mercoledì, Luglio 24

Ciad: uscire dal sistema finanziario francese

0
1 2 3


Il discorso pronunciato dal Presidente ciadiano Idris Deby Itno presso la città di Abeche (est del paese) l’11 agosto ha creato allarmi al sistema coloniale francese rovinando le vacanze di Monsieur Francois Hollande. Il Presidente ha annunciato la volontà del Ciad di uscire dalla zona monetaria FCFA e di battere una propria moneta. La dichiarazione ha grosse e imprevedibili conseguenze sulla tenuta del dominio coloniale francese sulle sue ‘ex’ colonie africane. «Abbiamo la possibilità di battere una nostra moneta. Il Franco CA ai giorni d’oggi non è che un pezzo di carta senza valore che sta distruggendo le economie africane. L’Africa non può svilupparsi con il FCFA. Occorre conquistare la nostra indipendenza finanziaria» ha dichiarato Idriss Deby Itno durante le celebrazioni ad Abeche del Cinquantacinquesimo anniversario dell’Indipendenza.

Il FCFA (Franco delle Colonie Francesi d’Africa), creato in piena epopea coloniale (26 dicembre 1945) in coerenza con gli accordi di Bretton Woods, è una moneta imposta a 14 stati africani ex colonie francesi, escluse la Guinea Equatoriale e la Guinea Bissau che hanno aderito volontariamente. Trattasi di Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo riuniti nella Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale (UEMAO). Un’unione monetaria simile e sempre imposta è quella della CEMAC (Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale) che comprende gli stati del Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo-Brazzaville, Gabon e Ciad.  Le Isole Comore, nell’Oceano Indiano, sono associate al Franco CFA dentro la cosiddetta ‘zona franco’. Sia la UEMAO che la CEMAC non sono unioni economiche create dagli stati africani, ma creazioni artificiali dell’impero francese mantenute con la forza dopo l’indipendenza delle varie colonie africane. La creazione del FCFA fu dettata con il proposito ufficiale di creare uno sviluppo armonioso tra le ex colonie rafforzando i commerci interni.

In realtà la moneta comune di queste ex colonie africane è stata imposta dalla Francia per assicurarsi il controllo finanziario totale. Il FCFA non è convertibile ed è stato legato prima al Franco Francese e ora all’Euro. Il valore di cambio tra FCFA ed Euro è deciso dalla Banca Centrale di Parigi. Legati alla moneta unica dell’Africa Occidentale sono gli obblighi di versare la tassa coloniale dell’8% del PIL alla Francia e l’obbligo di depositare e far gestire dalla Banca Centrale di Parigi le riserve di moneta pregiata: Dollaro ed Euro. I Governi africani in necessità di pagare investimenti in valuta pregiata devono richiedere l’autorizzazione al Ministero delle Finanze francese.

Questo per la Francia, vittima di una profonda crisi che sta minando il cuore produttivo e finanziario dell’economia nazionale, si traduce in una possibilità di accedere a immense riserve di denaro che viene utilizzato o investito senza il parere vincolante dei Paesi africani. Dopo le materie prime a basso costo (petrolio, uranio, ferro, coltan, rame, etc) il FCFA rappresenta la principale risorsa economica su cui la Francia può contare per tenersi a galla, mantenere lo statuto di potenza mondiale e far fronte all’espansionismo tedesco in Europa. La terza risorsa economica proviene dalla vendita diretta o indiretta di armi francesi nei teatri di guerra africani spesso creati dalla politica estera francese… La necessità di succhiare le risorse finanziarie delle colonie africane viene garantita dall’Unione Europea che ha accettato l’anomalia proposta dalla Francia. Il FCFA viene gestito dal Tesoro francese e non dalla Banca Centrale Europea.

Il presidente ciadiano propone che il suo Paese esca dalla zona FCA entro il 2018 iniziando a battere moneta propria legata a tre circuiti finanziari internazionali: il Dollaro americano, l’Euro e il Yuan cinese. «Il FCFA è controllato dalla Francia ma è una moneta africana. Occorre che sia convertibile in tutti i circuiti monetari internazionali e le riserve siano gestite dai Paesi africani in Africa. È una scelta dolorosa che i nostri amici francesi devono prendere», dichiara il Presidente incoraggiando gli altri stati dell’Africa Occidentale e Centrale a rivedere le clausole finanziarie della cooperazione con la Francia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore