sabato, Luglio 20

Cina e India si fronteggiano sul Tetto del Mondo

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Tutti presi dai fatti di Barcellona e dall’ascesa della tensione tra USA e Corea del Nord, in pochi ci si è dati pena di fare attenzione ad una situazione di conflittualità sempre più evidente ai confini tra India e Cina, praticamente sul tetto himalayano del Mondo, nei territori dello Stato del Bhutan. Una conflittualità che va avanti da lungo tempo, in verità, soprattutto alla luce del fatto che i cinesi non abbiano mai digerito che l’India abbia dato ospitalità al leader spirituale buddhista, il Dalai Lama e che l’India non abbia mai voluto consentire una situazione di egemonia cinese nei pressi del proprio territorio come la Cina fa –con atteggiamento spesso da bullo di periferia- notoriamente nelle acque del mar Cinese Meridionale, dove il colosso cinese è giunto persino a costruire piattaforme aeroportuali e dove si è –di fatto- inimicata un po’ tutti, dal Vietnam al Brunesi, passando per le Filippine che hanno condotto la Cina –per le note vicende dei conflitti territoriali e marittimi- davanti alla Corte Internazionale dell’Aja.

La tensione tra India e Cina s’è rinfocolata –negli ultimi due mesi- a causa della costruzione –da parte cinese- di una strada nel territorio del Bhutan, uno Stato amico da lungo tempo dell’India, in una zona quindi fortemente contesa e che sia l’India sia la Cina reclamano come di propria competenza. In verità, fin dall’inizio della ripresa della conflittualità tra i due colossi asiatici, la Cina ha praticamente presentato quotidianamente denunce ufficiali sui comportamenti ritenuti illegali dell’India ed improntati ad un ripetuto sconfinamento. E che se l’India vuole il ripristino di condizioni di Pace, si debbano evitare sconfinamenti e ritirare le proprie unità militari confinarie.

Incursioni e baruffe tra i due Paesi si sono verificate da lungo tempo lungo la frontiera di circa 2.200 chilometri tra India e Cina, dove numerosi tratti sono ancor oggi fortemente contesi- sebbene le forze militari di ambo le Nazioni non abbiano finora sparato un solo colpo l’un contro l’altro.

Per gli analisti, però, questa più recente controversia assume connotati di maggiore pericolosità, non solo perché –evidentemente- sono coinvolte due superpotenze nucleari. Ma anche perché la Cina, per la prima volta, parla di attentato alla propria integrità territoriale e viene coinvolto uno Stato terzo, ovvero il piccolo Regno himalayano del Bhutan. Inoltre, stavolta sono giunte segnalazioni di militari cinesi e indiani che si sono fronteggiati e di colpi di avvertimento sparati qua e là nei pressi delle zone dei laghi del Ladakh, negli Stati indiani di Jammu e Kashmir.

Lo scontro in corso riflette anche lo stato di competizione geopolitica in espansione tra le due Nazioni più popolose dell’Asia. La Cina da una parte fortifica le isole del Mar Cinese Meridionale ed esercita la sua influenza attraverso ambiziosi progetti infrastrutturali un po’ in tutto il Continente, il suo predominio negli affari asiatici sta crescendo, così come la sua riluttanza a sopportare che vi siano rivali. L’India dall’altra parte è vista da alcuni come l’ultimo contrappeso.

«La sfida più significativa per l’India deriva dall’ascesa della Cina e non c’è dubbio che la Cina cercherà di ridurre lo spazio strategico dell’India penetrando il proprio spazio vitale. Questo è quel che vediamo accadere oggigiorno», ha affermato recentemente l’ex Sottosegretario indiano al Ministero per gli Affari Esteri indiano, Shyam Saran nel corso di un evento pubblico tenutosi a New Delhi.

L’incidente confinario è iniziato a metà giugno, quando una pattuglia dell’Esercito di Liberazione Popolare, il PLA, è entrato in un remoto altipiano -popolato in larga misura da pastori bhutanesi – con attrezzature da movimento terra e altri mezzi tipo escavatrici e di aver «tentato di costruire una strada», come ha affermato il Ministero degli Affari Esteri indiano in una sua dichiarazione ufficiale.

I militari cinesi sono stati confrontati da una pattuglia dell’esercito reale del Bhutan, i soldati indiani sono giunti un paio di giorni dopo. India e Bhutan – un Paese di poco meno di 800.000 abitanti- hanno avuto per lungo tempo un rapporto speciale che include il sostegno militare e circa 578 milioni di dollari in aiuti giunti a favore del Bhutan.

L’India afferma che la strada potrebbe essere via utile per spostare le truppe cinesi più vicine al cosiddetto Corridoio di Siliguri, noto anche come Il Collo di Pollo, uno stretto tratto di terra che separava il Nord-Est dell’India dal resto del Paese.

La Cina –dal canto suo- ha invece affermato che più di 270 guardie frontaliere indiane, che trasportavano armi e conducevano due bulldozer, hanno «attraversato il confine illegalmente» e sono penetrate per circa 100 metri nel territorio cinese.

Le radici della diffidenza tra le due Nazioni risalgono alla decisione dell’India di proteggere il Dalai Lama nel 1959, quando il leader spirituale è fuggito dal Tibet durante l’invasione cinese successiva ad una breve guerra nel 1962. Le relazioni diplomatiche hanno subito un ulteriore deterioramento quando l’India ha firmato un accordo di cooperazione nucleare con gli Stati Uniti nel 2005 e si sono così, particolarmente intensificati i rapporti tra le due più grandi Democrazie del Mondo.

Nel 2014, entra in carica in India–in qualità di Primo Ministro- Narendra Modi da più parti salutato come il primo Premier indiano pro-cinese fin dal 1962, il quale non solo aveva intenzione di emulare lo sviluppo e la potenza della crescita cinese ma ha anche posto nella sua agenda di Governo l’intenzione di attrarre investimenti cinesi in India.

Purtroppo, dall’altra parte, ha trovato il Presidente cinese Xi Jinping ritenuto un partner poco affidabile, tant’è vero che la Cina ha impedito l’inserimento dell’India nel Gruppo dei Fornitori Nucleari ed ha bloccato gli sforzi effettuati all’interno delle Nazioni Unite e compiuti dall’India affinché si perseguisse un militante pakistano Masood Azhar definendolo terrorista a tutti gli effetti.

Quando attraverso l’iniziativa della Nuova Via della Seta la Cina ha progettato l’inserimento nella pianificazione di un corridoio economico attraverso alcune zone del Kashmir pakistano, una regione che l’India reclama come proprie, le tensioni tra India e Cina sono aumentate bruscamente. Modi –ad esempio- ha snobbato un vertice che si teneva a Pechino e che ha lanciato ufficialmente nel 2017 il piano della Nuova Via della Seta.

Nel frattempo, l’India ha messo in stato di tensione la Cina consentendo al Dalai Lama di visitare, nell’anno in corso, un importante monastero buddista nello Stato indiano Nordorientale di Arunachal Pradesh, una regione Pechino ritiene faccia parte del Tibet.

Mentre riprende quota la paura del terrorismo dell’ISIS ovunque nel Mondo (non solo in Europa), e permane alta l’attenzione nei confronti di un conflitto nucleare causato dal contrasto tra la Corea del Nord di Kim Jong-un e del Presidente USA, Donald Trump, gli analisti pongono forte attenzione su quel che sta accadendo tra India e Cina sul tetto del Mondo dove troneggiano le vette himalayane, poiché sono Nazioni ritenute molto più pericolosamente vicine al baratro di un potenziale conflitto nucleare di rilevanza planetaria.

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