giovedì, Luglio 18

Chiedi(mi) chi era Pannella Marco a 3 anni dell’uscita di scena: Marco è vivo, è tra noi, e sarà incazzatissimo, lui, eretico e scandaloso sempre, l’uomo capace ogni volta di meravigliare

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Un buon modo per ricordare Marco Pannella può essere quello di ascoltare la musica dell’amato Mozart, e le immagini più belle della sua lunga, intensa, felice vita… E così scorrono immagini, ricordi, frasi dette e ascoltate, momenti, situazioni…

Poi capita che bizzarramente da Mozart passi a Lucio Dalla, quella sua canzone:  «Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando, / in un marzo di polvere di fuoco /e come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri / se vuoi ascoltare non solo per gioco il passo di mille pensieri / chiedi chi erano i Beatles…».

Chiedi chi era Pannella; è l’uomo che affascina Pier Paolo Pasolini; che stana dal suo riserbo Leonardo Sciascia, che gli dice: «hai bussato perché sapevi che era già aperto», e accetta di essere deputato del suo partito, e lo definisce l’unico politico che ha il senso della legge, del diritto, della giustizia. L’uomo che allo scrittore Elio Vittorini fa dire: «siete i soli copernicani che conosco». L’uomo che salva Enzo Tortora dal castello di infamie che camorristi gli hanno cucito addosso; l’uomo che fa volareDomenico Modugno colpito da un male che lo paralizza…Pannella, l’uomo dei cento e più digiuni, i primi a Parigi con un anarchico, contro la guerra in Algeria, e poi contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, fino agli ultimi, drammatici, della fame e della sete per l’amnistia e la giustizia…l’uomo delle marce, dei sit-in, dei cento referendum, erede di Ernesto Rossi e di quella pattuglia che gravita attorno al settimanale “Il Mondo”, reduci del Partito d’Azione e Giustizia e Libertà, studenti dell’Unione Goliardica Italiana.

Con Loris Fortuna e Antonio Baslini è il padre della legge sul divorzio; sempre con Fortuna, Adele Faccio, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia, la legge che depenalizza l’aborto. E ancora: la legge che consente ai diciottenni di votare, la legge sull’obiezione di coscienza, il nuovo diritto di famiglia, l’abolizione del vecchio regime manicomiale; la legalizzazione delle sostanze stupefacenti; con Luca e Maria Antonietta Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con Piero Welby per la dignità della vita e della morte; e da sempre, i diritti dei detenuti, le questioni legate alla giustizia.

Anticlericale, eppure sensibilissimo alle ragioni dei credenti. Nel 1979 elabora un documento politico sottoscritto da oltre cento premi Nobel in cui si tratteggiano le coordinate della lotta contro quello che definisce l’Olocausto dei nostri tempi, la morte per fame e povertà di masse di persone del terzo e quarto mondo: un impegno caratterizzato da digiuni e marce pasquali che si concludono in Vaticano. Giovanni Paolo II lo definisce: «il nostro amico Marco Pannella».

Ha concepito un partito aperto, dove chiunque si può iscrivere, italiani e stranieri, anche con altre tessere, premi Nobel ed ergastolani, e nessuno può essere espulso, l’unica condizione è pagare annualmente la tessera. E’ il partito che per primo elegge segretaria una donna, Adelaide Aglietta; uno straniero, Jean Fabre, che varca i confini italiani e diventa transnazionale ed elegge per segretario un avvocato musulmano credente del Mali, Demba Traoré.

Pannella, l’uomo capace ogni volta di meravigliare, corpo e anima di mille battaglie, erede di quel filone politico culturale che si snoda da Gandhi a Martin Luther King, da Aldo Capitini, che alla rigorosa pratica nonviolenta ha sempre aggiunto la costante difesa della legge e del diritto. Che ha fatto della disobbedienza civile la sua bandiera, eretico e scandaloso sempre. Come chiedeva Vittorini, come voleva Pasolini, come piaceva a Sciascia.

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