giovedì, Ottobre 1

Il Cile va a destra, ma non è detto che Pinera entri a La Moneda Al secondo turno, il centrosinistra potrebbe farcela se i voti di Beatrice Sanchez convergessero su Alejandro Guiller

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Sebastian Pinera, 67 anni, già primo Presidente conservatore del Cile democratico fra il 2010 e il 2014, ha vinto il primo turno delle elezioni Presidenziali che si sono tenute ieri nel Paese sudamericano e si prepara a superare da vincitore il secondo turno del 17 dicembre prossimo, a meno di sorprese a sinistra, dove il terzo posto di Beatrice Sanchez potrebbe fare la differenza. Una vittoria un po’ amara per Pinera, secondo i sondaggi, infatti, avrebbe dovuto raggiungere il 44% dei voti, invece, si è fermato al 36,62%.

Dei 14,5 milioni di aventi diritto, hanno votato il 46%, con un nuovo sistema elettorale che molto ha fatto e sta facendo discutere. Per la prima volta hanno votato anche circa 40mila cittadini cileni residenti all’estero con un nuovo sistema elettorale proporzionale, che ha sostituito il binominale vigente dal ripristino della democrazia nel 1990. Insieme al Presidente, i cileni hanno votato anche per rinnovare 23 seggi al Senato e tutta la Camera dei deputati, composta da 155 seggi e 278 consiglieri regionali.

Pinera il 17 dicembre andrà al ballottaggio con Alejandro Guiller, 64 anni, sociologo e senatore indipendente entrato in politica appena tre anni fa, candidato dell’Alleanza Gobierno Nueva Mayoria -formazione di centro sinistra che rappresenta tutte le forze al Governo ad eccezione dei democratici cristiani-, il quale ha portato a casa un magro 22,69% (dai sondaggi era dato tra il 20% e il 25%). Guillier da alcuni mesi è considerato la sola speranza per il centrosinistra cileno, e, secondo alcuni analisti, capire l’ascesa di Guillier significa capire la caduta della Presidente uscente Michelle Bachelet che dalla precedente tornata elettorale ha subito un crollo inatteso.

«Questo risultato è molto simile a quello del 2009», ha dichiarato Pinera, anno in cui vinse le elezioni che nel 2010 lo portò al Palacio de La Moneda. «Abbiamo bisogno di salvare la leadership, il dinamismo e il progresso che ci hanno portato via», ha detto l’uomo d’affari, che ha sottolineato che la sua candidatura, sostenuta da quattro partiti conservatori, ha vinto in tutte le regioni del Cile.
A marzo, data del trasferimento di potere, «riceveremo un Paese stagnante con molti problemi e difficoltà», ha predetto Pinera. «Ma sappiamo anche che abbiamo un paese meraviglioso», ha aggiunto, assicurando che lavorerà fianco a fianco con tutto il Parlamento.

Imprenditore milionario, Pinera si è presentato alla guida dell’alleanza Chile Vamos, che riunisce il Partito di Rinnovamento Nazionale (Rn), il Partito Regionalista Indipendente (Pri) e l’Unione Democratica Indipendente (Udi) che collaborò con la dittatura di Augusto Pinochet.
Sposato con quattro figli, un dottorato in economia ad Harvard, tifosissimo di calcio, figlio di un diplomatico, Pinera è un oratore abile e carismatico.
Agli elettori promette di rilanciare l’economia e mettere mano alle riforme in campo fiscale, dell’istruzione e il lavoro della Bachelet, cui rimprovera anche mancanza di ‘volontà’ per affrontare i problemi del contrasto alla delinquenza. Pinera rivendica la crescita del 5,3% dell’economia durante il suo primo mandato, la crescita di migliaia di posti di lavoro e la creazione di un congedo maternità di sei mesi. La presidenza Pinera fu segnata da forti manifestazioni degli studenti che chiedevano un miglior accesso al diritto allo studio.

Nello stesso giorno in cui i cileni chiamati alle urne votano in maggioranza per un ritorno alla destra nel Paese, è morto, all’età di 92 anni, Fernando Matthei, uno degli ultimi uomini forti della dittatura militare di Augusto Pinochet, Ministro della Salute, dal 1976 al 1990, quando la giunta militare cade. Venne accusato di essere legato alla morte di Alberto Bachelet, padre della Presidente uscente, Michelle Bachelet, accusa che non venne mai provata.

In un Paese in cui il 12 per cento della popolazione reputa ancora oggi il dittatore militare uno deimigliori leadernella storia del Paese, e in cui il candidato alle presidenziali ultraconservatore Jose Antonio Kast dichiarando la sua ammirazione per Pinochet ha chiuso la giornata di ieri portando a casa il 7,93% dei voti, il ritorno in scena, sia pure morendo, di un ex della dittatura militare, non passa inosservato. Già prima del voto Sebastian Pinera aveva calcato la sua impronta di destra, ora, anche in considerazione dell’ottimo risultato di Kast e dei molti punti che lo distanziano dai sondaggi preelettorali, dovrà probabilmente allearsi con l’estrema destra e trovare un accordo con Kast per portarsi a casa il suo quasi otto per cento. «Pinera non è unpinochetista’, ma gli serve il pinochetismo», sottolineano gli analisti.

Il centrosinistra di Guiller spera ancora nel ballottaggio. Dalla sua potrebbe avere, ma non è detto, i voti portati a casa da Beatrice Sanchez, che alla presidenza correva per il Frente Amplio, e ha raccolto il 20,31 delle preferenze, quelli di Marco Enriquez Ominami, ex deputato socialista, candidato del Partido Progresista, che ha raccolto il 5,71% dei voti. Gli altri 2 candidati di sinistra, Alejandro Navarro, candidato della formazione di sinistra Pais, e Eduardo Artes, di Union Patriotica, insieme hanno raccolto meno dell’1% dei voti. Resta da vedere cosa deciderà di fare Democracia Cristiana, partito che ha appoggiato l’Amministrazione uscente, ma che al voto ha portato una sua candidatura, quella di Carolina Goic, che ha raccolto il 5,88% dei voti. I voti della Sanchez potrebbero significare la sconfitta di Pinera, se davvero Frente Amplio decidesse di sostenere Guillier.
I risultati di Camera e Senato  potrebbero dare qualche elemento per pronosticare a breve il risultato del prossimo 17 dicembre.

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