lunedì, Settembre 21

Cina: la leadership di Xi Jinping Il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, tra economia, politica interna ed estera. L' intervista a Filippo Fasulo, coordinatore CeSIF e ricercatore ISPI

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E poi, alcuni sostengono, le “quattro auto confidenze” (sige zixin) e le “quattro grandezze”  (sige weida). Quest’ ultimo comprenderebbe la costruzione di grandi progetti.

Sì l’ idea cinese di tornare ad essere nel medio-lungo periodo uno dei Paesi leader sulla scena mondiale. E’ importante affermare come questo sogno della grande Cina sia un “tornare” ad essere un leader come era la Cina prima dell’ arrivo degli occidentali. Una sorta di “Make China Great again” per parafrasare l’ altra sponda del pacifico.

In quest’ ottica rientrano le “Nuove Vie della Seta” anche conosciute come OBOR (One Belt One Road).

La “Belt Inhitiative” così definita dalle fonti ufficiali è una delle principali manifestazioni della nuova globalizzazione operata da Xi. Il piano che ha la sua concretizzazione più evidente nei progetti infrastrutturali, ha poi anche altri elementi più complessi che vedono gli investimenti cinesi crescere nei vari Paesi lungo la Via della Seta. Quello che si può vedere nel lungo periodo è che la Via della Seta non sia solo un percorso geografico, ma un modello di considerare le relazioni economiche con gli altri Paesi. n modello che mette al centro, come slogan, la “Win Win Cooperation”, la “Comunità a destino condiviso” e altre interazioni che siano vantaggiose. Sulla base di queste premesse, si può parlare con Paesi fuori dal piano geografico, come la Nuova Zelanda, l’ Australia o alcuni paesi dell’ Africa o dell’ America Latina. L’ idea è creare un nuovo modello di interazione tra Paesi anche andando direttamente contro  il modello di occidentale di relazione del passato.

Nuove Vie della Seta che sono sicuramente una costola della politica estera di Xi Jinping. Una modalità attraverso cui condizionare in un certo senso le relazioni internazionali, anche a scapito degli Stati Uniti di Donald Trump. Con la leadership di Xi, le relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump come potranno procedere?

Questo sarà il tema del prossimo appuntamento dopo il Congresso, quando Trump si recherà in Asia e sarà tre giorni in Cina. Un  tema sarà quello della Corea del Nord. Poi le relazioni commerciali che tanto avevano caratterizzato la campagna elettorale di Trump. Prima la Cina aveva un’esposizione all’ estero molto ridotta, pochi investimenti, non era presente in molti contesti e quindi era più facile essere isolazionista; oggi il discorso è differente perché la Cina, nel 2015, è stata un’ esportatore netto di capitali piuttosto che un importatore ed ha investimenti in molte zone sensibili. Noi tutti ricordiamo quanto avvenuto nel 2011 in Libia quando dal giorno alla notte il mondo ha scoperto che la Cina aveva molti investimenti in quel paese sia in termini di miliardi investiti sia in termini di personale cinese presente sul territorio e poi evacuato in pochi giorni. Quindi il punto è che la Cina ha interessi economici all’ estero e comincia ad avvertire la necessità di tutelare questi interessi e quanto succede nel mondo è sempre più di suo interesse e deve trovare una formulazione per tutelare questi investimenti, pur rimanendo coerente con i suoi principi di coesistenza pacifica e non ingerenza in affari interni.

Questi interessi possono andare talvolta a scontrarsi, anche, ad esempio, con quelli che sono gli interessi americani.

Potrebbe essere, ma, al momento, il principale tema che divide americani e cinesi è ancora la questione commerciale. Trump ha vinto molto su quello. Poi qualcuno già parla di una competizione sino-americana in Medioriente in virtù del fatto che i cinesi sono ormai i principali importatori di petrolio da quella regione, come avvenuto nel 2014. Però per quello che ne sappiamo i cinesi non sono interessati ad avere lì una presenza politica forte.

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