mercoledì, Settembre 30

Cina: boom si raffredda, Pil ai minimi field_506ffb1d3dbe2

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Mentre gli occhi del mondo intero sono già puntati sulle cime innevate di Davos, in Svizzera, dove da mercoledì andrà in scena la riunione organizzata dal World Economic Forum a cui prendono parte leader politici, osservatori ed economisti internazionali, le notizie maggiormente rilevanti arrivano dalla Cina, che ha dato via alla settimana riportando una crescita economica meno convincente di quella a cui aveva abituto. Pur facendo meglio delle previsioni, l’espansione è stata la più debole dal 1999.

A Roma la Banca d’Italia prevede una ripresa modesta ed inferiore alle stime governative per l’economia, individuando rischi verso il basso dopo la più lunga recessione dal dopo guerra. Nel Bollettino economico trimestrale si legge che nell’ultimo trimestre del 2013 «la crescita del prodotto sarebbe stata appena positiva» per la prima volta da metà 2011.

Un report pubblicato dall’istituto di carità indipendente Oxfam mette pressione sui leader mondiali riuniti a Davos per il World Economic Forum. Dallo studio emerge che a 85 persone (il cosiddetto 1% cui sono rivolte le critiche dei movimenti ‘Occupy’) fa capo un patrimonio pari a quello della metà più povera della popolazione. Significa che un autobus pieno di passeggeri basterebbe a contenere mille miliardi di euro. Che il reddito e le attività siano così concentrate e in mano a una così ristretta parte della popolazione mondiale lo si poteva già immaginare, ma fa effetto leggere queste cifre e proporzioni. Tre miliardi e mezzo di persone detengono la stessa quantità di denaro di una piccola elite. Il Prodotto interno lordo cinese è aumentato al ritmo del 7,7% negli ultimi tre mesi dell’anno, un tasso che per la verità i Paesi europei si sognano. Nel trimestre precedente il risultato era stato del +7,8%. Anche la crescita complessiva nell’intero 2013 è stata del 7,7%, un dato equivalente alla lettura del 2012. La Borsa di Shanghai ha accusato il contraccolpo.

I dati confermano che il boom economico cinese si è raffreddato con Pechino chef a fatica a implementare le riforme liberali e strutturali pianificate. Pesa anche l’influenza del settore bancario collaterale che le autorità non riescono a domare. Il Governo non riesce inoltre ad alimentare a sufficienza la domanda interna, in una nazione che è ancora troppo dipendente dagli investimenti, dalla manodopera a basso costo e dalla svalutazione della sua moneta. Le autorità cinesi hanno avvisato a più riprese che il compito non è semplice e non è concluso. Per poter ribilanciare l’economia del Paese ci vorrà ancora tempo. Il Commissario per l’ufficio di Statistica nazionale, Ma Jiantang, ha detto ai giornalisti che l’accumulo di problemi a lungo termine deve ancora alleggerirsi e che «il processo di stabilizzazione delle’economia e la ripresa sono ancora in fase di consolidazione».

L’opinione degli economisti sulle cifre, riferisce l’emittente Usa ‘CNBC’, si è divisa in due campi distinti: alcuni vedono un continuo rallentamento della crescita verso il 7% nel 2014, e altri si aspettano invece una ripresa sopra l’8%. Questa forte disparità deriva da una varietà di fattori tra cui la misura in cui le riforme del Terzo Plenum di novembre avrà un impatto sulla crescita economica e il grado con cui la Cina beneficerà della ripresa della domanda globale.

In campo rialzista c’è Louis Kuijs, capo economista presso RBS Cina, che vede l’economia del Paese in crescita dell’8,2% nel 2014, rispetto al 7,7% del 2013. Kuijs si aspetta che «la Cina beneficerà di un miglioramento della crescita globale quest’anno. Una più veloce crescita del commercio mondiale, infatti, dovrebbe sostenere la crescita della Cina attraverso esportazioni più forti e investimenti delle imprese».  Kuijs sostiene d’altro canto che le riforme che dovrebbero essere effettuate quest’anno avranno un effetto “sostanzialmente neutrale per la crescita“. Li-Gang Liu, capo economista per la Cina presso RBS, ha invece un approccio diverso rispetto a quello di Kuijs e vede un rallentamento della crescita al 7,2% quest’anno.

Secondo Liu, infatti, le esportazioni probabilmente rallenteranno la crescita, poichè l’apprezzamento dello yuan diminuirà la competitività della Cina. Inoltre, Liu ritiene che «l’intero pacchetto di riforme, probabilmente, peserà sulla crescita economica della Cina nei prossimi 1-2 anni». Anche Dariusz Kowalczyk, senior economist e strategist di Credit Agricole, ha una previsione di crescita del 7,2 per cento per il 2014 e aggiunge che elevati livelli di debito restano una minaccia fondamentale per l’economia.

In Europa intanto, sulla scia della promozione della qualità del credito da parte di Moody’s a ‘investment grade’ i bond irlandesi a cinque anni si sono rafforzati. Il rendimento sui titoli di Stato a medio termine è sceso sotto l’1,62%, il che vuol dire che il Tesoro di Dublino può chiedere denaro in prestito sul mercato primario fino al 2019 con un tasso più conveniente rispetto a Washington, dove i Treasuries con analoga scadenza rendono appena poco di più. In confronto I decennali britannici scambiano al 2,82%, mentre quelli spagnolo al 3,7%.

In ambito di notizie societarie, non sorprende il calo in Borsa dei titoli Deutsche Bank, dopo che l’istituto di credito maggiore di Germania ha emesso un ‘profit warning’. La banca ha chiuso il quarto trimestre con una maxi perdita di 1 miliardo di euro, a cui vanno sommati 2,5 miliardi per sanare un contenzioso legale. Il settore finanziario ha accusato il colpo in Eurozona, per paura che l’annuncio choc di Deutsche Bank nasconda problemi simili di bilancio anche per altri gruppi concorrenti. A Londra le azioni Royal Bank of Scotland sono tra le peggiori, seguite a ruota da Barclays nella lista dei titoli in maggiore ribasso di giornata.

Gran parte del rosso accumulato da Deutsche Bank è da imputare ai costi di ristrutturazione e al contenzioso legale, ma l’istituto ha anche registrato un calo dei ricavi nelle attività di investimento nel mercato obbligazionario. Il risultato netto negativo si confronta con le previsioni che erano per un pari a 700 milioni. La trimestrale proprio non ci voleva in una stagione di risultati societari fin qui sottotono, riferiscono i trader. Come osserva anche Michael Hewson di CMC Market, i mercati finanziari europei sono fiacchi fin dalla fine della settimana scorsa, di pari passo con la pubblicazione di conti fiscali attestatisi sulla parte bassa della forchetta delle stime. 

 

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