venerdì, Settembre 25

Cina: la leadership di Xi Jinping Il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, tra economia, politica interna ed estera. L' intervista a Filippo Fasulo, coordinatore CeSIF e ricercatore ISPI

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Anche sulla questione climatica la Cina di Xi e gli Stati Uniti di Trump stanno andando in direzioni opposte.

E’ Trump che va in direzione opposta al resto del mondo.

Sicuramente è un tema a cui Xi Jinping tiene molto.

Tiene molto anche perché, al di là del tema del surriscaldamento globale, c’è la volontà cinese di riconvertire l’ economia a modelli più sostenibili e a modelli meno legati al carbone anche perché il carbone ha un impatto diretto sulle emissioni di particelle inquinanti. Addirittura, in occasione di grandi eventi, si configura quello che ormai viene chiamato “Apec blu”, ovvero in occasione del summit in Cina del 2014, sono state chiuse le fabbriche per avere meno inquinamento.

Prima citava la questione Corea del Nord. Come è cambiato, se è cambiato, con Xi Jinping, l’ approccio della Cina verso la Corea del Nord?

La nostra idea circa l’ influenza cinese sulla Corea del Nord è spesso esagerata. La Corea del Nord ha più autonomia di quanto non pensiamo. La questione di fondo è che la Cina teme il collasso o comunque una crisi economico-politica della Corea del Nord perché in Corea del Nord potrebbe portare ad un forte impatto economico sulle regioni circostanti oppure un rafforzamento della Corea del Sud che nel lungo periodo potrebbe divenire un ostacolo. L’ ideale per la Cina sarebbe lo status quo, con la Corea del Nord come stato-cuscinetto, ma non eccessivamente pericolosa. L’ attivismo nordcoreano in qualche modo, però, legittima gli americani ad avere una presenza militare forte nella penisola nordcoreana e quindi pone in difficoltà i cinesi. Ci sono diverse interpretazioni, ma il fatto che molti degli ultimi test missilistici della Corea del Nord siano avvenuti in concomitanza con summit internazionali presieduti dalla Cina, dà l’ idea di come i rapporti non siano così semplici. I cinesi, che stanno prendendo anche posizioni allineate a quelle della comunità internazionale all’ interno del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU, sostengono l’ applicazione delle sanzioni del Consiglio però con un’ interruzione graduale delle relazioni commerciali perché temono che una piena applicazione possa portare ad una crisi molto più grave.

Tra le diverse riforme di Xi, figura quella economica. Quali sono i pilastri della riforma economica di Xi, quali i maggiori cambiamenti?

La questione è che in alcuni contesti si vuole aumentare lo spazio per il mercato. Si vuole avere un forte controllo da parte del Partito, che si vorrebbe mantenere centrale in molti ambiti della vita economica perché si vuole aumentare gli investimenti. Questo è un aspetto su cui Xi si gioca molto del suo credito politico. La sintesi del suo pensiero economico è la “supplized reform”   che è un miglioramento del lato produttivo ovvero una riforma del sistema industriale cinese. Tutto il tema della sovraccapacità produttiva che derivava da un modello d’ investimenti a debiti fatti nel passato e c’è la volontà di andare verso prodotti di alta qualità. Il piano “Made in China 2025” ne è l’ esempio principale. E’ una fase di trasformazione dell’ economia cinese che passa da un modello basato su investimenti a debito ed esportazione di prodotti a basso costo verso un modello che riconsidera i consumi interni, i servizi e i prodotti di maggiore qualità. Nel farlo c’è una lunga transizione. Rimarrano i due modelli per molto tempo con eventuali conflitti tra chi ha interessi nell’ uno e nell’ altro.

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