martedì, Agosto 4

Cina – India alla ricerca di una convergenza difficile Oggi e domani a Wuhan ‘vertice informale’ ma storico tra Xi Jinping e Narendra Modi. Cosa aspettarci? Ne parliamo con Ross Feingold, consulente politico di Taipei

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Oggi e domani nella città cinese di Wuhan un ‘vertice informale’ che dalle parti di Pechino e Nuova Delhi considerano storico (il paragone è con quello del 1988 tra Rajiv Gandhi e Deng Xiaoping che portò alla normalizzazione delle relazioni tra i due giganti asiatici dopo la guerra del 1962), tra il Primo Ministro indiano Narendra Modi e il Presidente della Cina Xi Jinping.
Obiettivo della due giorni: impostare un nuovo paradigma per le relazioni future per il prossimo decennio.

Vertice che avviene in un momento che vede la Cina con un Presidente molto forte politicamente, sia all’interno che sullo scenario internazionale (dalla guerra commerciale-tecnologica che gli Stati Uniti di Donald Trump gli hanno intentato il dragone rosso sembra uscirne ottimamente, almeno nella sua proiezione esterna), l’India con un premier che in questi anni ha lavorato molto anche con l’Occidente per far emergere il Paese con un giocatore sulla scena mondiale ottenendo qualche risultato e che ora è chiamato alla fermata ai box per la competizione elettorale del prossimo anno, il cui risultato non è per nulla scontato per il partito di Modi, il BJP.

Le relazioni sino-indiane sono, sia secondo gli osservatori cinesi che indiani, alminimo storico’, al livello più basso dalla guerra di confine sino-indiana del 1962, in particolare dopo gli ultimi due anni nel corso dei quali i motivi e le occasioni di attrito si sono molteplicate. In India, spiega Observer Research Foundation, c’è notevole scetticismo riguardo al vertice.  Delhi potrebbe superare lo scetticismo solo se Pechino dimostrerà ‘sensibilità’ alle preoccupazioni indiane sui temi che più preoccupano ovvero la «crescente influenza e l’impronta crescente della Cina in Asia meridionale e Oceano Indiano» in primo luogo, e poi sulle tematiche connesse a partire dal grande progetto cinese relativo alla nuova Via della Seta (BRI), perché, per quanto il tentativo di ricostruzione delle relazioni con la proposta di realizzare questo vertice informale sia arrivato dalla Cina, «la Cina non ha agito per rassicurare l’India sulle sua intenzioni a lungo termine». Circa il BRI, l’India ha dichiarato ufficialmente che «il cosiddetto ‘Corridoio economico Cina-Pakistan’ viola la sovranità dell’India e l’integrità territoriale», e questo è un tema molto caldo. Da parte indiana si ritiene che le politiche di Pechino, «le scelte che la Cina ha fatto» sono state volte volutamente a «indebolire l’India», tanto che gli analisti di Observer Research Foundation parlano deliberatamente di questo vertice come di un ‘pericolo’, parte del quale starebbe anche nell’incapacità dell’India di guardare onestamente alla sua capacità e forza politica, a partire dal rapporto con USA e Australia, e la sua ancora capacità di esserecredibile’. Per Delhi si tratta di lavorare per definire il quadro di unacooperazione pratica’, diffidenza a parte,  sulle aree strategiche che vanno dall’economia alla sicurezza al cambiamento climatico nella consapevolezza che la normalizzazione delle relazioni non sarà per nulla indolore per l’India.

Di un dialogo «strategico sui cambiamenti più profondi e senza precedenti che il mondo ha visto in un secolo» e di «uno scambio di opinioni sulle questioni strategiche globali, a lungo termine, e sulle relazioni Cina-India» parla il ‘Global Times’ -quotidiano cinese in lingua inglese particolarmente vicino al Governo- in un editoriale pubblicato ieri. Il quotidiano fa una lucida analisi dello stato delle relazioni, sottolineando che «da giugno ad agosto dello scorso anno, un conflitto militare di 72 giorni si è verificato tra le truppe cinesi e indiane a Doklam ed è stato vicino alla guerra. Ovviamente, lo stallo di Doklam non si è verificato all’improvviso, ma è stato il risultato dell’accumulo di sfiducia tra i due Paesi»,  facendo una sintesi dei motivi di sfiducia da parte indiana e da parte cinese. A differenza degli indiani, però, mostra fiducia nei risultati del vertice: «promuoverà senza dubbio la fiducia reciproca e la reciprocità tra i due Paesi, e sarà una pietra miliare di una stabile relazione a lungo termine tra Cina e India».

Per provare a capire qualcosa di più di questo vertice che comunque da tutte due le parti è considerato di grande importanza, abbiamo parlato con Ross Feingold, consulente politico di Taipei.

Sul vertice di Wuhan ci pare pesi un complesso di inferiorità dell’India nei confronti della Cina che non sarebbe il viatico migliore per superare la reciproca sfiducia. E’ così?

Dall’indipendenza, nel 1947 alla quale è seguita l’istituzione della Repubblica popolare cinese nel 1949, fino alla conclusione della guerra civile cinese, i due Paesi hanno gareggiato per la leadership in Asia e in Africa tra i Paesi indipendenti e non allineati. Quando la Cina e l’URSS si sono scontrati in dispute ideologiche e sono quasi entrati in guerra, negli anni ’60, l’India ha mantenuto eccellenti relazioni con l’Unione Sovietica. Oltre a questa competizione per la leadership tra i Paesi in via di sviluppo, l’agenda bilaterale aveva frizioni vecchie di decenni che includono dispute di confine, la decisione dell’India, nel 1959, di consentire al Dalai Lama di stabilire il suo Governo in esilio in India, il sostegno finanziario e militare della Cina per il Pakistan e, più recentemente, gli investimenti Belt-and-Road sul fronte portuale che circondano l’India. Gli enormi vantaggi della Cina nella produzione significano vendere in India prodotti che l’India non produce con la stessa efficienza della Cina, a meno che gli sforzi del Primo Ministro Modi per espandere la produzione nazionale possano avere successo. La Asian Investment Infrastructure Bank è un’altra iniziativa che pone la Cina in un ruolo di leadership regionale, o addirittura globale, che l’India non ha. E, naturalmente, l’India si risente per il fatto che la Cina è un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e l’India sta ancora lavorando per ottenere questo ruolo.

L’India sembra temere che la Cina la isolerà, soprattutto dai suoi partner tradizionali, a cominciare dai piccoli Paesi asiatici. È un timore fondato?

La realtà è che la Cina ha un’enorme influenza sui Paesi della periferia dell’India, anche quelli che erano tradizionalmente partner dell’India, come Nepal e Bhutan. Abbiamo visto prove di questo nella disputa di confine dello scorso anno nella Doklam, dove il Bhutan non ha apertamente preso le parti dell’India. Tra i Paesi dell’Asean che sono piccoli per economia (come il Myanmar) o per geografia (come Singapore), l’India è un’importante relazione bilaterale per quei Paesi, ma, nella maggior parte dei casi, la relazione bilaterale con la Cina è più cruciale. Per alcuni dei Paesi è perché la Cina è ora un importante investitore in entrata (pensiamo a Cambogia e Malesia), mentre per altri è perché la Cina è un partner militare attraverso le vendite di armi (come il Myanmar). Singapore ha importanti relazioni commerciali con l’India, ma ospita anche molti immigrati dalla Cina, e le società di Singapore hanno importanti investimenti in Cina che assicurano a Singapore di bilanciare attentamente le sue relazioni con l’India da una parte e la Cina dall’altra, ma evitano di schierarsi in eventuali controversie tra i due giganti.

La Cina non è troppo forte, sia internamente che sulla scena mondiale, per un Paese con l’India ancora alla ricerca della sua credibilità politica ed economica sulla scena mondiale e in particolare in Occidente?

Il Giappone con i suoi 25 anni di problemi economici e le preoccupazioni prioritarie per la sicurezza della Corea del Nord non sta cercando di essere il Paese più influente dell’Asia, e sebbene la Russia possa influenzare gli eventi nell’Asia settentrionale, la sua capacità di influenzare il Sud-est asiatico è limitata. L’implementazione della strategia Indo-Pacifico dell’amministrazione Trump avrà qualche successo, ma è troppo presto per misurare l’impatto a lungo termine. Ciò lascia India e Cina in una ‘competizione per l’influenza’. La Cina, e più recentemente Xi Jinping, vuole essere l’unico grande Paese dell’Asia e non vuole condividere questo ruolo con l’India. Il Primo Ministro Modi sa che non è sufficiente mantenere il precedente ruolo dell’India come uno tra diversi Paesi chiave in Asia, ma le sfide interne come le prossime elezioni, il terrorismo e gli sforzi per rendere l’India una destinazione più attraente per gli investitori stranieri limitano la sua capacità di esercitare la leadership regionale.

È possibile immaginare una vera e propria partnership paritaria tra i due giganti asiatici? E a cosa dovrebbero essere disposti a rinunciare sul tavolo delle trattative le due parti in causa?

Un vero partenariato equo è improbabile, dato che la Cina si vede sempre più come l’unico leader in Asia. La Cina sta negoziando da una posizione di forza, quindi potrebbe offrire molte opportunità all’India, per esempio partecipare ai progetti di investimento Belt-and-Road come partner in alcune delle principali iniziative infrastrutturali. Tuttavia, la Cina offrirà queste opportunità solo se l’India accetterà un ruolo minore, non un ruolo decisionale. L’India, ovviamente, difficilmente accetterà tali accordi. Per altro, l’India vorrebbe che la Cina facesse concessioni su alcune delle dispute di confine, ed è improbabile che la Cina lo faccia, il che significa che queste dispute potrebbero continuare per molti anni a venire.

Cosa si può sperare da questi due giorni di summit?

Il successo del vertice coreano costringe Modi e Xi a un vertice di successo, l’India e la Cina non vorranno rovinare le buone notizie di questo fine settimana in Asia. Dietro le porte chiuse, Xi esprimerà francamente il suo punto di vista sulle attività del Dalai Lama in India e sulla cooperazione in materia di sicurezza dell’India con il Giappone e gli Stati Uniti. Modi sarà altrettanto franco con le sue preoccupazioni riguardo al sostegno della Cina per il Pakistan. In pubblico, dovremmo aspettarci impegni per cooperare su commercio, terrorismo e questioni ambientali, impegni per risolvere le controversie sui confini (per quanto sia improbabile una risoluzione) e molti sorrisi e foto per opportunismo politico. In realtà, la Cina e l’India sono per ora legate da un crescente rapporto commerciale. Altre questioni all’ordine del giorno, se le controversie sui confini o la crescente influenza della Cina alla periferia dell’India -sia a terra che in mare- rimarranno probabilmente invariate dopo questo vertice.

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