sabato, Ottobre 24

Cina, dialogo e business field_506ffb1d3dbe2

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Nell’ambito delle questioni politiche l’Asia è un caleidoscopio pieno di molte sfaccettature, tra strutture ideologiche arcaiche e scorporate dalle istanze popolari, come accade nella Corea del Nord, fino a fermenti che coinvolgono vaste fasce della popolazione nazionale, come accade in Thailandia ,dove spesso una parte politica scende in piazza in protesta per tentare di spostare le forze in campo a proprio favore, sebbene –di fatto – si tratti più spesso di lotta di classe prima ancora che di lotta politica e la società thailandese, nello scenario politico, appare esattamente divisa a metà.

Questa è una delle caratteristiche dominanti nello scenario asiatico, la lotta ideologica sembra prevalentemente avere il suo prevalere ma il sostrato economico determina una aperta scissione tra quello che si è all’interno del proprio territorio e quello che si è all’estero. Non mancano esempi, uno di questi è il Vietnam, caratterizzato da un rigido clericalismo comunista al proprio interno e più recentemente caratterizzato da un liberismo alquanto spinto nel posizionarsi sulle piazze estere.

Questo è ciò che caratterizza da lungo tempo – come è ormai noto a tutti – anche la più grande Nazione asiatica, il cui “peso” sulla scena dell’area asiatica ma evidentemente anche a livello planetario, sta lasciando sempre più il suo segno sulla scena mondiale: la Cina. Proprio in questi giorni, il 13 dicembre, si è completata la fase dell’allunaggio della sonda Chang’e-3, nell’ambito di una sofisticata operazione di esplorazione del suolo lunare, dopo gli USA e la Russia la cui ultima operazione in tal senso s’è svolta nel 1976. La tecnologia applicata nei sistemi di guida ha mostrato quanto la Cina sia andata avanti in ambito tecnologico nell’ambito di un progetto che prevede complessivamente tre tappe fino al 2025 compreso. In realtà, questa operazione spaziale non è utile per i cinesi se non per rafforzare il proprio spirito d’orgoglio nazionalista quanto piuttosto per la valenza che ha avuto sui media di tutto il Mondo e per “fotografare” il momento storico attuale, per il quale l’unico Paese che può ancora consentirsi operazioni spaziali di vario genere sia proprio la Cina, i cui capitali investiti in questo settore sono su livelli che ormai raramente ci si può concedere in Occidente, per le note restrizioni imposte dolorosamente dalla Crisi Globale. L’operazione spaziale, quindi, non è valida in sé ma per sé se volessimo fare riferimento alla fraseologia usata dal Filosofo Hegel. Non è utile per i cinesi ma per il resto del Mondo, diciamo. Stabilisce una scala di valori economici, in un certo qual senso.

La Cina “fa ombra” sulla scena mondiale soprattutto nel’area Asia-Pacifico ma notoriamente si pone come ineludibile competitor su tutta la scena asiatica – volenti o nolenti – per cui la Finanza del Giappone, la produzione Hi-Tech e automobilistica della Corea del Sud, la concorrenzialità non solo della singola Thailandia nel riso e nei prodotti avicoli, piuttosto che Paesi da lungo tempo “amici” come Myanmar e Vietnam, sono tutti elementi coi quali la Cina ha sempre più a che fare.

Ma vi è anche un altro aspetto del quale la Cina dovrà sempre più tenere conto: l’ascesa di economie locali, in primis l’Indonesia ma anche la crescita rapida di Vietnam e Cambogia, tanto per fare altri due esempi pregnanti, non andranno a modificare o ridefinire solo le mere relazioni commerciali. Fin dai tempi di Marco Polo, attraverso le vie dell’economia e del commercio, innegabilmente ci si confronta su scala locale e su scala mondiale e questo comporta delle variazioni in corso d’opera, il che rappresenta un dato sociale e politico, nei suoi risvolti più generali. Si tratta di rivoluzioni culturali i cui effetti si notano sul lungo periodo. La recente revisione nel senso dell’ammorbidimento delle restrizioni, circa la Legge del figlio unico, può essere un esempio di quanto –seppur lentamente- stia accadendo nella più grande Nazione asiatica, una pianificazione politica e sociale che coinvolge un miliardo e trecento milioni di abitanti, si tratta quindi, di cambiamenti epocali non solo sulla scena locale e di area ma anche su scala mondiale.

Su tutti questi fattori fin dal 2003, anno della sua Fondazione, opera la Fondazione Italia-Cina, voluta e creata da Cesare Romiti originariamente per migliorare l’immagine dell’Italia in Cina e per sostenere tutte le vie del commercio Italia-Cina al fine di ridisegnare un migliore assetto strategico-commerciale della nostra Nazione in Cina.

Per far questo, le vie del dialogo culturale sono uno degli aspetti fondamentali per creare un canale proficuo di apertura e di reciproca crescita nel senso della crescita da ambo le parti. Non caso, in occasione della presentazione a Milano di un progetto congiunto tra Fondazione Bracco e Società di Radiologia Cinese, dove la Fondazione Italia-Cina ha svolto un ruolo considerevole, ha dichiarato che lo scopo ultimo è quello di portare nel nostro Paese le migliori menti studentesche cinesi, una esperienza positiva tanto che dopo la Cina, in progetti di partnership culturale saranno inserite anche altre Nazioni «Dai ministeri degli Esteri, dell’Interno e dell’Istruzione, Università e Ricerca abbiamo avuto l’incarico di attirare studenti anche da altre nazioni fra cui Brasile, Indonesia e Vietnam, oltre che dalla Cina. I giovani cinesi che vengono qui sono amici dell’Italia, e una volta ritornati in patria diventano ambasciatori permanenti del nostro Paese in Cina, un grande mondo in continua evoluzione che grazie alla nostra attività oggi è più vicino all’Italia»

In occasione della consegna dei China Awards 2010, il Presidente della Fondazione Italia-Cina, Cesare Romiti già aveva ribadito quale fosse il ruolo e l’importanza del commercio e della proficua cooperazione anche materiale nel creare un canale di dialogo con la Cina: “L’obiettivo dei China Awards è comunicare l’importanza che l’internazionalizzazione riveste per le  aziende italiane, sottolineando i benefici che derivano dai flussi di capitali, persone, idee, beni e servizi tra Italia e Cina”, ha spiegato Cesare Romiti, Presidente della Fondazione Italia Cina. “Momenti di riflessione come i China Awards, occasioni in cui condividere strategie vincenti e incoraggiare una reazione positiva nei confronti della sfida cinese, sono auspicabili soprattutto in  un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. I China Awards conferiscono visibilità ai casi di successo di imprese italiane che operano con la Cina, spesso poco conosciuti al largo pubblico. La Fondazione Italia Cina è anch’essa una storia di successo, in soli cinque anni di attività ha dato un significativo contributo progettuale e creato un solido ponte per avvicinare il mondo economico italiano alle opportunità del mercato cinese. Un ponte che anche le imprese cinesi stanno attraversando sempre più numerose per investire in Italia”.

La Cina ha una scena politica granitica al proprio interno, l’Unione Europea –ed all’interno di essa l’Italia- possono rendersi comprensibili alla Cina soprattutto con la via del dialogo, della pazienza e del commercio in special modo in un’epoca di crisi globale dove quello che i comunisti di Mao tanto osteggiavano, il Capitale, ha una attrattività imprevedibile solo fino a pochi decenni fa anche nell’Impero di Mezzo.

 

 

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