lunedì, Ottobre 26

Cile: gli altri Mapuche al centro delle violenze Ne parliamo con Piergiorgio Di Giminiani, professore associato di antropologia politica presso la Pontificia Universidad Catolica de Chile

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Il viaggio del Pontefice in Cile e Perù, iniziato nella giornata di ieri e che terminerà il prossimo 22 gennaio, è cominciato in un clima tutt’altro che disteso. Al centro, le proteste e gli scontri della settimana scorsa, che hanno visto l’incendio di quattro chiese cattoliche nell’area di Santiago e il tentativo di occupazione dell’Annunziatura Apostolica, sede diplomatica della Chiesa di Roma ed alloggio del Papa per la sua visita cilena. Sulla responsabilità delle violenze sono state portate avanti alcune tesi che indicano le popolazioni indigene, e in particolar modo i Mapuche, come la causa principale.

Le dinamiche e l’area di azione, però, suggerirebbero che ad essere i principali responsabili non siano i Mapuche o altre etnie indigene. Si tratterebbe di gruppi anarchici affiliati che, sebbene portino avanti la causa culturale e ambientale dei Mapuche, non ne condividono l’identità puramente pacifica. Ma chi sono questi gruppi?

Uno dei gruppi anarchici più in vista è La Resistencia Ancestral Mapuche (RAM). Nata alla fine del 2013 e ufficializzata nell’agosto del ’14, condivide con molti gruppi estremisti latino.americani, l’idea di guerriglia come via preferenziale della propria espressione. A collegare il gruppo con gli incendi dei giorni scorsi, sarebbe proprio la similarità con le azioni, anch’esse violente, commesse in passato. Uno dei primi attacchi, ad esempio, della presunta organizzazione fu commesso all’inizio del 2017 sulla Nazionale 40 che collega l’Argentina alla Bolivia, dove a prendere fuoco fu, questa volta, un camion. A Bariloche, invece, hanno bruciato due rifugi di alta montagna, lanciando striscioni per chiedere la libertà di uno dei suoi membri, Facundo Jones Huala. Tra il mese di aprile e luglio dello scorso anno, sono state cinque le azioni incendiarie del gruppo anarchico, nelle quali sono stati colpiti uffici territoriali e siti (come indicato nel blog per la difesa della popolazione Mapucho, controllato dalla RAM.

Sul conto della Resistencia Ancestral, però, sono nate molte indiscrezioni che metterebbero in dubbio l’appartenenza del gruppo anarchico alla causa della popolazione Mapuche, che da decenni lotta per l’autonomia culturale e geografica del proprio territorio. Le azioni della RAM, tutte di natura violenta e repressiva, sono state per la maggior parte condotte al di fuori del territorio dei Mapuche ed utilizzano linguaggi e modus operandi distanti dalle metodologie dell’etnia. Alcune indiscrezioni hanno fatto risalire l’origine della RAM ad alcuni apparati dei servizi segreti argentini, che, per screditare l’attenzione dalle cause ambientali e culturali dei Mapuche, avrebbero organizzato questo gruppo affiliato con il compito specifico di creare disordini e violenze, con la scusante di non interrompere le politiche repressive contro i Mapuche.

Le continue violenze hanno indotto i rappresentanti del movimento Mapuche a prendere le distanze in maniera ufficiale. Attraverso un comunicato del Coordinatore del Parlamento popolare mapuche, la comunità si è distaccata dalla RAM a causa della natura stessa del gruppo anarchico, che, contrariamente ai Mapuche, usa metodi “simili all’intelligence, e non presenta modelli nuovi di società, ma si limita alle azioni di violenza che implementano il piano di applicazione della legge anti-terrorismo, costruendo così uno scenario che giustifica la politica repressiva del governo argentino”, come si legge nel comunicato.

Ad alimentare i sospetti è stata la presa di posizione del governo argentino che dall’agosto 2017, in occasione della scomparsa di Santiago Maldonado, considera la RAM come unica espressione del movimento Mapuche. Fatto, questo, che non ha fatto altro che incrementare le politiche di repressione verso la popolazione Mapuche; d’altra parte, ha permesso al Governo argentino di proseguire nelle proprie politiche energetiche basate sull’estrazione di petrolio nel territorio Mapuche, disinteressandosi così della questione tra i Mapuche e l’azienda italiana Benetton per i territori in Patagonia.

Della RAM, delle sue differenze con il popolo Mapuche e del significato della visita di Papa Francesco, ne parliamo con Piergiorgio Di Giminiani, professore associato di antropologia politica presso la Pontificia Universidad Catolica de Chile.

 

In attesa dell’arrivo di Papa Francesco in Cile, sono aumentate le violenze soprattutto verso alcune costruzioni appartenenti al clero, tra cui diverse chiese. Nel recente passato, questi non sono episodi del tutto nuovi. Crede possano essere stati i gruppi violenti dei Mapuche, come la Resistencia Ancestral?

Il modus operandi delle violenze fa escludere la responsabilità dei Mapuche, ma induce a pensare che siano stati alcuni gruppi anarchici cileni, che rivendicano la causa dei Mapuche come propria, come nell’esempio della RAM. In passato sono successi episodi di questo tipo che appunto sono stati additati alle cellule anarchiche, indipendenti in realtà dalla causa indigena, sia nei modi che nel linguaggio dei messaggi. Come detto, anche nel recente passato si sono visti questi eventi, ma nel contesto della visita papale la visibilità aumenta, e i riferimenti alla causa Mapuche ci sono perchè nel corso della storia di questi gruppi da parte loro ci sono state simpatie verso la causa indigena.

E possibile che le azioni violente siano incentivate da gruppi vicini ai servizi segreti al governo argentino per togliere l’attenzione dalle tematiche ambientali e dalle politiche del governo in questo contesto?

Potrebbe essere che ci siano degli infiltrati in questi gruppi e nel movimento Mapuche che giocano a favore del governo argentino, per distogliere l’attenzione da quelle che sono le cause per cui si battono le popolazioni indigene, cioè territorio e ambiente, e per delegittimare il movimento dei Mapuche.

Ma chi rappresenta la RAM e i gruppi anarchici?

Le cellule anarchiche in Cile, tra queste la RAM, sono molto piccole e sono attive da poco più di vent’anni, e non sono della popolazione Mapuche verso cui però riservano delle simpatie politiche in quanto rappresentano il movimento indigeno più forte contro lo Stato centrale, grazie anche al quale possono ricevere più visibilità per la propria causa. Sono piccole organizzazioni che utilizzano delle dinamiche molto diverse dai Mapuche

Che differenza c’è, quindi, tra gruppi anarchici e Mapuche?

Il gruppo dei Mapuche non si fonda su uno Stato con un organizzazione centrale, ma si divide in tanti altri gruppi minoritari, che messi insieme risultano in un organizzazione molto ampia. Queste piccole organizzazioni poi, oltre all’aspetto puramente etnico, alcune di queste hanno aspetto politico ed infatti tra queste, non è difficile trovare gruppi Mapuche con un identità di destra. Inoltre, si possono trovare anche gruppi più radicali rispetto ad altri, ed è qui che si possono inserire i gruppi anarchici che assimilano la causa Mapuche con una visione più violenta. Però è difficile dire con esattezza chi rappresenta chi, soprattutto alla luce del fatto che i Mapuche sono poco più di un milione tra il territorio argentino e cileno, e, a dir la verità, una buona parte di essi è più vicina alla destra identitaria. Inoltre, il problema diplomatico molte volte è questo, cioè la difficoltà di poter trovare un interlocutore che possa rappresentare, se non tutti, una maggioranza della popolazione.

Alcune indiscrezioni parlano di interferenze delle FARC colombiane nell’addestramento dei gruppi violenti Mapuche. Quanto sono vicine alle realtà queste frasi?

Personalmente credo che non si possa parlare di chiare interferenze delle cellule colombiane. Specialmente in passato, come negli anni 80′ durante la dittatura di Pinochet, ci sono state alcune interfere terroriste usate dai Mapuche che però sono state criticate a livello internazionale proprio perchè la questione dei Mapuche non può essere ricollegato ad un caso di estrema sinistra come quello delle Farc colombiane. In genere queste indiscrezioni sono sempre state smentite, e se ci sono collegamenti con altri gruppi normalmente sono con altri gruppi indigeni, tramite visite come quelle recenti in Amazzonia.

Come lei ha precisato, oggi si contano circa 1milione e 200mila Mapuche tra il territorio argentino e cileno. Qual’e la posizione dei due governi centrali nei confronti di questa popolazione che da sempre chiede indipendenza culturale e territoriale?

Innanzitutto ora la richiesta d’indipendenza si è trasformata in una richiesta di diritto all’autogoverno, simile a quello che è avvenuto nel Nord-America con i popoli nativi e le cosiddette “first nations”, anche perchè l’appartenenza alla nazione e al territorio è sentitissima tra i Mapuche. La politica indigena in Cile nasce negli anni 90′ con i governi democratici del post-Pinochet, ed è stata una politica ambivalente. Da una parte ci sono stati ingenti investimenti, tra cui molti sussidi di terra e borse di studio ed infatti negli ultimi 20anni la loro situazione economica è molto migliorata; dall’altra invece, le richieste più radicali e specifiche, legate al territorio per esempio, sono state trattate come materia di sicurezza pubblica ed economica, anche per sviare il tema legato all’autonomia.

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