra e via mare».

Queste le parole del Presidente cinese Xi Jinping al termine del Belt and Road Forum di Pechino, il summit sulla nuova via della Seta, al quale hanno partecipato 30 capi di Stato e di governo tra cui Vladimir Putin, Erdogan, Paolo Gentiloni. Oggetto dell’ incontro il progetto, inizialmente noto come OBOR (One Belt One Road), annunciato dal Presidente cinese già nel 2013, che punta ad integrare Asia, Europa, attraverso sei corridoi tra mare e terra ( almeno quattro), attraverso i quali far viaggiare le merci. Per dare corpo a questo ‘ sogno’, sono nati il Silk Road Fund e la Banca Asiatica di Sviluppo Infrastrutturale (Asian Infrastructure Investment Bank, AiiB). Il tutto poggiato sulla visione multipolare che la Cina porta avanti da  almeno un ventennio e in cui sembra voler assumere un ruolo di leadership tanto nell’ area quanto nel mondo, nell’ottica del soft power.

Non è un caso, infatti,che proprio negli stessi giorni si teneva a Washington ‘La Settimana dell’ Infrastruttura’, promossa con l’ hashtag #TimetoBuild, organizzata dall’ American Society of Civil Enginers, dalla Camera di Commercio degli USA e da altre organizzazioni. Sebbene i fornitori di apparecchiature elettroniche americane come Caterpillar e General Electric abbiano dichiarato di aver già concluso alcuni contratti relativi al progetto OBOR, quelle aziende che dovrebbero investire sulla costruzione di infrastrutture come porti e ferrovie hanno mantenuto il silenzio.

Il timore, come registrato dalla Brookings Institution di Washington, è che l’iniziativa in questione potrebbe creare delle barriere alle esportazioni e agli investimenti statunitensi, con un’ esportazione delle norme cinesi, ostacolando ed entrando in conflitto diretto con gli standards, ad esempio ferroviari,  americani. La riluttanza americana verso quest’ iniziativa potrebbe anche essere derivata dalla mancanza di dati ufficiali cinesi su quanto sia stato investito finora nel progetto.

Trump ha nominato Matt Pottinger, direttore senior del Consiglio di sicurezza nazionale statunitense per l’Asia orientale, a capo del gruppo americano per quanto riguarda il progetto OBOR  per assicurare che gli USA partecipino ai progetti Belt and Road, riconoscendo, sostanzialmente, e accettando l’ ambizione della Cina di espandere la propria leadership e influenza regionali.

Gli Stati Uniti sono ormai consapevoli della partita in atto e dei suoi giocatori. Da una parte gli USA, con la loro supremazia economico-militare, che però rimane pur sempre una potenza insulare; dall’ altra una potenza continentale, uno tra i primi Paesi a livello di crescita demografica e, come visto precedentemente, con un incremento progressivo della classe media, che tenta di espandere la sua influenza attraverso un progetto che vede protagonisti diversi Paesi, tra cui molti europei. Non va dimenticato da questo punto di vista il grande impatto che avrebbe questa nuova via di trasporto anche per il commercio del petrolio e del gas, soprattutto nella relazione con la Russia. Non va tralasciata nemmeno la tensione che già è presente nel Mar Cinese Meridionale tra Usa e Cina, la quale, contrariamente alle sentenze dell’ Aja, sta realizzando delle isole militarmente funzionali a controllare una rotta molto importante dal punto di vista dell’ economia mondiale. Inoltre è di questi giorni la continua escalation, anche se con qualche momento di stallo, tra il Presidente Trump e Kim Yong Un, il dittatore nord-coreano, la cui risoluzione, a detta del Presidente cinese, dovrebbe essere praticata con la diplomazia, con il dialogo. Lui che teme un’ interferenza americana nell’ area che strappi il ruolo egemonico che la Cina sta faticosamente conquistando. Tra i due giganti rimane l’ Unione Europea che, come si è visto, non riesce a far pesare il suo ruolo.

Per parte sua l’ Italia, ha partecipato all’ iniziativa conclusasi ieri, rappresentata dal Premier Paolo Gentiloni il quale, alla fine della due-giorni, ha detto che «dal vertice è arrivato un messaggio controcorrente. Tutto da verificare, ma che dimostra come una parte del pianeta che si è riunita intorno all’idea della Via della Seta, punti al superamento delle barriere», sottolineando che l’ iniziativa «è una spinta e un messaggio importante, in controtendenza con un mondo che ragiona solo sui confini nazionali e sulle barriere». Ha proseguito affermando che è una  «bella idea che l’Italia ha fatto bene a valorizzare anche con la presenza del Governo ai massimi livelli».

Sulla stessa lunghezza d’ onda è Michele De Gasperis, Presidente dell’Ufficio per l’Italia dell’ OIUC (Overseas Investment Union of The Investment Association of China), il quale, avendo partecipato ad un’ iniziativa del summit, ha commentato, sostenendo che “con 1.200 delegati provenienti da 110 Paesi, il ‘Belt and Road Forum for International Cooperation’ rappresenta per gli Stati coinvolti il più alto momento diplomatico dell’anno nell’ambito dei lavori per ‘One Belt, One Road’”.

Come già osservato in precedenza, il legame tra Cina e Italia pare divenire sempre più stretto. In questo senso “il programma è di enorme interesse per l’Italia”, dice De Gasperis, “visti anche i numeri che lo accompagnano: dal 2013 a oggi, per lo sviluppo di OBOR il Governo cinese ha investito più di 50 miliardi di dollari nei Paesi coinvolti, creando 56 aree di cooperazione economica e generando più di un miliardo di dollari di ricavi fiscali. Come confermato dal Premier Gentiloni durante il forum, l’Italia, oltre a essere pronta a cooperare allo sviluppo di OBOR con le sue basi portuali, vede nel piano strategico cinese un’opportunità preziosa anche per le proprie università e per ogni comparto produttivo e commerciale pubblico e privato. Inoltre, nel 2020 cadrà il 50esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Cina e Italia, e tra gli accordi che verranno siglati per l’occasione potrebbero rientrare anche progetti specifici relativi a OBOR”.

“Ciò dà l’idea” – continua De Gasperis – “dell’importanza che rappresenta per la sede italiana di OIUC e per gli investitori cinesi questo forum, e proprio in funzione di ciò la nostra organizzazione ha partecipato alla ‘China-Italy SME Cross-Border Investment and Trade Conference’, evento collaterale dedicato ai b2b tra piccole e medie imprese italiane e cinesi organizzato da Bank of China proprio nell’ambito del Belt and Road Forum. Un momento di incontro molto importante, grazie al quale le imprese italiane membri di OIUC hanno potuto incontrare i propri omologhi cinesi per discutere e lavorare allo sviluppo di nuove forme di collaborazione e partnership. Il nostro Paese, già terminale dell’antica Via della Seta, con le sue eccellenze portuali e i suoi comparti produttivi ha tutti i requisiti per avere un ruolo centrale nel quadro degli sbocchi di OBOR nel Mediterraneo”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore