domenica, Novembre 17

Cina – Emirati: una relazione molto ‘calda’ La Cina è diventata un attore sempre più importante nel Golfo; la testa d’ariete è la Belt and Road Initiative, la parte del leone, per il momento, è di Abu Dhabi

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Il 23 luglio, il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed al-Nahyan, ha concluso una visita di stato di tre giorni in Cina, firmando 16 accordi economici, commerciali e di cooperazione in vista del Forum economico Emirati Arabi Uniti-Cina.
La Cina è diventata un attore sempre più importante nel Golfo; la testa d’ariete è la Belt and Road Initiative (BRI), pilastro centrale della politica estera di Pechino.
Se è evidente che tutti gli Stati del Golfo sono coinvolti dall’interesse cinese per l’area -il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha visitato Pechino durante il suo tour in Asia all’inizio del 2019, cercando di coinvolgere Pechino nel suo progetto ‘Vision 2030; l’Oman corteggia gli investitori cinesi per il mega-progetto di Duqm; il Kuwait spera che gli investimenti cinesi genereranno slancio per la sua iniziativa Silk City-, la parte del leone al momento è degli Emirati Arabi Uniti, che stanno attirando la maggior parte dei flussi commerciali e di investimento dalla Cina.

La visita di Stato di tre giorni a Pechino di Mohammed bin Zayed al-Nahyan ha riaffermato il ruolo centrale dell’emirato arabo nel plasmare l’influenza economica della Cina nel Golfo.
Qualche dato rende bene l’idea. Gli investimenti e i contratti cinesi negli Emirati Arabi Uniti nel 2018 sono ammontati a 8,16 miliardi di dollari -superando il secondo più grande destinatario, l’Arabia Saudita, di quasi 3,4 miliardi di dollari-  secondo il China Global Investment Tracker dell’American Enterprise Institute. Il commercio bilaterale Cina – Emirati Arabi Uniti ha raggiunto 53 miliardi di dollari nel 2018, contro i 32 di Cina – Arabia Saudita.
Sia per quanto riguarda gli investimenti, sia per quanto attiene al commercio, il greggio, il gas naturale, il petrolio raffinato e altri prodotti petrolchimici sono in testa, nel 2017 hanno costituito circa il 95 percento delle esportazioni degli Emirati Arabi Uniti in Cina. Questo per quanto in questa fase, e dunque guardando al futuro prossimo, le relazioni economiche si stiano diversificando. Importanti investimenti cinesi posizionano sempre più Abu Dhabi come una ‘città pivotnell’Iniziativa Belt and Road, con investimenti che coprono i settori industriale, marittimo, finanziario.

Gli analisti sono concordi nel sostenere che gli Emirati proseguiranno essere la destinazione preferita, nel Golfo, del business cinese. E in questo percorso, Dubai -che ospita tra il resto il Dragon Mart, il più grande hub commerciale per i prodotti cinesi al di fuori della Cina continentale- trarrà grande beneficio da tutto quanto non riguarda gl idrocarburi. Il turismo -si punta a 200mila turisti cinesi entro il 2020, nel 2018 sono stati 68mila- è un settore che attrae molti investimenti, soprattutto nelle aree a vocazione turistica fuori Dubai, negli Emirati minori.

Su tutto quel che non riguarda gli idrocarburi, molto importanti sono le zone franche  -40 sparse su tutto il territorio. La complementarità tra Emirati e Cina nei settori dello sviluppo delle zone franche, dell’innovazione tecnologica e della competenza in logistica e infrastrutture, fanno ritenere che vi possa essere un importante  allineamento economico tra Emirati Arabi Uniti e Cina. Entrambi i Paesi hanno lanciato zone economiche franche, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, per attuare una forma controllata di liberalizzazione economica. Questo processo ha consentito la partecipazione straniera nell’economia senza gravi traumi ai sistemi economici, politici e sociali.
La zona franca del Dubai Multi Commodities Centre ospita circa il 10 percento delle aziende cinesi negli Emirati, e ha firmato protocolli d’intesa con diverse agenzie a livello provinciale in Cina. 

L’e-commerce rappresenta una ottima opportunità per una maggiore collaborazione tra i due Paesi. Dubai ospita una zona franca di e-commerce operativa, la CommerCity, e lo sviluppatore statale Dubai South sta costruendo una zona simile, EZDubai. La società di e-commerce Noon.com, con sede a Dubai, ha collaborato con la società tecnologica cinese Neolix per sperimentare consegne di veicoli autonomi negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Le principali aziende di e-commerce cinesi, come Alibaba e JD.com , hanno ampliato le infrastrutture di spedizione globali per rivolgersi a una base di consumatori internazionali. Le nascenti piattaforme di e-commerce degli Emirati Arabi Uniti possono essere la concretizzazione di una ‘espansione’ nel Golfo. 

Gli ingenti sforzi dello Stato per trasformare gli Emirati Arabi Uniti in un’economia della conoscenza, e le capacità di ricerca e innovazione tecnologica della Cina, formano un asse naturale, secondo Robert Mogielnicki, analista dell’Arab Gulf States Institute di Washington. In tutto il Golfo è evidente un’attenzione trainata dallo Stato per lo sviluppo dei settori tecnologici locali, ma gli Emirati sembrano eccellere, hanno fatto una scommessa politica a tutti gli effetti in questo settore. Il Paese ha un Ministro per l’Intelligenza Artificiale (IA) e ha impostato una strategia sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale degli Emirati Arabi Uniti da qui al 2031 -due esempi di uno sforzo del Governo concertato per posizionare il Paese come un ‘incubatore globale’ per l’IA e altre tecnologie avanzate.
Le università cinesi svolgono un ruolo dominante nella produzione globale di invenzioni legate all’IA, alle tecniche di apprendimento automatico e alle neuroscienze / neurorobotiche. Inoltre, la Cina è tra i principali investitori mondiali in sistemi cognitivi e di intelligenza artificiale, dietro gli Stati Uniti e l’Europa occidentale.

L’implementazione di progetti di infrastrutture rigide e soft nell’ambito della BRI cinese richiede la costituzione di partnership locali con aziende che dimostrano competenza nella gestione dei porti e nella logistica. Le imprese statali negli Emirati Arabi Uniti, come DP World, possono fungere da utili facilitatori e canali commerciali. L’incorporazione delle imprese degli Emirati – così come una presenza militare – nel Corno d’Africa, in particolare, riflette una proposta interessante per i gruppi di investimento che cercano di sviluppare una rete integrata di mercati asiatici, mediorientali e africani come parte del settore marittimo Silk Road Initiative. 

I politici degli Emirati stanno scommettendo che la marea economica cinese in costante crescita solleverà tutti i settori del Paese. Per il momento, gli Emirati Arabi Uniti sono ben posizionati per attrarre la maggiore quota nel Golfo del commercio e dei flussi di investimento dalla Cina. Tuttavia, sottolinea Mogielnicki, le tensioni commerciali globali e i vicini Stati arabi del Golfo con interessi simili nell’attirare il commercio e gli investimenti cinesi, potrebbero limitare la capacità degli Emirati Arabi Uniti di controllare la profondità e la direzione di questa relazione nei prossimi anni. 

Di certo la Cina lavorerà con tutti i Paesi del Golfo, e non solo perché la sua priorità è la Belt and Road Initiative, ma anche perché il coinvolgimento dell’intero Golfo è insito nella BRI. Sopratutto dal lato politico, perché il fine della BRI più che la cooperazione nel perseguimento di benefici commerciali, è il plasmare il futuro del potere della Cina nel Golfo; la Belt and Road Initiative costruisce una presenza fisica che amplifica le sue capacità politiche, economiche e militari, come sostiene Jonathan Fulton, professore assistente di scienze politiche alla Zayed University di Abu Dhabi, e autore di ‘China’s Relations with the Gulf Monarchies’. 
Concepito come un mezzo per affrontare la carenza di investimenti in infrastrutture in Asia, il BRI sta espandendo l’influenza e il potere della Cina in Asia, in Medio Oriente, Africa ed Europa. Man mano che i suoi beni e interessi aumentano negli Stati in cui tradizionalmente ha svolto un ruolo relativamente insignificante, la politica estera cinese non è più quella di un potere regionale, piuttosto di interessi globali, sostiene Fulton. 

Proprio il sistema –studiato da Fulton– delle zone franche, dei parchi e dei porti industriali è alla base dell’approdo e del consolidamento delle società pubbliche e private cinesi nella penisola,   e questo sistema mostra la crescente rilevanza della BRI nella penisola arabica e suggerisce la costruzione di un livello molto più profondo di impegno e influenza cinese nella regione.

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