martedì, Novembre 12

Cina e India: un’esercitazione tra vicini di casa Esercitazione indice di una stabilità strategica nelle relazioni di frontiera sino-indiane, o di una strategia tutta cinese? Ne parliamo con Ross Feingold, consulente politico di Tapei

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Ha avuto inizio l’11 dicembre e si concluderà il 23 di questo stesso mese, l’esercitazione congiunta Hand-in-Hand 2018 tra India e Cina. A Chengdu, nella provincia del Sichuan, si stanno tenendo in questo momento delle operazioni militari inerenti all’addestramento di base, sparatorie dal vivo ed esercitazioni complete volte a «migliorare le capacità dei due eserciti nella lotta al terrorismo e a promuovere la cooperazione tra i due Paesi», per riprendere le parole del portavoce del Ministero della Difesa cinese, Col Ren Guoqiang.

Col Ren afferma che ‘Hand-in-Hand’, come indica il suo stesso nome, si pone l’obiettivo di far lavorare i due Paesi ‘mano nella mano’ per un fine comune, ovvero il beneficio della popolazione indiana e di quella cinese. Le esercitazioni congiunte tra India e Cina si ripetono annualmente dal 2013, e quest’anno riprendono dopo il blocco delle operazioni del 2017 dovuto alla crisi di Doklam tra india, Cina e Buthan. L’altopiano di Doklam, Himalaya, rivendicato da Cina e Bhutan, alleato dell’India e protetto militarmente dall’Esercito di Nuova Delhi, lo scorso anno ha portato alla sospensione delle esercitazioni congiunte. Oggi, però, il disgelo in corso tra il Governo cinese e quello indiano lascia intravedere la possibilità di una stabilità strategica nelle relazioni di frontiera sino-indiane. Un incontro dello scorso aprile a Wuhan, tra il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo Ministro indiano Narendra Modi, ha visto i due leader lavorare per ripristinare i legami bilaterali dopo la situazione di stallo del 2017.

Inoltre, il 13 novembre il Segretario alla Difesa Sanjay Mitra e il Tenente Generale Shao Yuanming, Vice Capo del Dipartimento di Stato Maggiore della Commissione Militare Centrale, si sono incontrati per discutere di relazioni bilaterali, di legami militari, di controlli alle frontiere, controlli regionali e problemi internazionali. Successivamente, il Consigliere per la sicurezza nazionale Ajit Doval e il Consigliere e Ministro degli esteri della Cina, Wang Yi, hanno preso parte il ​​24 novembre al 21° colloquio di confine tra India e Cina a Dujiangyan, vicino a Chengdu, nella provincia sud-occidentale del Sichuan, chiedendo di intensificare gli sforzi per trovare una soluzione alla controversa disputa sui confini.

Se da un lato i rapporti militari e i colloqui tra Cina e India si vanno sempre più intensificando, dall’altro è pur vero che l’India quest’anno ha condotto esercitazioni militari anche con potenze come Stati Uniti e Russia. ‘Avia Indra’ è l’esercitazione biennale Indo-russa che si è svolta nei cieli di Lipetsk, a settembre, e una seconda esercitazione è iniziata a Jodhpur il 10 dicembre concludendosi venerdì 14. L’India ha anche preso parte con gli Stati Uniti all’esercitazione di 11 giorni sul Bengala occidentale, chiamata Cope 18.

Collin Koh, ricercatore dell’Università tecnologica di Nanyang, a Singapore, nel corso di un’intervista al ‘South China Morning Post’, afferma che l’avvicinamento dal punto di vista militare  dell’India a Paesi come Russia e Stati Uniti, potrebbe portare le forze indiane a una maggiore capacità di lavorare a stretto contatto con le controparti straniere, e conseguentemente «la Cina in una situazione di questo genere potrebbe andare incontro a delle complicanze nelle sue manovre militari strategiche che è solita attuare soprattutto in tempo di pace».  

Secondo l’Istituto internazionale di ricerca di pace di Stoccolma (SIPRI), gli Stati Uniti, per contrastare la crescente influenza della Cina in Asia, hanno registrato vendite di armi verso l’India del valore di 15 miliardi di dollari negli ultimi dieci anni. Abhijit Singh, capo della Maritime Policy Initiative presso l’Observer Research Foundation, un think tank indipendente con sede in India, ha affermato nel corso dell’intervista al ‘South China Morning Post’, che l’acume di Delhi di diversificare le partnership militare è stato guidato dalla sua necessità di mantenere una certa influenza nella regione. «Mentre l’India sta cercando di ripristinare i legami politici con la Cina, molti politici ed esperti indiani pensano che Pechino stia lavorando al fine di attuare una strategia a lungo termine per minare l’influenza indiana nella regione», ha affermato Singh.

Per comprendere bene se dietro alle esercitazioni militari congiunte tra Cina e India, sussiste anche un’alleanza di tipo politico ed economico-strategico, qual è l’obiettivo principale dell’esercitazione militare Hand-in-Hand 2018, se il fatto che l’India abbia eseguito esercitazioni anche con USA e Russia ha condotto ad un avvicinamento strategico da parte della Cina nei confronti dell’India e di che tipo di strategia staremmo parlando, abbiamo intervistato Ross Feingold, consulente di questioni politiche di Tapei.

Qual è l’obiettivo principale dell’esercitazione militare Hand-in-Hand 2018?

La Cina e l’India hanno entrambi un proprio obiettivo politico nel mantenere le esercitazioni congiunte. Per la Cina, che si ritrova a fronteggiare numerose controversie con gli Stati Uniti in materia di commercio, sicurezza e diritti umani, le esercitazioni permettono al Presidente Xi Jinping sia internamente in Cina, che a livello regionale in Asia o a livello globale, di provare a dare l’immagine di uno Stato che può impegnarsi in un’iniziativa bilaterale o multilaterale simultaneamente. La Cina e Xi Jinping tentano di farlo attraverso le esercitazioni militari ma anche partecipando ai vertici che si concentrano su vari argomenti come le relazioni bilaterali o il commercio multilaterale, l’ambiente o lo sviluppo economico regionale. Per l’India, le esercitazioni sono un modo per permettere al Primo Ministro Narendra Modi di poter continuare a parlare sia internamente in India, che a livello regionale nell’Asia meridionale, o più in tutta l’Asia, della disputa del Doklam Plateau del 2017 e di come è stata gestita con successo dal suo Governo. L’esercitazione Hand-in-Hand 2018, permette inoltre all’India di continuare ad esercitare il suo ruolo storico di leader neutrale di quella parte di mondo in via di sviluppo, che può allo stesso tempo essere amica di Stati Uniti, Russia (e in precedenza dell’Unione Sovietica) e Cina

L’esercitazione comprenderà delle operazioni di antiterrorismo?

Secondo il Governo indiano, l’esercitazione è intesa a migliorare la capacità delle due forze armate «di lavorare insieme in un contesto di contro-insurrezione / controterrorismo internazionale sotto il mandato delle Nazioni Unite». In realtà, la probabilità che Cina e India possano collaborare in una situazione del genere è bassa, così come è bassa la probabilità di qualsiasi altro tipo di dispiegamento congiunto in caso di calamità naturali nei loro Paesi vicini come il Nepal o il Bhutan. È vero che il terrorismo è una minaccia per entrambi i Paesi. L’India ha affrontato una minaccia terroristica da parte degli estremisti della propria popolazione musulmana e dal Pakistan. Affronta anche il terrorismo a causa di dispute sul territorio come nel Kashmir e numerose insurrezioni di minoranze regionali ed etniche in varie parti del Paese. La lunga esperienza indiana nel tracciare e rispondere a tali minacce rende la Cina un partner improbabile per la cooperazione. La Cina sostiene di essere di fronte ad una minaccia terroristica islamica del gruppo etnico uiguro nello Xinjiang. È improbabile che la Cina desideri instaurare una cooperazione governativa con un Paese straniero con tutto ciò che sta facendo per controllare la popolazione uigura e arginare ogni tipo di minaccia.

L’India quest’anno ha condotto esercitazioni militari anche con potenze come gli Stati Uniti e la Russia, inoltre le relazioni militari-politiche dell’India e il commercio di armi con gli Stati Uniti hanno avuto una rapida ascesa negli ultimi anni. Questo ha influito in un’avvicinamento strategico da parte della Cina nei confronti dell’India?

A causa di dispute territoriali e di eventi periodici in cui i due Paesi si sono riavvicinati o hanno affrontato una guerra, la Cina ha sempre guardato l’India con sospetto. Ciò deriva anche dalla loro competizione storica nell’essere considerati ‘il Paese che difende gli interessi dei Paesi in via di sviluppo’. Questa situazione va avanti dalla guerra fredda continua tutt’oggi. Ciò che è cambiato negli ultimi anni è la relazione economica. La Cina esporta in India numerosi prodotti sia tecnologici che di consumo. Sebbene le esportazioni dell’India verso la Cina siano aumentate negli ultimi anni, la Cina ha ancora un surplus commerciale di oltre 50 miliardi di dollari. Il Primo Ministro Modi sta cercando di cambiare questa dipendenza dalla Cina con la sua politica industriale Make in India. La Cina è anche un investitore in India in vari settori. La Cina non vuole compromettere il suo commercio con l’India, ma non si tirerà indietro nemmeno dalle rivendicazioni territoriali o dal suo desiderio di essere il leader mondiale per i Paesi in via di sviluppo. L’esercitazione militare è un esempio di come la Cina cerca di bilanciare tutti questi obiettivi politici potenzialmente in competizione l’un l’altro.

Quest’esercitazione è indice di una stabilità strategica nelle relazioni di frontiera sino-indiane, o di una strategia cinese ancora in corso che vedrà i suoi frutti nei prossimi anni?

La Cina spera che nei prossimi anni esercitazioni come questa permettano al Paese di mantenere una stabilità nelle relazioni bilaterali con l’India in modo da poter affrontare preoccupazioni differenti interne come la repressione dell’opposizione al Governo cinese da varie parti della società, e preoccupazioni esterne come le dispute commerciali o di sovranità. La Cina ha un numero crescente di obblighi militari; questi includono il dispiegamento di truppe lungo il confine con la Corea del Nord in caso di un repentino cambio di regime o di una guerra USA-Corea del Nord, il dispiegamento di truppe nel Mar Cinese Meridionale, il dispiegamento di truppe nel caso di una potenziale invasione (o minaccia) di Taiwan, e nel caso di dispute di sovranità con il Giappone. La stabilità con l’India permette alla Cina di ridurre il numero di militari impiegati al confine tra India e Cina, e di poterli utilizzare su altri fronti. È estremamente improbabile che la strategia possa portare a una vera amicizia tra i due Paesi.

Come è stata risolta la crisi di Doklam tra i due stati?

La crisi di Doklam del 2017 è stata risolta da entrambi i Paesi che hanno ritirato le loro forze armate dalla zona contesa. La maggior parte degli osservatori considera l’esito un modo per salvare le forze armate e una decisione presa dai leader per disimpegnarsi. A prescindere dalla risoluzione di quel momento, la cosa fondamentale è che questa disputa non si è risolta in modo permanente, e i due Paesi hanno altre zone contese lungo il loro confine. Proprio come le controversie sulla sovranità del Mar Cinese Meridionale sono tornate ad essere un problema negli ultimi anni, con l’ampliamento della presenza cinese su isole già esistenti o create dall’uomo, dovremmo aspettarci che Doklam o le altre dispute di confine tra India e Cina si ripresentino in futuro.

L’esercitazione di quest’anno indica che la Cina ha risposto positivamente alle scelte diplomatiche e all’apertura della pace voluta dal Presidente Modi?

L’esercitazione di quest’anno indica soltanto che la Cina ha deciso, per ora, di impiegare le sue risorse su altre controversie che riguardino la politica militare, commerciale o interna. Con l’aumento delle tensioni commerciali tra la Cina e i suoi principali partner commerciali, il Governo cinese non vuole rischiare di perdere il rapporto commerciale con l’India o la sicurezza economica derivante degli investimenti cinesi in tutta l’India. D’altra parte, questa ‘fredda pace’ consente a Modi di impiegare le risorse dell’India per affrontare altre questioni.

Dopo che la Cina ha attaccato l’India nel 1962, nel 1963 il Pakistan e la Cina si sono concessi reciprocamente lo stato di ‘nazione più favorita’ e da allora trattarono l’India come ‘il nemico comune’ ad entrambi i Paesi. Il Pakistan come guarda a queste esercitazioni militari congiunte tra Cina e India?  Potrebbe opporsi?

L’instabilità politica del Pakistan, le molteplici insurrezioni, le istituzioni deboli e la frustrazione dei suoi partner storici, come gli Stati Uniti, dovuta a questi problemi, fanno si che il Pakistan si trovi in ​​uno stato di preoccupazione ogni volta che perde il sostegno di un Paese straniero. Il fatto che la Cina, si impegni in qualsiasi iniziativa con l’India per ridurre le tensioni o addirittura migliorare le relazioni, è una preoccupazione per il Pakistan. La Cina vuole anche mettere alla prova il nuovo Primo Ministro pakistano Imran Khan, che è entrato in carica nell’agosto di quest’anno. Khan ha un’esperienza limitata in politica sia come membro del Parlamento o leader di un partito politico che in politica estera o commerciale. Agli occhi dell’opinione pubblica è conosciuto come giocatore di cricket e politico, ma è uno sconosciuto come leader. Il modo in cui Khan reagirà pubblicamente e in privato quando si intratterrà con i funzionari cinesi ci farà capire quali saranno i connotati della relazione bilaterale tra Cina e Pakistan. Certamente la Cina garantirà sia pubblicamente che privatamente che questa esercitazione militare con l’india non andrà a cambiare le relazioni bilaterali tra Cina e Pakistan. La Cina sarà molto cauta nel breve periodo nei confronti del nuovo leader e del Governo pakistano finché non si raggiungerà un livello di stabilità politica che servirà da solida base per le relazioni future, sempre se questo avverrà mai e se Khan rimarrà in carica per un lungo periodo di tempo.

Dietro alle esercitazioni militari congiunte tra Cina e India, c’è anche un’alleanza di tipo politico ed economico-strategico?

Politicamente tra India e Cina c’è spazio per una cooperazione su iniziative internazionali, come assicurarsi che l’Organizzazione mondiale del commercio o gli accordi multilaterali sull’ambiente non svantaggino i loro Paesi. Qualcosa che sfugge al controllo cinese è il sentimento dell’opinione pubblica in India nei confronti della Cina. Poiché l’India è una democrazia con una stampa libera, il Governo indiano, sia quello attuale che quello futuro, non potrà fare molto nel caso in cui l’opinione pubblica diventi negativa sull’eccedenza commerciale o sulle dispute di confine. Se la popolazione in India decide che il Governo indiano è troppo ‘amichevole’ nei confronti della Cina o non fa abbastanza per affrontare lo squilibrio commerciale, le controversie sui confini, o il sostegno della Cina per il Pakistan, le relazioni possono cambiare in negativo molto rapidamente. Dobbiamo anche prendere in considerazione il ruolo degli Stati Uniti, con la loro politica Indo Pacific che incoraggia l’India a cooperare più strettamente con Paesi come l’Australia e il Giappone in contrapposizione alla Cina.

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