domenica, Aprile 5

Chiesa Cattolica in Burundi spaccata su Nkurunziza Il Vescovo cattolico della diocesi di Gitega, Simon Ntamwana, ha lanciato un appello alla Comunità Internazionale perché riconosca i massacri etnici avvenuti nel 1972 come un genocidio degli hutu commesso dai tutsi

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Giovedì 13 febbraio il Vescovo cattolico della diocesi di Gitega, Simon Ntamwana, ha lanciato un appello alla Comunità Internazionale perché riconosca i massacri etnici avvenuti nel 1972 come un genocidio degli hutu commesso dai tutsi.
Questa
dichiarazione avrebbe sorpreso i vertici della Chiesa Cattolica e il Nunzio Apostolico a Bujumbura, che si oppongono, dal 2016, al terzo e illegale mandato presidenziale di Pierre Nkurunziza. Opposizione che si è progressivamente estesa, sotto forma di puntuale critica, all’intero regime CNDD-FDD, causa l’elevato numero di crimini commessi dall’inizio della crisi politica (aprile 2015) e del potere acquisito dalla milizia paramilitare Imbonerakure che abbraccia senza riserve l’ideologia di supremazia razziale hutu.

Le dichiarazioni del Vescovo Ntamwana sono in netto contrasto con lo storico giornale cattolicoLa Croix’, fondato nel 1883 dalla congregazione cattolica degli Agostini dell’Assunzione e di proprietà della Bayard Presse.
In un articolo pubblicato una settimana prima dell’inaspettato intervento del Vescovo di Gitega, ‘
La Croix’ si sofferma ad analizzare la nomina delgenerale Evariste Ndayishimiye, affermando che si tratta di un’operazione gattopardesca ideata dal regime per restare al potere. «Il Generale Evariste Ndayishimiye è stato designato candidato del partito al potere per succedere al presidente Pierre Nkurunziza nelle elezioni del prossimo maggio. La testa cambia, ma non il regime. L’unica e vera incognita rimasta è il ruolo del Presidente uscente. Cedendo la Presidenza, Pierre Nkurunziza si ritirerà dalla vita politica? O resterà Padrone del Gioco?», scrive ‘La Croix. Il quotidiano cattolico, che gode di una grande stima internazionale e influenza all’interno della Chiesa romana, è scettico sul reale abbandono di Nkurunziza, sottolineando le manovre fino ad ora fatte dal dittatore per controllare la vita del Paese dietro le quinte.

L’articolo sottolinea anche l‘inconsistenza delle imminenti elezioni e la deriva religiosa del clan presidenziale. Diretto riferimento ai forti contrasti tra il regime, il Nunzio Apostolico e i Vescovi burundesi e alla creazione della Chiesa di Rochet, dove Nkurunziza è capo religioso e sua moglie profetessa. La Chiesa di Rochet ha come obiettivi erodere l’influenza della Chiesa cattolica e di quella protestante per imporre un culto religioso di Stato, confacente all’ideologia di superiorità razziale HutuPower.

Le dichiarazioni del Vescovo Ntamwana sembrano essere fonte di forte imbarazzo per la Chiesa cattolica e il Vaticano, secondo quanto riportano nostre fonti dal Burundi, in quanto si sposano alla campagna di revisionismo storico inaugurata dal regime e tesa a colpevolizzare la minoranza tutsi, accusandola di aver imposto nel passato feroci dittature e attuato indescrivibili genocidi.
Questa
campagna di mistificazione del passato del Burundi non è solo tesa a giustificare l’attuale regime ‘difensore’ degli hutu, ma a creare gli stessi presupposti di odio etnico contro i tutsi che furono promossi dal regime di Habyarimana, tra il 1990 e il 1993. Odio (anch’esso basato su una mistificazione storica) che rese possibile la partecipazione della masse hutu ruandesi al genocidio del 1994.

Episodi drammatici come la guerra di invasione di milizie genocidarie hutu, orchestrata da Rwanda e Tanzania, e subita dal Presidente Michel Micombero, nel 1972, vengono riscritti estrapolandoli dal contesto storico e proponendo una verità unilaterale e politicizzata che tralascia importanti aspetti. Gli avvenimenti del 1972 vengono rappresentanti come un genocidio perpetuato dai tutsi senza alcun motivo apparente, all’infuori della loro volontà di dominare il Paese. Ben diversa e complessa è la realtà storica delle violenze etniche avvenute nell’aprile 1972, nel contesto delle quali morirono 70.000 tutsi e 300.000 hutu -ne una retrospettiva prossimamente.

Il Vescovo Simon Ntamwana è espressione di una spaccatura all’interno della Chiesa cattolica burundese che si oppone al regime e alle brutalità commesse dal 2015 ai giorni nostri. Ntamwana erapresente al Congresso straordinario del CNDD-FDD del 25 e 26 gennaio scorsi, nel corso del quale fu eletto a candidato presidenziale il generale Evariste Ndayishimiye. Durante la cerimonia il Vescovo di Gitega ha speso parole di elogio sia verso il Presidente uscente che verso il suo delfino. Un atteggiamento apparentemente incomprensibile se si pensa che nel 2015 Ntamwana fu uno dei leader dell’opposizione della Chiesa Cattolica al terzo mandato di Nkurunziza. All’epoca pronunciò dure parole di condanne contro il dittatore e il CNDD-FDD, arrivando ad accusarli di voler trasformare il popolo burundese in schiavi.

Il riavvicinamento al regime del Vescovo di Gitega ruota sulla figura del delfino Ndayishimiye e sulle sue promesse di fantomatiche ‘aperture democratiche’ e potrebbe essere collegato con le correnti europee filoregime all’interno della Chiesa cattolica. L’obiettivo di queste correnti è di riabilitare il regime, facendo credere che sia capace di democratizzarsi, e quindi degno di aiuti finanziari e supporto politico.

Per altro, è di oggi la notizia diramata dall’agenzia ‘Fides’ che il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Bururi, presentata da Monsignor Venant Bacinoni, e ha nominato Vescovo della medesima Diocesi il ReverendoSalvator Niciteretse, del clero di Bururi, finora Segretario della Commissione Episcopale per l’Apostolato dei Laici e docente nel Seminario Maggiore di Gitega e di Kiryama; Incaricato per l’Africa al Forum Internazionale dell’Azione Cattolica.
Un fatto che potrebbe essere da decifrare nel contesto della spaccatura della quale abbiamo detto all’interno della galassia cattolica locale in alcune vicende in contrasto con il Vaticano.

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