giovedì, Dicembre 12

Cina – Europa, un dialogo che significa crescita Come stanno cambiando le relazioni tra le due parti? Uno studio congiunto mette in luce opportunità e debolezze nel rapporto fra le due potenze

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Clima ed energia. Nel 2016, Cina e Unione Europea hanno siglato un progetto di cooperazione energetica, promuovendo scambi bilaterali e cooperazione in ambito energia, nella realizzazione di infrastrutture e per favorire la trasparenza del mercato. Questo anche in virtù del fatto che entrambi perseguono, seppur con modalità diverse, gli stessi obiettivi. In particolar modo, ricercando una sempre minore sudditanza verso i combustibili fossili.

Con la politica statunitense che con Trump sta andando in tutt’altra direzione, l’Europa sta trovando un partner più affidabile, da questo punto di vista, nella Cina. Già nella Belt and Road Initiative, Pechino sta incrementando gli investimenti per produrre energia pulita, mentre lo sforzo europeo verso questo obiettivo non si è mai ridotto, nonostante, negli ultimi anni, il continente sia sceso in graduatoria nel suo ruolo di inquinatore mondiale.

Nonostante Cina ed Europa siano entrambi sostenitori e firmatari degli Accordi di Parigi, i due Paesi hanno una visione differente del loro impegno. Mentre l’Europa è ormai lanciata verso la riduzione delle emissioni derivanti dalla produzione energetica, la Cina si considera ancora economia emergente. La sua politica risulta quindi più tiepida nel contrastare il cambiamento climatico, proprio per evitare di porre un eccessivo freno a contingenze economiche favorevoli.

Innovazione e tecnologia. Nessun altro settore più di questo necessita di cooperazione per crescere rapidamente. Un concetto che aveva già espresso il Presidente cinese Xi Jinping nel 2012, sostenendo che «scienza e tecnologia non hanno nazionalità». Una lezione molto chiara all’Europa, che ancora oggi è ai primi posti in ricerca e sviluppo, e che, nel 2005, ha condotto il 40 per cento dei suoi esperimenti al di fuori degli Stati d’appartenenza.

La Cina, in questo contesto, rappresenta un valido Paese con cui cooperare. Il suo mercato avanzato e la disponibilità di manodopera ad alta istruzione sono il contesto adatto per portare il know how europeo e avanzare nel progresso tecnologico. Non per niente, diverse multinazionali europee già contano sul contributo di numerosi ingegneri e personale cinesi, che collaborano oggi su numerosi progetti condivisi. Il comparto Ricerca e Sviluppo cinese fa molto affidamento su questo tipo di cooperazioni internazionali, forte anche del proprio ruolo di rilievo per quel che riguarda settori come la mobile technology e l’alta velocità.

I prospetti di un aumento di investimenti cinesi in Europa su questo campo sono positivi. Ad ogni modo, le capacità di dialogo sono sempre ostacolate da un ritorno della moda nazionalista. Dopo l’’America First‘ di Trump, sono arrivate anche le chiamate del ‘Buy European’ e del ‘Made in China 2025’. Iniziative che manifestano una tendenza, nonostante tutto, a proteggere le produzioni nazionali. Uno dei motivi che, più di ogni altro, ostacola oggi le possibilità di dialogo multilaterali e lo sviluppo di progetti condivisi nei vari settori.

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