domenica, Agosto 25

Cina, il progetto SeCsi della sanità field_506ffbaa4a8d4

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Il Servizio sanitario italiano garantisce in ospedale e nel territorio l’assistenza gratuita nei suoi livelli essenziali. Il complesso insieme di prestazioni offerte al paziente rappresenta uno dei vanti italiani all’estero. La compartecipazione al costo può essere chiesta solo per alcune prestazioni di Pronto soccorso, dove secondo la normativa a partire dal 1° gennaio 2007, si è introdotto il pagamento di un ticket di 25 euro per prestazioni erogate in regime di Pronto soccorso ospedaliero non seguite da ricovero e classificate con il ‘codice bianco’ (prestazione non urgente). Ma nell’ambito della macro area ‘assistenza ospedaliera‘ sono inclusi i seguenti servizi: pronto soccorso, degenza ordinaria, day hospital, day surgery, interventi ospedalieri a domicilio (in base ai modelli organizzativi fissati dalle Regioni), riabilitazione, lungodegenza, raccolta, lavorazione, controllo e distribuzione degli emocomponenti e servizi trasfusionali, attività di prelievo, conservazione e distribuzione di tessuti, attività di trapianto di organi e tessuti.

L’assistenza ospedaliera viene garantita dal SSN attraverso strutture di ricovero che, a seconda del modello organizzativo prescelto, possono essere distinte in: presidi ospedalieri, aziende ospedaliere, aziende ospedaliero-universitarie o policlinici universitari a gestione diretta, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico o ancora case di cura o strutture private accreditate. A qualunque tipologia appartenga, l’ospedale è organizzato in dipartimenti costituiti, a loro volta, da unità operative semplici o complesse strutturate in base alla specifica patologia e specialità medica o chirurgica di riferimento. Sono presenti inoltre i dipartimenti dei servizi come i laboratori, che assicurano il supporto tecnico alle attività cliniche. La competenza in materia di organizzazione della rete di assistenza ospedaliera che viene effettuata è attribuita alle Regioni sulla base di standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi determinati a livello nazionale. La rete ospedaliera regionale, in particolare, deve assicurare un determinato numero di posti letto ogni 1000 abitanti.

A gennaio 2012 in Italia si disponeva di 231.707 posti letto (3,82 ogni mille abitanti), di cui 195.922 per acuti (3,23 ogni mille abitanti) e 35.785 per post-acuti (0,59). Considerate le evidenze scientifiche e le caratteristiche epidemiologiche della popolazione italiana (in particolare l’allungamento dell’aspettativa di vita e l’aumentare del numero di persone affette da patologie croniche), la Legge 135/2012, conosciuta anche come ‘spending review’, ha previsto una riorganizzazione dei posti letto ridotti a 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 destinati a riabilitazione e lungodegenza. La Cina ambisce a un sistema di organizzazione simile a quella italiana. La nostra conoscenza in questo ambito rappresenta una delle nostre eccellenze riconosciute a livello internazionale. Quest’anno è l’anno delle eccellenze sanitarie in Cina e il progetto cinese di sviluppo e ricerca in ambito sanitario si accresce di ambizioni sempre maggiori. Ce ne parla Francesco Franco Naccarella, che si occupa di scienze mediche cardiologiche occidentali basate sulle evidenze scientifiche e che da tempo segue da vicino gli sviluppi di questo ambito.

 

Cos’ha bisogno la Cina?

Ha bisogno dei servizi di primo livello a cominciare dal medico di famiglia. Lo sviluppo dell’organizzazione in ambito sanitario in Cina necessita del supporto dell’Italia, come esempio riuscito di un modello efficiente. È molto faticoso e molto poco conveniente per noi fermarci a questo livello, si tratta di qualcosa che non è esauribile in una generazione. La Cina ha grossissimi problemi in questo campo e non possiamo pensare di affrontarli e risolverli noi.

Qual è l’interesse della Cina nei nostri confronti?

Credo che la Cina sia interessata a due cose che noi abbiamo: un modello di sanità avanzata che io chiamo ospedali in rete o Hub and Spoke e un modello di assistenza integrata tra ospedale e territorio. Nel primo caso si tratta di un modello in cui i piccoli ospedali parlano ai grandi in un sistema visualizzabile come la ruota e il mozzo, dove sappiamo che intorno al mozzo di una ruota girano tutta una serie di raggi. Qualcosa di molto simile al modello di sanità organizzata, molto buono, che l’Italia ha già. Nel secondo caso l’assistenza integrata è quella per cui si riesce a curare al di fuori dall’ospedale maggiore tutte quelle patologie minori che possono essere curate nei piccoli ospedali.

Oggi a che punto siamo con la trasformazione in ambito sanitario in Cina?

La Cina deve, potere è volere nel suo interesse, approntare il modello italiano al suo territorio perché è quello che meglio si adatta. La Cina non può trovarsi 80mila prestazioni di pronto soccorso alla settimana in un grande ospedale come l’AN ZHEN Hospital, ma deve poter ricevere quei 12mila malati alla settimana che meritano solo un certo tipo di cure e che appartengono allo specifico distretto. A Pechino ci sono dagli 8/12 distretti che hanno dai 3 ai 7mila abitanti per distretto. Realtà importanti e su questo modello possiamo davvero far vedere come procedere.

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