giovedì, Ottobre 17

Cina-Corea del Nord, un vertice per due L’incontro tra i leader dei due Paesi potrebbe portare benefici ad entrambi a margine del G20 di Osaka, ne parliamo con Giulia Sciorati

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È iniziato oggi, a Pyongyang, il summit tra il Leader Supremo della Repubblica Democratica di Corea, Kim Jong-un, ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, accolto trionfalmente al suo atterraggio nell’aeroporto internazionale di Sunan, verso le 12, ora locale. Annunciato da Pechino – quasi a sorpresa – solo lunedì 17 giugno, il vertice tra i due capi di Stato durerà due giorni. Domani, infatti, Xi farà ritorno in patria per prepararsi al G20, che si terrà ad Osaka, in Giappone, tra il 28 ed il 29 di questo mese, durante il quale è previsto un incontro con il Presidente americano, Donald Trump, per cercare di arrivare ad una tregua nella guerra commerciale che ormai da tempo si protrae sull’asse Pechino-Washington, che recentemente hanno aumentato ulteriormente – e vicendevolmente – i dazi sulle importazioni.

Un’agenda fitta di impegni, dunque, quella del leader mandarino che due settimane fa ha incontrato il Presidente russo, Vladimir Putin, con il quale ha siglato un pacchetto di 30 accordi intergovernativi e commerciali, e firmato due dichiarazioni congiunte, una sullo sviluppo della partnership russo-cinese e, l’altra, sull’equilibrio strategico-internazionale. Mentre, il 13 giugno scorso, Xi ha firmato un accordo di «approfondimento del partenariato strategico globale globale» con il Presidente del Kirghizistan, Sooronbay Jeenbekov.

Quella di Xi è la prima visita ufficiale di un Presidente Cinese in Corea del Nord dopo 14 anni. Nel 2005, infatti, era stato Hu Jintao a recarsi a Pyongyang accompagnato proprio da Xi, che all’epoca ricopriva la carica di vicepresidente.

Come riporta ‘France24’, le autorità hanno imposto uno stretto controllo sulla copertura mediatica dellincontro, il quale terminerà senza un comunicato formale congiunto.

L’evento cade in prossimità dell’anniversario dei 70 anni dallinizio delle relazioni diplomatiche tra Cina e Corea del Nord. Una «visita», ha scritto il  leader cinese in un articolo firmato per ‘Rodong Sinmun’, giornale ufficiale del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, «per tracciare piani di cooperazione bilaterale e scrivere un nuovo capitolo nella tradizionale amicizia tra Cina e Corea del Nord».

Tradizionale amicizia che, però, ha attraversato qualche attrito. Negli ultimi anni, infatti, la relazione tra i due Paesi si è raffreddata a causa dei test nucleari e i lanci missilistici svolti da Pyongyang, con Pechino che rimane fermo nella volontà di denuclearizzare l’arsenale di Kim Jong-un.  “Negli ultimi anni la Cina non è stata particolarmente assertiva nei confronti della Corea del Nord, nonostante ciò ha cercato di mantenere aperto questo dialogo”, dice Giulia Sciorati, ricercatrice dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) all’interno del Programma Cina, “dialogo dovuto, soprattutto, a questioni di politica interna cinese: mantenerlo garantisce una fonte di stabilità a livello regionale. Allo stesso tempo, la Cina, in quanto membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non si è mai opposta contro qualsiasi round sanzionatorio alla Corea del Nord. Pechino e Pyongyang non hanno più il forte legame ideologico che avevano durante l’epoca maoista. Questo, però, non è un allontanamento recente, ma è iniziato negli anni 70, quando la Cina ha adottato la politica delle porte aperte’, andando un po’ più verso Occidente che verso Oriente”.

Il vertice tra i due capi di Stato, però, per la sua veloce organizzazione, è stato visto con sospetto da alcuni media internazionali che hanno parlato di tentativo di Xi di distogliere lattenzione dalle proteste di Hong Kong. Probabilmente distoglie le attenzioni da Hong Kong, specie quelle dei media internazionali, ma non penso che questo sia uno dei motivi principali della visita di Xi, anche perché ci sono stati segnali precedenti che ci potesse essere un vertice del genere”, afferma Sciorati, “dobbiamo considerare anche i viaggi che sta facendo Xi Jinping, il quale sta cercando, dal punto di vista diplomatico, di mantenere la stabilità necessaria per la sua Belt&Road Iniziative (BRI), per la quale ha legato la legittimità stessa dei suoi programmi ed è una delle motivazioni per cui ha tolto la clausola che il Presidente cinese non potesse rimanere in carica a vita, in modo da garantire continuità. Io credo abbia voluto sistemare prima le relazioni con l’Asia centrale e la Russia, quindi i suoi partner ad Occidente a livello regionale, e che adesso si concentri sull’Oriente, visto che ha la possibilità di incontrare entrambi i capi di Stato delle due Coree nel giro di poche settimane, sempre per una questione di stabilità”.

Quali sono allora i reali obiettivi del Presidente cinese con la visita a Pyongyang? Sul piatto, ovviamente, la volontà di Xi di presentarsi come personaggio imprescindibile nel percorso di pacificazione della penisola coreana e la denuclearizzazione della Corea del Nord, con il Presidente cinese che coglierebbe lopportunità di farsi riferire i motivi del fallimento del vertice di Hanoi del febbraio scorso tra Kim e Trump, con quest’ultimo che tra qualche giorno sarà presente al G20 di Osaka.

La Cina, nell’ultimo periodo, si è un po’ staccata dalle questioni relative alla penisola coreana, soprattutto dopo il fallimento del vertice di Hanoi dello scorso febbraio”, spiega Sciorati, “pertanto Xi, recandosi in Corea del Nord poco prima di andare al G20, dà un forte segnale riguardo l’interesse della Cina di rimanere un partner principale nel processo di pacificazione della penisola coreana. Bisogna considerare anche che il Presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e Trump hanno già in programma un incontro dopo il G20, pertanto gli Stati Uniti rimangono una forza portante per quanto riguarda le due Coree.

Nonostante il recente disinteresse di Xi verso le tematiche coreane e i rapporti che negli anni si sono complicati, la Cina è comunque rimasta il primo partner commerciale della Corea a nord della linea divisoria segnata dal 38° parallelo. Una partnership quasi obbligata da parte della Cina, la quale punta alla stabilità regionale. “La Corea del Nord è completamente dipendente dai mercati cinesi, sia per quanto riguarda le importazioni, sia per le esportazioni”, continua Sciorati, che spiega “Xi Jinping ha interesse che il regime nordcoreano rimanga saldo. Questo perché, da una parte, la Corea del Nord rimane una zona cuscinetto tra le forze militari statunitensi presenti in Corea del Sud e la Cina, dall’altra, un’implosione del regime nordcoreano porterebbe instabilità al confine tra i due Paesi e un forte flusso migratorio”.

Dal canto suo, Kim Jong-un si è recato quattro volte in Cina dal marzo 2018. Come il suo omologo cinese, anche il Leader Supremo è stato molto impegnato nellultimo anno a livello diplomatico, incontrando oltre Xi e Trump, ben tre volte Moon Jae-in, mentre lo scorso aprile si è recato a Mosca per incontrare Putin.

Ma cosa cerca di ottenere Kim da questo vertice? Se da una parte, infatti, la Cina persegue i suoi obiettivi, il capo di Stato nordcoreano vuole sfruttare linfluenza e la potenza del partner cinese per amplificare la sua voce a livello regionale e internazionale, facendo di Xi il portavoce dei propri interessi durante il G20. “Kim, grazie a questo incontro, pone un grosso accento, una forte vittoria diplomatica. Xi è stato ripetutamente invitato dal leader nordcoreano a recarsi a Pyongynag: è un incontro fondamentale, volto a solidificare la propria posizione allinterno del regime”, dice Sciorati, “con questo vertice, inoltre, Kim può avere un dialogo prima che la questione della penisola coreana venga trattata nel summit tra Moon e Trump e, allo stesso tempo, tra il Presidente sudcoreano e Xi, in questo caso, anche se l’incontro non è stato confermato è più di un anno  che se ne parla. Per cui, questa visita di Xi a Pyongyang, è un modo per Kim di far sentire la propria opinione anche in questo discorso più ampio, che non vede solo le due Coree come partner di dialogo, ma anche le due superpotenze, Cina e USA, che, ben presenti nella regione, dettano le loro regole”.

Zhao Tong, esperto del Carnegie Tsinghua Center, ha dichiarato di non aspettarsi discussioni sulla denuclearizzazione perché i due Paesi non hanno fiducia reciproca. Non proprio sulla stessa linea la ricercatrice dell’ISPI, la quale ammette che “sicuramente sarà difficile ignorare completamente la questione della denuclearizzazione, che è uno dei due argomenti che si sono susseguiti negli ultimi vertici bilaterali, insieme al processo di pacificazione. Detto ciò, non è detto che si trovi un punto dincontro, su questo sono perfettamente d’accordo”.

In ogni caso, per quanto riguarda la denuclearizzazione e la stabilizzazione dellarea coreana, così come anche espresso da Xi Jinping, gli interessi americani e cinesi coincidono. Potrebbero, quindi, questi temi essere la chiave per una tregua nella guerra commerciale-tecnologica tra Cina e USA?

Io credo che, in realtà, la guerra commerciale-tecnologica e la denuclearizzazione della Corea del Nord siano due cose separate”, chiosa Sciorati, “certamente Cina e USA vogliono una Corea del Nord denuclearizzata e la pacificazione dell’area, per cui c’è effettivamente una convergenza di obiettivi, ma sicuramente non sarà la chiave di volta per risolvere le tensioni che attualmente ci sono tra i due Paesi. Dubito fortemente che in questo round di incontri si arriverà ad una conclusione”.

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