giovedì, Novembre 14

Cina: l’obiettivo è una comunità globale di futuro condiviso Il Governo cinese ha pubblicato oggi libro bianco ‘La Cina e il mondo nella nuova era’: la vision e il progetto della Cina, più che per se stessa per il mondo, per il quale non c’è alternativa alla globalizzazione

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Nel mezzo di quella che alcuni osservatori definiscono come una nuova guerra fredda, ovvero molto altro rispetto a quel che appare  -una guerra commerciale, una guerra tecnologica-, uno scontro, insomma, quello tra Cina e Stati Uniti, che sta marchiando a fuoco gli equilibri mondiali non solo economici, a pochi giorni dalle celebrazioni per il 70 anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, previste per il 1 ottobre prossimo,  l’ufficio informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese ha diramato oggi un libro bianco intitolato ‘La Cina e il mondo nella nuova era. Un titolo quasi banale per un documento tutt’altro che banale.

Un white paper governativo, lo definiscono i media cinesi, «che espone in modo esauriente il rapporto tra Cina e mondo»,  le prospettive internazionali della Cina, i suoi obiettivi di sviluppo e il ruolo che oggi riveste. A ben vedere, un documento che vuole rispondere a dove sta andando la Cina? quali sono gli obiettivi della Cina nel plasmare il mondo, e all’interrogativo di fondo sul come la nuova forte Cina di Xi Jinping vede il mondo e il suo futuro e se riuscirà andare d’accordocon il resto del mondo, sfruttando l’occasione per riaffermare -e il momento in cui lo fa non è proprio casuale- la sua postura totalmente assertiva e decisamente strategica, da grande visionario.  

Negli ultimi 70 anni la Cina «ha assistito a profondi cambiamenti e ha realizzato un miracolo di sviluppo senza precedenti nella storia umana», si legge nel rapporto, nel giro di pochi decenni ha completato il percorso che l’ha condotta tra i Paesi sviluppati, ed è «ora diventata la seconda economia più grande del mondo, si è occupata dei bisogni materiali dei suoi quasi 1,4 miliardi di persone e ha raggiunto una moderata prosperità a tutto tondo». E però «la Cina sta ancora affrontando una serie di gravi sfide. Il popolo cinese ha ancora del lavoro da fare». «La Cina è entrata in una nuova era di sviluppo» e ha ora «un impatto sul mondo sempre più completo, profondo e di lunga durata, e il mondo sta prestando sempre maggiore attenzione alla Cina».

Fatte queste premesse lo sguardo si sposta sul mondo attorno, che «oggi sta subendo un livello di profondo cambiamento che non si vede da cento anni. La società umana è piena di speranza e sfide. Multipolarità, globalizzazione economica, diversità culturale e tecnologia dell’informazione stanno estendendo la loro portata. Pace e sviluppo rimangono i temi dei tempi. Allo stesso tempo, i problemi profondi sono evidenti in tutto il mondo, con crescente instabilità e incertezze. Costruire una comunità globale di futuro condiviso e costruire un mondo migliore sono le aspirazioni comuni di tutti i popoli».

Questa comunità globale è ciò a cui guarda la Cina, consapevole del suo ruolo nel contribuire a crearla.
L’immagine della Cina nel mondo sta crescendo, un successo che, sostiene il libro bianco, ha fatto temere molti, tanto che ha preso consistenza la «teoria dellaminaccia cinese’» determinata da incomprensioni e pregiudizi.  «Piuttosto che una minaccia o una sfida, lo sviluppo della Cina è un’opportunità per il mondo».
Parola chiave, ‘opportunità per il mondo’ che sintetizza uno dei messaggi di fondo che il documento del Governo cinese vuole far passare. La grande crescita di questi anni, la capacità con la quale il Paese è riuscito a far fronte alla crisi economica mondiale iniziata nel 2008 la rendono «la principale forza stabilizzatrice e fonte di energia dell’economia mondiale», «principale contributo alla crescita economica mondiale», infatti le «stime mostrano che senza la Cina, il tasso di crescita medio annuo dell’economia mondiale dal 2013 al 2016 sarebbe rallentato di 0,6 punti percentuali e l’intensità della fluttuazione sarebbe aumentata del 5,2%.Secondo un rapporto pubblicato dal McKinsey Global Institute (MGI), l’indice aggregato dell’esposizione mondiale all’economia cinese è gradualmente aumentato da 0,4 a 1,2 tra il 2000 e il 2017, con la Cina che rappresenta il 35 percento della produzione manifatturiera globale», sottolineando in particolare la centralità per l’innovazione scientifica e tecnologica.
L’economia mondiale «manca di slancio», così che  «la crescita e la solidità dell’economia cinese sta diventando sempre più importante per il mondo». Altresì, si sottolinea come la struttura economica cinese stia subendo un forte cambiamento, «da crescita ad alta velocità a sviluppo di alta qualità».

La Cina persegue una strategia reciprocamente vantaggiosa di apertura e si sforza di aprirsi sempre di più. Sottolineando come i consumi e la capacità di spesa dei cinesi stia crescendo, come la Cina sia «il mercato al consumo più promettente al mondo», non solo ‘la fabbrica del mondo’, «ma anche un mercato globale», si afferma che «nel contesto dell’aumento della deglobalizzazione e del protezionismo commerciale, la Cina ha promosso fermamente le riforme e l’apertura». Ovvero, mentre il mondo si ripiega su se stesso causa il protezionismo innescato dagli Stati Uniti, la Cina si vuole imporre come il campione della globalizzazione, esattamente quanto promesso da Xi Jinping poco dopo l’elezione di Trump.
Lo ‘spirito globale’ viene rivendicato anche nello specifico settore della tecnologia,  «la Cina ha promosso attivamente il ‘diventare globale’ dell’innovazione scientifica e tecnologica a vantaggio sia della Cina che del resto del mondo».
Ma attenzione: «l’apertura dovrebbe essere reciprocamente vantaggiosa, piuttosto che un gioco a somma zero. Solo il vantaggio reciproco può durare. La Cina è impegnata a espandere ulteriormente le importazioni, a rilassare l’accesso al mercato, a migliorare il contesto imprenditoriale e a rafforzare la protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Anche altri Paesi dovrebbero aprirsi al mondo e adottare le misure corrispondenti per migliorare il loro ambiente imprenditoriale. Solo spostandoci l’uno verso l’altro possiamo creare un ambiente di sviluppo aperto, inclusivo, equilibrato e vantaggioso per tutti, rendere più grande la torta dello sviluppo e formare una comunità reciprocamente vantaggiosa di interessi condivisi». 

Un passaggio è dedicato all’Africa e gli investimenti cinesi nel continente. E poi l’attenzione si appunta sul grande progetto politico-economico -nel libro bianco viene presentato solo come un progetto economico e sociale- della Belt and Road, iniziativa definita «una vera strada per la condivisione delle risorse, la prosperità condivisa e lo sviluppo comune».
«Costruiremo una Belt and Road di alta qualità insieme ai nostri partner. La Belt and Road Initiative si basa sui principi di ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi ed è guidata dallo spirito della Via della Seta caratterizzato da pace, cooperazione, apertura, inclusione, apprendimento reciproco e reciproco vantaggio. Con particolare attenzione al coordinamento delle politiche, alla connettività delle infrastrutture, al commercio senza ostacoli, all’integrazione finanziaria e ai legami più stretti». Il progetto si è trasformato  «da idee in azioni, da visione in realtà, da un’iniziativa concettuale a un prodotto pubblico popolare a livello globale». La Belt and Road Initiative «è nata in Cina, ma le opportunità e i risultati appartengono a tutto il mondo». Secondo un rapporto di ricerca della Banca mondiale, citato dal documento, l’iniziativa aiuterà 7,6 milioni di persone a uscire dalla povertà estrema e 32 milioni a causa della povertà moderata. Aumenterà il commercio nei Paesi partecipanti dal 2,8 al 9,7 percento, il commercio globale dall’1,7 al 6,2 percento e il reddito globale dallo 0,7 al 2,9 percento.
«L’iniziativa è una vera strada per la condivisione delle risorse, la prosperità condivisa e lo sviluppo comune». 

In conclusione di questo ampio capitolo dedicato alla globalizzazione, la riconferma che «sosteniamo fermamente il multilateralismo e sosteniamo che gli affari internazionali debbano essere discussi e gestiti da tutti i Paesi». E in questo contesto si rivendica il lavoro condotto quale membro del Consiglio di Sicurezza ONU per promuovere la soluzione politica dalla penisola coreana, al nucleare iraniano, alla Siria e all’Afghanistan, fino all’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima e all’attuazione di una strategia globale antiterrorismo.

Da tutto ciò discendono le conclusioni di fondo, per altro arricchite di richiami alla millenaria storia che il Paese può vantare: «È vero che in passato i Paesi che sono diventati forti hanno cercato l’egemonia, ma questa non è una legge storica. La conclusione è assurda e distorta se si giudica la Cina dall’esperienza di alcune potenze occidentali e si applica la sua logica alla Cina. La ricerca cinese di uno sviluppo pacifico non è retorica diplomatica, né un atto di opportunità, né un’ambiguità strategica. Piuttosto, mette in mostra la fiducia della Cina nel pensiero e la prontezza per la pratica e rappresenta l’immancabile scelta strategica e l’impegno solenne della Cina. La Cina non perseguirà mai l’egemonia o l’espansione, né cercherà di creare sfere di influenza, indipendentemente da come cambia la situazione internazionale, da come si sviluppa la Cina. La Cina prende la strada dello sviluppo pacifico». E più avanti  il ‘no’ alla volontà di egemonia è reiterato, con quasi identiche parole: «La Cina si sviluppa naturalmente e diventa più forte, ma non vuole minacciare, sfidare o sostituire nessun altro Paese, né cercherà l’egemonia». 
E per essere ancora più chiari, si prosegue con l’affermazione che se «lo sviluppo è la massima priorità della Cina»,  «l’espansione e l’egemonia vanno contro gli interessi della Cina e la volontà popolare». La convinzione è che: «qualsiasi Paese, grande o piccolo, forte o debole, può raggiungere lo sviluppo sostenibile solo se partecipa alla cooperazione internazionale sulla base della parità e del vantaggio reciproco. Al contrario, perseguire l’egemonia e il militarismo consumerà solo forza nazionale e porterà al declino. Nella storia umana, la lotta per l’egemonia delle maggiori potenze ha provocato frequenti guerre, perdita della vita, battute d’arresto per l’umanità e persino il regresso della civiltà umana. Le lezioni sono state dolorose e profonde. Pace, sviluppo e stabilità, piuttosto che guerra, povertà e caos, sono le vere aspirazioni della gente di tutti i paesi. Il percorso cinese di sviluppo pacifico è in linea con la tendenza della storia e la tendenza generale del mondo».  

Una visione quella cinese che si contrappone al ‘fuori’: se «pace e sviluppo rimangono i temi alla base dei nostri tempi», «il mondo sta affrontando molti nuovi problemi e sfide. Unilateralismo, protezionismo, egemonismo e politica di potere sono alcuni dei principali fattori che influenzano la pace e la stabilità del mondo».  Anche in questa ‘evoluzione’ assai problematica la Cina individua delle opportunità: «il mondo è in un’era di grande sviluppo, trasformazione e adattamento e sta subendo i maggiori cambiamenti in un secolo. Il cambiamento offre opportunità». Opportunità dal cambiamento degli equilibri: «uno dei cambiamenti più notevoli è che l’ascesa della Cina e degli altri mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo», un fatto che «sta sostanzialmente alterando le strutture internazionali di potere».  

E qui si inserisce la vision di questo libro bianco: «La politica internazionale e il sistema economico sono stati dominati dalle potenze occidentali dalla prima rivoluzione industriale. Negli ultimi decenni, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo hanno realizzato una rapida crescita, cogliendo le opportunità storiche offerte dalla globalizzazione economica», non si perde l’occasione di ricordare che, secondo gli ultimi dati diffusi dall’FMI, la quota dei mercati emergenti e delle economie in via di sviluppo nella produzione globale, misurata dalla parità del potere d’acquisto, ha superato per la prima volta quella delle economie avanzate nel 2008 e è salita al 59% nel 2018. «Il mondo si sta muovendo rapidamente verso la multipolarità, i diversi modelli di sviluppo moderni e la collaborazione nella governance globale. Ora è impossibile per un singolo Paese o blocco di Paesi esercitare il dominio negli affari mondiali. Stabilità, pace e sviluppo sono diventati le aspirazioni comuni della comunità internazionale. La scienza e la tecnologia sono una forza trainante che guida grandi cambiamenti. I progressi della nuova rivoluzione tecnologica e della trasformazione industriale e l’uso diffuso della tecnologia dell’informazione di nuova generazione hanno generato nuovi strumenti, settori e forme di business, portando la nostra produttività a un livello superiore.  Il cambiamento comporta rischi e sfide. Il panorama internazionale in profonda evoluzione comporta cambiamenti complessi e intrecciati e l’interazione di fattori, forze e problemi vecchi e nuovi. Significa anche rimodellare notevolmente le relazioni tra i principali Paesi, l’ordine internazionale, la sicurezza regionale, le tendenze del pensiero e il sistema di governance globale». 

La situazione mondiale la Cina non si nasconde essere complessa: «i fattori di instabilità e incertezza stanno aumentando. I deficit di governance, fiducia, pace e sviluppo stanno crescendo. Il mondo sta affrontando il pericolo di una ricaduta in frammentazione e persino confronto», guerra. «L’economia mondiale sta rallentando per mancanza di slancio e il divario tra ricchi e poveri si sta allargando come conseguenza dell’eccessiva ricerca di profitto da parte del capitale. Il protezionismo commerciale è in aumento. Il debito pubblico e privato globale sta aumentando rapidamente. Alcune economie emergenti hanno incontrato importanti turbolenze finanziarie. L’economia mondiale sta affrontando una crescente pressione al ribasso».
A tutto ciò si aggiunge: «la mentalità della Guerra Fredda di accerchiamento, vincolo, confronto e minaccia sta riemergendo. L’egemonismo e la politica di potere sono in aumento. La legge della giungla e i giochi a somma zero hanno trovato un nuovo terreno in cui allevare. Queste sfide stanno gravemente minando l’ordine internazionale post-Seconda Guerra Mondiale. Alcuni Paesi occidentali stanno affrontando serie difficoltà nella governance, il populismo è diffuso e gli attacchi alla globalizzazione si stanno intensificando. Con un’incombente corsa agli armamenti, il controllo internazionale degli armamenti e il disarmo hanno subito battute d’arresto. I danni all’equilibrio strategico globale e alla stabilità e l’escalation di alcune questioni e conflitti regionali hanno aumentato le possibilità di guerra. Lo sviluppo mozzafiato della tecnologia dell’informazione e dell’intelligenza artificiale crea problemi etici e pone minacce visibili agli stili di vita umani e persino all’esistenza».
Questi profondi cambiamenti hanno portato l’umanità a un bivio, e anche in questo c’è opportunità. «La speranza e la fiducia sono fondamentali per risolvere difficoltà e sfide. La tendenza globale verso la pace e lo sviluppo rimarrà invariata nonostante le crescenti incertezze e instabilità. La tendenza globale verso la multipolarità rimarrà invariata nonostante gli enormi cambiamenti nel panorama internazionale. La tendenza verso la globalizzazione economica rimarrà invariata nonostante le battute d’arresto del libero scambio e del multilateralismo. La riforma del sistema internazionale non cambierà il suo corso nonostante la crescente intensità e complessità della competizione sull’ordine internazionale. Sfruttando al meglio le opportunità storiche presentate dalla trasformazione e lavorando insieme per far fronte a crisi e sfide, l’umanità può compiere ulteriori progressi nel secolo a venire».
Per cogliere questa opportunità,  urgentemente bisogna «stabilire nuovi approcci allo sviluppo, costruire un sistema e un ordine internazionale più equo e aprire prospettive più brillanti per il futuro. La proposta della Cina di costruire una comunità globale di futuro condiviso mira a risolvere i problemi pratici che il mondo deve affrontare oggi e realizzare lo sviluppo pacifico e sostenibile dell’umanità. La proposta persegue l’obiettivo dell’armonia universale e dei principi di cooperazione e beneficio reciproco, mentre si oppone alla legge della giungla, al potere politico e all’egemonismo. Va oltre i giochi a somma zero l’idea di tracciare un nuovo percorso di sviluppo basato sulla cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti, sul contributo congiunto e sui vantaggi condivisi, offrendo una nuova opzione alla comunità internazionale».

«Costruire una comunità globale di futuro condiviso è una proposta completa e sistematica. Politicamente, sostiene il rispetto reciproco e la consultazione su un piano di parità, si oppone alla mentalità della guerra fredda e alle politiche di potere e abbraccia un nuovo approccio alle relazioni tra Stato e stato, preferisce il dialogo piuttosto che il confronto e cerca partenariati piuttosto che alleanze».
In termini di sicurezza, la proposta prevede «la risoluzione delle controversie attraverso il dialogo e la risoluzione delle differenze mediante la consultazione, il coordinamento delle risposte alle minacce tradizionali e non tradizionali e l’opposizione al terrorismo in tutte le sue forme».
In campo economico, la proposta «richiede uno spirito di partenariato nella liberalizzazione e nella facilitazione degli scambi e degli investimenti e nel rendere la globalizzazione economica più aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti».
La proposta include, si sottolinea, l’ecocompatibilità, la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici e la protezione del nostro pianeta, la casa di tutta l’umanità. Sullo sfondo, ma essenziale appare l’aspetto culturale: «costruire una comunità di futuro condiviso non significa conformità agli stessi valori da parte di tutti i Paesi o attuazione di proposte unilaterali promosse da un Paese o da una piccola minoranza di Paesi, né significa l’istituzione di un singolo attore unitario in tutto il mondo, o la sostituzione di un sistema o cultura con un altro. Piuttosto, chiede ai Paesi con diversi sistemi sociali, ideologie, storie, culture e livelli di sviluppo di allineare i loro obiettivi e interessi, godere di pari diritti e condividere tutte le responsabilità nelle attività internazionali per il progresso dell’umanità nel suo insieme».

Per concludere: «La storia dimostra che il perseguimento di egemonia, alleanza e confronto e l’abuso di potere nelle relazioni internazionali indurranno il caos o addirittura la guerra».  Nell’ottica di questa comunità, si serve «un nuovo approccio alle relazioni tra Stato e Stato , che presenta il dialogo piuttosto che il confronto e cerca partenariati piuttosto che alleanze». Un nuovo modello di relazioni internazionali dovrebbe basarsi «sui principi di rispetto reciproco, equità e giustizia e cooperazione reciprocamente vantaggiosa».

La comunità prospettata non può esistere se non in un contesto di globalizzazione. «La globalizzazione economica è una conseguenza irreversibile dello sviluppo economico globale. È conforme alla tendenza dei tempi verso lo sviluppo e la cooperazione». Ma serve una nuova globalizzazione economica. «L’attuale modello di globalizzazione economica non può riflettere le voci o rappresentare gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. La legge della giungla e i giochi a somma zero che caratterizzano la pratica del ‘vincitore prende tutto’ hanno esacerbato il divario tra ricchi e poveri, come evidenziato dal crescente divario tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo e il divario tra ricchi e poveri nei paesi sviluppati  Alcuni paesi hanno attribuito problemi di governance interna alla globalizzazione economica o altri paesi e hanno fatto ricorso ad azioni unilaterali, protezionistiche ed egemoniche. Questo approccio ha danneggiato il valore globale, le catene di approvvigionamento e di consumo e ha causato turbolenze e conflitti nell’attuale ordine commerciale internazionale, spingendo l’economia mondiale verso latrappola della recessione’». 
Un nuovo modello di globalizzazione economica dovrebbe essere sviluppato e modellato da tutti i Paesi. «Dovrebbe apportare innovazioni e miglioramenti sulla base di quelle regole e istituzioni che si sono dimostrate efficaci nella pratica, come la liberalizzazione degli scambi e il commercio multilaterale. Dovrebbe eliminare l’egemonismo, la politica del potere, la legge della giungla e i giochi a somma zero, sostenere i principi di ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi e realizzare democrazia, uguaglianza, equità ed equità. La quarta rivoluzione tecnologica in corso avrà un impatto incommensurabile su una nuova ondata di globalizzazione economica e sullo sviluppo della società umana, portando opportunità di sviluppo senza precedenti e sfide serie. Tutti i Paesi dovrebbero unirsi e agire tempestivamente nella costruzione di un nuovo quadro per la governance globale con la visione di una comunità globale di futuro condiviso. Dobbiamo stabilire norme e standard pertinenti che facilitino l’innovazione e lo sviluppo tecnologico garantendo al contempo i profitti della sicurezza umana. È essenziale rispettare la sovranità di ogni Paese. Nessun Paese dovrebbe cercare l’egemonia tecnologica».

Le conclusioni sono quasi bucoliche e certamente ecumeniche, ma solo in superficie: «Nel mondo di oggi ci troviamo di fronte a una serie di opportunità e speranze, di variabili e sfideIl futuro di tutti i paesi non è mai stato più strettamente connesso. Ognuno di noi ha un alto interesse nel futuro di tutti gli altri. Se manteniamo gli stessi obiettivi e ci uniamo per condividere opportunità e affrontare sfide, possiamo costruire una comunità globale di futuro condiviso e creare un mondo migliore e più luminoso per tutti».
Il monito è abbastanza chiaro quanto severo: non c’è alternativa all’inversione di marcia dettata dall’Occidente.

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