martedì, Novembre 12

Cina – Europa, un dialogo che significa crescita Come stanno cambiando le relazioni tra le due parti? Uno studio congiunto mette in luce opportunità e debolezze nel rapporto fra le due potenze

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Con la Cina destinata a diventare un attore mondiale sempre più cruciale, è necessario capire come l’economia e lo Stato cinese potranno integrare le proprie risorse con quelle dell’Europa. Il report EU – China Economic Relations 2025, redatto dai centri studi Bruegel, Chatham House, il China Center for International Economic Exchanges e l’Institute of Global Economics and Finance della Chinese University of Hong Kong ha voluto mostrare proprio questo. Fino a che punto, oggi, sono stretti i legami fra il vecchio continente e Pechino, quali sono i settori in cui è più attiva la cooperazione e quali quelli in cui sono possibili ampi scenari di maggiore integrazione.

Bilancia commerciale. Sicuramente uno degli ambiti che oggi più lega Cina ed Europa è quello relativo al commercio. Europa e Cina hanno registrato scambi bilaterali per 580 miliardi di dollari nel 2015, e uno ha rappresentato per l’altro il principale Paese per l’import ed il secondo per l’export. Lo scambio di beni fra Cina ed Europa ha visto crescere i suoi valori di circa il 14 per cento annuo dal 2001 al 2011, salvo poi un calo al 3.6 per cento al 2016 ed una ripresa all’inizio di quest’anno.

Ultimamente, entrambi i Paesi hanno dovuto fronteggiare sfide sul piano economico, rispondendo alla crisi del 2008 e dovendo fare i conti con un America più isolazionista. Nel loro destino comune, la crescita economica di una farebbe le fortune dell’altra. Se la Cina sarà in grado di applicare le riforme strutturali di cui oggi ha bisogno – anche per contrastare un debito pubblico salito al 165 per cento del Pil –  l’impulso della sua economia e redditi pro capite più alti saranno da stimolo anche all’economia europea, che potrà beneficiare dell’import cinese e dei suoi investimenti.

Dall’altra parte, l’Europa si ritrova con una popolazione sempre più anziana e ritmi di crescita lenti. In più, lo scenario incerto post Brexit ed eventuali nuove frammentazioni negli Stati membri la renderebbero un blocco economico più debole, meno attraente per le economie crescenti, come è quella della Cina.

Investimenti. Un altro segmento, ben più indietro rispetto al precedente, è quello che riguarda gli investimenti che dalla Cina arrivano in Europa, e viceversa. L’Europa, al 2015, ha investito 168 miliardi in Cina, mentre sono stati appena 35 i miliardi che Pechino ha fatto entrare nei confini europei. Cifre molto modeste, considerando anche quelli che sono i ben più prosperi intrecci fra Unione Europea e Stati Uniti, con la prima che ha investito 2.6 bilioni e i secondi 2.4 nello stesso anno. In relazione ai ben avviati rapporti commerciali fra Cina e Europa, ci si aspetta che anche l’ammontare di investimenti stranieri possa crescere da qui ai prossimi anni.

Questo anche in relazione alla grande quantità di risparmi delle banche cinesi, che non hanno più grossi spiragli per reintrodurli nel mercato nazionale. Tuttavia, esistono ancora reali problematiche nello sviluppo di questo settore. Per quel che riguarda i capitali europei in Cina, la preoccupazione di chi investe riguarda l’accesso al mercato cinese, ancora pieno di restrizioni e di una sorta di discriminazione tacita verso le aziende straniere a vantaggio di quelle cinesi. Una politica che si traduce in sovvenzioni e aiuti a precise compagnie, ma anche alla situazione di controllo sul mercato delle sussidiarie statali. Dall’altro lato, la carenza di investimenti cinesi in Europa è giustificata dagli alti standard richiesti in ambito di diritti umani, norme ambientali, diritti di proprietà intellettuale, che scoraggiano le imprese cinesi.

Ciononostante, il report nota come la Cina sia comunque molto più aperta di quanto non fossero Giappone e Corea del Sud allo stesso stadio di sviluppo. Pechino ha annunciato questo agosto di voler lavorare per attrarre investimenti stranieri, tutelare maggiormente le proprietà intellettuali e favorire il lavoro di cittadini stranieri attraverso l’implementazione del sistema dei visti. Sebbene si tratti di un percorso ancora lungo e complicato, i vantaggi reciproci sembrano essere scontati per entrambi i Paesi.

Belt and Road Initiative. Se si parla di cooperazione Cina – Europa, la mente non può che richiamare il progetto One Belt One Road. Analisti dell’istituto Bruegel hanno valutato i vantaggi che l’Europa potrebbe raggiungere grazie al progetto cinese. Nuove vie infrastrutturali, specialmente su rotaia, ridurrebbero i costi di trasporto ed aprirebbero canali per far arrivare i prodotti europei in un mercato cinese in crescita nei suoi consumi. Questa prospettiva sarebbe in grado di far crescere il mercato globale europeo del 6 per cento, a progetto ultimato.

Considerati gli interessi comuni nel piano, Europa e Cina hanno fondato la Connectivity Platform, nel 2015. Un accordo per identificare insieme i vantaggi derivanti dalla nuova via della seta, redigere condivisi piani di sviluppo, scambiare informazioni ed incrementare la trasparenza. Il dialogo fra i due attori vorrebbe anche mediare tra quelle che sono le esigenze cinesi e le richieste europee. Se da una parte le società di Pechino hanno la tendenza ad utilizzare tecnologia e manodopera nazionale per i loro progetti esteri, l’Europa vorrebbe promuovere appalti pubblici per ogni progetto. Le difficoltà di dialogo si incentrano anche negli accordi su standard condivisi riguardo il lavoro, i requisiti tecnici e le regole per l’assegnazione degli appalti.

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