giovedì, Aprile 2

Cina, il futuro è la nuova Via della Seta? Il progetto di cooperazione 'One Belt, One Road' è un'ambiziosa sfida per il rilancio del Made in China

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Pechino sembra orientata a ridestare la leggendaria Via della Seta, il reticolo di itinerari terrestri, marittimi e fluviali che per secoli è stato la spina dorsale dei traffici commerciali tra Asia ed Europa, divenendo un mezzo attraverso il quale uomini appartenenti a civiltà lontane hanno potuto scambiarsi, oltre che beni, anche le reciproche conoscenze in fatto di cultura, scienza e tecnica. Come fu per Marco Polo, che attraverso di essa giunse in Cina come mercante, e tornò a casa vent’anni dopo arricchito soprattutto dalla straordinaria esperienza culturale presso società così diverse da quella veneziana. Così pure per i tanti, meno conosciuti, mercanti europei che, attraverso le vie marittime, dall’Oriente portarono nel Vecchio Continente quelle che oggi chiameremmo ‘best practice’ .

Forse proprio pensando a questi pionieri, e all’eccezionale contributo dato dalla Via della Seta alla nascita e allo sviluppo dell’Era Moderna, il Governo cinese nell’autunno 2013 ha lanciato il progetto di sviluppo Yidài yilù’, conosciuto a livello internazionale come One Belt, One Road (OBOR), che tradotto suona più o meno come ‘Una cintura, una via’. La ‘cintura’ (economica) in questione è la Silk Road Economic Belt, che Pechino intende sviluppare a ridosso degli antichi percorsi dei mercanti in cooperazione con le Nazioni dell’Asia Centrale, del Medio Oriente e dell’Europa, mentre la Maritime Silk Road è la ‘via’, in questo caso marittima, volta a rafforzare i traffici mercantili tra Cina e Occidente, in collaborazione con le Nazioni del Sud-Est asiatico, dell’Oceania e del Nord Africa. In tutto più di sessanta Nazioni collaboreranno a realizzare due colossali sottoprogetti per dar vita, attraverso un ingente intervento su infrastrutture viarie, marittime e ferroviarie, alla Via della Seta del XXI secolo.

E per dimostrare quanto consideri strategica l’iniziativa, il Governo cinese ha già inaugurato il progetto forse più difficile da realizzare, ovvero un collegamento ferroviario tra la Cina e l’Europa. Quella che con i suoi oltre 13mila chilometri può senza dubbio essere definita la più lunga tratta al mondo, giusto un anno fa, il 10 dicembre 2014, è stata interamente percorsa da un treno-merci partito dalla cittadina cinese di Yiwu e giunto a Madrid. Verrebbe subito da chiedersi se c’è convenienza a far viaggiare i beni attraverso la direttrice ferroviaria, considerato anche che, per via dei diversi calibri ferroviari in uso nei territori attraversati, per ben tre volte durante il percorso i vagoni hanno dovuto necessariamente essere trasferiti con delle gru su nuovi carrelli. Pechino, tuttavia, reputa tale soluzione di enorme valore strategico, tanto da aver stanziato 40 miliardi di dollari per svilupparlo ed eliminare le criticità attualmente presenti. Dal rapporto costi-benefici emerge che il vantaggio offerto sta tutto nella maggior rapidità con la quale le merci possono arrivare a destinazione: solo tre settimane di viaggio contro le sei del trasporto navale. E anche il fattore ambientale (a cui di questi tempi i cinesi sembrano essere molto sensibili) da tenere in debita considerazione: è stato riscontrato come il trasporto delle merci sulla tratta Yiwu-Madrid con dei TIR comporterebbe un +62% di produzione di CO2 rispetto al trasporto ferroviario.

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