venerdì, Dicembre 13

Cina: cara Argentina, ti aiuto io La Cina è sempre più presente anche in Argentina. Ecco, l’ultima 'mossa' in Patagonia

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La Cina si fa sempre più strada in Sud America. E l’Argentina non è certo esclusa dai suoi progetti. L’offerta di sostegno finanziario è una delle mosse dello Stato orientale per colmare il vuoto lasciato in uno spazio tradizionalmente coperto dagli Stati Uniti.

Mentre Donald Trump, sin da subito, ha dimostrato un apparente disinteresse verso l’America Latina, la Cina si è comportata esattamente al contrario, facendosi largo in quel varco sempre più aperto. Dal suo insediamento, l’amministrazione Trump si è ritirata dal precedente approccio, abbandonando il patto di libero scambio con le nazioni del Pacifico, lanciandosi in una guerra commerciale globale e lamentando il peso degli impegni di sicurezza nei confronti dei suoi alleati più vicini. Nel frattempo, la Cina ha portato avanti -con la solita discrezione che la contraddistingue-, un progetto in tutta l’America Latina, ampliando l’area del commercio, aiutando i governi, costruendo infrastrutture e rafforzando i legami militari.

Ma non solo.

In Patagonia si erge nel mezzo del deserto una enorme antenna di metallo. 16 piani, 450 tonnellate, il fulcro di una stazione di controllo satellitare e spaziale costruita dai militari cinesi e costata ben 50 milioni di dollari. La base, del tutto isolata, è uno dei simboli più evidenti della lunga mano di Pechino sull’America Latina. La Cina Satellite Launch and Tracking Control General, una divisione delle forze armate del Paese, si è insediata in questa zona di 200 ettari nella provincia di Neuquen. La stazione ha iniziato a funzionare a Marzo, svolgendo un ruolo importante nell’audace spedizione della Cina verso il lato più lontano della luna.

Ma da dove ha origine questo progetto? Le negoziazioni per la costruzione della speciale torre pare siano iniziate in segreto, in un momento in cui l’Argentina aveva disperatamente bisogno di investimenti. E i lavori non sono continuati senza rumors. Subito, le preoccupazioni sui rischi e sui benefici dell’essere attratti dall’orbita cinese.

Alcuni funzionari argentini hanno affermato che i cinesi non useranno la base per scopi militari, ma ciò non toglie che la tecnologia su cui si basa abbia evidenti scopi strategici. I cinesi hanno costruito la stazione per avere un centro di localizzazione satellitare dall’altra parte del globo. Antenne e altre apparecchiature che supportano le missioni spaziali possono aumentare le capacità di raccolta di informazioni in Cina, si legge sul ‘New York Times‘. In caso di successo, la missione, che dovrebbe iniziare quest’anno, sarà una grossa conquista nell’esplorazione dello spazio, aprendo la strada alla probabile estrazione dell’elio 3, che alcuni scienziati ritengono possa fornire una fonte di energia pulita del tutto rivoluzionaria.

Ed ora, la Cina sembra addirittura intenzionata ad includere il Paese sudamericano nella sua super nuova Via della Seta. Il presidente cinese Xi Jinping ed il suo collega argentino Mauricio Macri stanno discutendo da Maggio sui loro rapporto. Xi Jinping ha dichiarato al summit dei BRICS di Johannesburg, a Luglio, che la Cina è disposta a collaborare con l’Argentina per contribuire alla «salvaguardia del sistema commerciale multilaterale e al miglioramento della governance globale». «Come amico sincero e partner cooperativo dell’Argentina, la Cina sostiene gli sforzi dell’Argentina nel mantenere la stabilità economica e finanziaria ed è disposta a continuare a fornire assistenza nell’ambito delle sue capacità». Il Paese latino, dal parte sua, spera che le due parti possano promuovere gli scambi «ad alto livello» ed espandere la cooperazione in settori come l’energia, la produzione, l’aviazione, gli investimenti, il finanziamento e il turismo, ha aggiunto Macri. L’Argentina sosterrà pienamente la costruzione congiunta nell’ambito dell’Iniziativa One Belt One Road, ha continuato.

Pare che siano iniziate anche le trattative per l’espansione dell’accordo di scambio in base al quale, in caso di crisi finanziaria, i due stati si impegnano a prestarsi fondi l’uno con l’altro; lo ha dichiarato il mese scorso Marcos Pena, capo del gabinetto argentino definendo il rapporto dell’Argentina con la Cina come «molto fruttuoso». 

«Sono in corso delle discussioni», ha detto a Giungo, senza rivelare di più. Pare che, dopo l’impoverimento delle riserve argentine a causa degli interventi di vendita del dollaro mirati a sostenerne il peso, la Cina abbia proposto l’espansione dell’accordo in questione. Fu l’ex presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, a firmare un accordo di scambio con la Cina nel 2009 con il fine di veder aumentare le riserve in diminuzione su cui il suo Governo si era basato per pagare le importazioni di energia e per coprire gli obblighi di debito. Nel 2014, la firma del secondo accordo. In un anno, le riserve sono salite a quasi 50 miliardi di dollari dagli iniziali 24,9, quando il presidente Mauricio Macri si è insediato promettendo di porre fine all’isolamento finanziario del Paese con una serie di riforme del libero mercato.

Lo scorso anno, la banca centrale cinese ha esteso un accordo bilaterale di swap -lo scambio di flusso finanziario tra parti- per 70 miliardi di yuan (10,37 miliardi di dollari) per altri tre anni. La versione attuale dell’accordo, in altre parole consente il flusso di questa cifra da un Paese in favore l’altro. Gli scambi hanno permesso all’Argentina di rafforzare le riserve estere e di pagare le importazioni cinesi con lo yuan.

Ma le cose sono cambiate. La banca centrale argentina ha venduto 10 miliardi di dollari di riserve in quest’anno cercando di arginare il suo indebolimento e questo ha prodotto un certo effetto sugli investitori, diventati meno fiduciosi, specie ad Aprile, quando i più alti tassi di interesse statunitensi all’estero hanno causato un esodo dai mercati emergenti. Attualmente, l’Argentina, sta negoziando una linea di credito con il Fondo Monetario Internazionale per garantire i finanziamenti da qui al 2019 e porre argine al forte indebolimento della sua valuta.

Ma non è finita qui; il ministro dell’Agricoltura argentino, Luis Miguel Etcheve, ha visitato Pechino e ha firmato un accordo che ha revocato il divieto cinese di importare carne bovina dall’Argentina, una delle principali esportazioni del Paese. I negoziati sono ripresi dopo la visita in Cina di Macri nel Maggio 2017. Secondo ‘Infobae’, inoltre, i due paesi sarebbero in trattative per la produzione congiunta di aerei militari, navi e altri mezzi.

C’è da sorprendersi? A vedere bene, la Cina è sempre stata vicina all’amministrazione di sinistra del predecessore di Macri. Quando quest’ultimo è entrato in carica, però, sono venuti alla luce i dubbi sulla mancanza di trasparenza negli accordi firmati da Fernandez per la costruzione di centrali elettriche e qualcuno ha ipotizzato un allontanamento dalla Cina. Ma non è andata così: Macri sta trovando sempre più difficile rifiutare le offerte del gigante asiatico.

Lo scambio tra Cina e paesi dell’America Latina e dei Caraibi ha raggiunto 244 miliardi di dollari l’anno scorso, più del doppio rispetto a un decennio prima, secondo i dati del Global Development Policy Center della Boston University. Dal 2015, la Cina è stata il principale partner commerciale del Sud America, eclissando gli Stati Uniti. Si è posta come la paladina in grado di salvare i governi instabili, come quello del Venezuela, nonché, alcune società controllate dallo Stato in Brasile, ad esempio. Con l’emissione di miliardi di dollari in prestiti garantiti da materie prime si è assicurata una parte importante del petrolio della regione, tra cui quasi il 90% delle riserve dell’Ecuador.

E gli Stati Uniti come stanno reagendo?

Frank Rose, ex assistente al Segretario di Stato per il controllo delle armi durante l’Amministrazione Obama, ha detto di essere molto preoccupato relativamente al programma spaziale cinese. Funzionari dell’intelligence e della difesa americani stanno assistendo allarmati mentre «la Cina sviluppa una tecnologia sofisticata per bloccare e distruggere satelliti». «Stanno implementando queste capacità per smussare i vantaggi militari americani», ha detto Rose. Il tenente colonnello Christopher Logan, un portavoce del Pentagono, ha affermato che i funzionari statunitensi stanno valutando le implicazioni della stazione di monitoraggio cinese e i cinesi hanno rifiutato le richieste di interviste sul loro programma spaziale. C’è da aspettarsi una mossa statunitense o la Cina continuerà a prendersi il Sud quasi indisturbata?

Certo è che il predominio di Pechino in gran parte dell’America Latina sta iniziando ad essere sempre più evidente. Lo ha detto anche l’ambasciatore dell’Argentina in Cina, Diego Guelar, «è un fatto compiuto».

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