domenica, Giugno 7

Chi comanda in Libia? Haftar ha una proposta costituzionale? Haftar potrebbe presto svelare un ‘documento costituzionale’ che servirebbe da base per una tabella di marcia transitoria e nuove strutture di governo per le aree sotto il suo controllo

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Una settimana fa, la sera del 27 aprile, in un breve discorso televisivo, il generale Khalifa Haftar si era di fatto proclamato Presidente ad interim della Libia.
Lo scorso
2 maggio lo stesso Haftar haannunciato una tregua umanitaria per il Ramadan in Libia «su richiesta della Russia»,aveva riferito l’agenzia turca ‘Anadolu’, citando colloqui tra il Presidente della Camera dei rappresentanti, Aguila Saleh, e alcuni leader delle tribù della Libia orientale, su richiesta della comunità internazionale, invece secondo le fonti dell’Esercito Nazionale Libico. Sempre secondo le fonti turche, la Russia avrebbe preparato un rapporto sulla situazione del conflitto nel Paese africano, da cui si evince che l’Esercito NazionaleLibico di Haftar avrebbe riportato alcune sconfitte al cospetto delle forze di Tripoli. Una circostanza, sempre secondo Anadolu, che avrebbe convinto Mosca, sostenitrice di Haftar, a consigliare al generale libico di «dichiarare il cessate il fuoco ora che le circostanze stanno peggiorando».

Il Governo di Tripoli ha respinto l’offerta di tregua il 30 aprile, affermando la sua ‘risoluta determinazione’ a continuare la sua ‘legittima difesa’ della città.

Oggi, secondo notizie di agenzia, le forze aree del Governo di Tripoli hanno bombardato un convoglio militare dell’Esercito di Haftar.

Secondo le fonti di Tripoli, il convoglio di sette tir con rifornimenti e armi era diretto a sostegno delle unità di combattimento schierate nella città di Tarhuna, a circa 80 chilometri a sud-ovest della capitale.

Sempre oggi si è saputo che, il Presidente turcoRecep Tayyip Erdogan ha annunciato possibili«nuovi passi» che la Turchia è pronta a compiereper sostenere il Presidente Fayez alSerraj. «Se i terroristi e il regime di Haftar non saranno messi sotto controllo allora sapremo come intervenire con la nostra forza. Siamo pronti a compiere nuovi passi in base agli sviluppi che avverranno in questa cornice. E’ giunto il momento per Haftar di iniziare a ritirarsi. Non sarà mantenuto in piedi dai Paesi che continuano a sostenerlo di continuo. Aspettiamo buone notizie per la Libia».

Difficile davvero capire che cosa effettivamente stia accadendo in Libia. Quel che appare è una situazione che si complica di giorno in giorno.
Per tanto, se una settimana fa, dopo la dichiarazione di Haftar, ci si chiedeva se la sua autoinvestitura fosse comunicazione o scena,oggi la domanda è: che sta facendo davvero Haftar? e chi comanda a Tripoli?
E’ la domanda che si pongono anche gli analisti di Crisis Group, e se fosse chiaro quanto sta facendo Haftar si capirebbe chi comanda in Libia. Anche perché c’è una novità.

Nel suo discorso, Haftar non ha fornito dettagli di ciò che ha in mente. Invece, ha ripetutamente citato ‘la volontà del popolo libico’ e il ‘mandato’ che afferma di avergli dato. «Sembra che Haftar abbia usato questi appelli per affermare che la sua proposta politica gode di un sostegno popolare»,affermano Crisis Group, come per altro da subito era stato evidente e avevamo sottolineato.

Il suo obiettivo principale potrebbe essere quello di «consolidare il potere nelle mani del suo Esercitoin aree già sotto il suo controllo».
Ma ecco la novità, alla quale Crisis Group attribuisce una non secondaria importanza nel tentare di capire chi comanda a Tripoli. «Alcuni dei suoi sostenitori hanno suggerito che Haftar potrebbe presto svelare undocumento costituzionaleche servirebbe da base per una tabella di marcia transitoria e nuove strutture di governo per queste aree». Questa sarebbe la mossa politica che darebbe consistenza all’annuncio.

«Sebbene il contenuto di tale documento sia ancora sconosciuto», ma che partirebbe come reazione a «una proposta politica che i politici pro-Haftar di Bengasi hanno discusso negli ultimi mesi». La proposta «include la nomina di un consiglio militare o di un organo civile-militare congiunto per sostituire la Camera dei rappresentanti durante questa fase di transizione e il compito di nominare un nuovo governo a est in sostituzione di quello attuale guidato da Abdullah al-Thinni».
«Haftar potrebbe anche essere stato motivato dal desiderio di anticipare qualsiasi possibile negoziato politico tra la Camera dei rappresentanti e Tripoli -e forse mettere da parte la Camera del tutto. Sebbene la presidente della Camera, Aghela Saleh, e Haftar siano alleati, il parlamento militare e di Tobruk non sono sempre stati perfettamente allineati».
La questione più controversa tra loro sembra essere uno schema suggerito da Saleh il 23 aprile. Saleh ha proposto di formare un Consiglio di Presidenza di tre membri (con un rappresentante per ciascuna delle tre province storiche della Libia) che nominerebbe un nuovo governo di unità in sostituzione dell’attuale consiglio di Tripoli guidato dal Primo Ministro Faiez al-Serraj; la Camera dei rappresentanti di Tobruk continuerà a essere l’unico organo legislativo della Libia e sarebbe incaricata di nominare una commissione per redigere una nuova costituzione».

Molti libici hanno interpretato la dichiarazione di Saleh «come un’apertura verso Tripoli e gli sforzi delle mediazioni delle Nazioni Unite, e quindidirettamente in contrasto con l’annuncio simultaneo di Haftar. Nei giorni successivi, tuttavia, Saleh ha detto ai media libici che la sua proposta politica non contraddice la dichiarazione di Haftar, ma piuttosto lacompleta’. Ha spiegato che entrambi mirano a raggiungere lo stesso risultato: porre fine alGoverno di alSerraj di e sostituire il governo ‘incostituzionale’, ‘non eletto’ con base a Tripoli con uno nuovo».

A questo punto non è chiaro se Haftar spera ancora di rivolgersi alla Camera dei Rappresentanti per fornire una base giuridica per la propria proposta, affermano da Crisis Group.

La mossa di Haftar ha diviso i suoi alleati. «La Camera dei rappresentanti, che rappresenta circa un terzo dei parlamentari eletti nel 2014 e la maggior parte dei quali sono sostenitori di Haftar, non ha ufficialmente risposto all’annuncio di Haftar e sembra che siano in corso consultazioni tra Saleh e le forze armate. Ma diversi membri della Camera hanno confermato il loro sostegno alla proposta di Haftar, mentre altri hanno espresso privatamente sgomento per questa apparente deriva autoritaria» Né è chiaro se l’iniziativa di Haftar abbia il supporto di tutti i comandanti dell’Esercito Nazionale Libico.

C’è da sottolineare, infine, che nessuno dei sostenitori esterni di Haftar ha espresso pubblicamente il proprio sostegno alla sua proposta, non l’Egitto, non gli Emirati Arabi Uniti, e la Russia ha dimostrato di prendere le distanze da tali dichiarazioni.

E, conclude Crisis Group, «la sua capacità di realizzare ciò che propone e di sostenere la guerra a Tripoli dipenderà in gran parte dal fatto che i suoi sostenitori locali e stranieri continuino a stare dietro di lui».
Al momento, dunque, la domanda resta: chi comanda in Libia. Tanti, molti, forse nessuno per davvero.

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